speciale: il caso Napster
Napster: la storia
La storia dell'idea semplice e brillante di uno studente, trasformatasi in uno degli eventi chiave di internet

L'avventura di Napster comincia nel gennaio del 99, quando Shawn Fanning, allora studente, scrive il suo programma, partento da un'idea tanto semplice quanto brillante: permettere agli utenti di tutto il mondo di condividere i file musicali mp3. In pratica e' come attingere ad una immensa collezione di musica, con una qualita' che quasi niente ha da invidiare ai cd originali.
La diffusione e' esplosiva: nessun programma nella storia dell'informatica ha avuto una crescita tanto rapida. Quello che sembrava un gioco da ragazzi comincia a preoccupare molti. Prime fra tutte le case discografiche e soprattuto le grandi multinazionali organizzate nella RIAA, la loro potente associazione corporativa.
Il motivo e' che gli utenti di Napster non pagano i diritti d'autore. Anche gli artisti si scagliano contro Napster, primi fra tutti, e particolarmente agguerriti, il gruppo rock dei Metallica.
Ma nel frattempo Napster e' cresciuto moltissimo: ogni mese un nuovo record di utenti, che ormai si contano a milioni e cominciano a sentirsi una comunita', paladini dello scambio libero di informazioni contro gli insaziabili appetiti delle multinazionali della musica. E attorno al caso si scatena una grande dibattito che coinvolge il senso stesso del copyright.
Il caso assume presto un valore emblematico: tollerare Napster significa di fatto abolire il diritto d'autore. Una cosa impossibile per le discografiche. E infatti iniziano un procedimento legale chiedendo la chiusura del sito per violazione delle leggi sul copyright.
In realta' i dirigenti di Napster hanno sempre cercato un accordo con le case discografiche e forse erano i primi a non sentirsi tanto comodi nella involontaria posizione di emblema della liberta' della rete, anche se all'inizio hanno abbondantemente cavalcato la pericolosa tigre libertaria.
A luglio dello scorso anno si conclude il processo di prima istanza con la condanna di Napster: un brivido di rabbia e paura percorre i milioni di utenti della rete perche' la chiusura sembra imminente. Ma il sito non viene chiuso in attesa dell'appello e tutti i milioni di utenti tirano un sospiro di sollievo.
Ma lo scampato pericolo convince i dirigenti di Napster a cercare vie alternative. Gia' ai primi di ottobre cominciano a circolare voci su una possibile vendita e a fine ottobre l'annuncio: Napster si allea con la Bertelsmann, il colosso tedesco proprietario della BMG, uno degli ex-nemici che insieme alle altre discografiche della RIAA aveva intentato il processo. E viene annunciato che Napster sara' trasformato in un sito a pagamento, senza precisare come e quando cio' avverra'.
Sulla rete scoppia il caos: molti parlano di tradimento, si vocifera che Napster sia stato semplicemente venduto alla Bertelsmann e tutti capiscono che l'esperienza Napster ha i giorni contati.
Invece si arriva fino a fine gennaio. Forse per accumulare indulgenze per l'ormai vicino appello, la Bertlesmann fissa al prossimo giugno la data della conversione definitiva di Napster in sito legale e ad abbonamento. Ma non e' servito a molto. Lunedi' 12 febbraio la Corte d'Appello ribadisce la condanna di Napster, stabilendo in maniera inequivocabile la sua responsabilita' se sui suoi server gira materiale protetto da copyright.
Qundi sara' suo compito impedirlo. Ma impedirlo, anche se fosse tecnicamente possibile, equivale a chiudere il sito. Comunque nemmeno questa volta viene chiuso: i giudici rimandano il processo alla prima istanza per chiarire il dettaglio delle disposizioni. Ancora alcuni giorni di ossigeno per Napster. Ma questa volta il futuro e' molto piu' incerto.
Il futuro del file sharing
Che Napster muoia o no, il file sharing sta gia' preparando il suo futuro. In rete una lista di 190 programmi per condividere gli mp3

Dice Faisal Reza, uno studente del Massachusetts Institute of Technology:" Quelli che vogliono musica saranno sempre un passo avanti a quelli che vogliono fermarli."

Come dire: morto un Napster se ne faranno cento altri. E non sembra certo finito lo scambio dei file, protetti o no da coryright, legali o no.
In questi ultimi tempi i programmi di scambio si moltiplicano, dilagando per la rete a macchia d'olio. E per giunta avendo alle spalle tutta l'esperienza della battaglia perduta di Napster e decisi a non ripeterne gli errori.
Il sistema Napster poggiava su server centralizzati, il che porta a due grossi problemi: tutto il materiale che circola sta sui server e quindi si puo' essere ritenuti responsabili di quello che c'e'. Secondo problema: in un sistema cosi' centralizzato, basta imporre la chiusura dei server per bloccare tutto il sistema.
I nuovi sistemi non faranno lo stesso errore: adottano il metodo P2P, peer-to-peer, che consente a due utenti di collegarsi senza l'intermediazione di alcun server. Quindi non ci sono server centrali che si possano chiudere, non c'e un'entita' centrale che si possa perseguire legalmente.
A questo proposito, dice Ian Clarke, coordinatore del progetto Freenet: "La RIAA potrebbe anche corrermi dietro, ma non farebbe niente di buono. Anche se mi puntassero una pistola alla testa io non potrei chiudere Freenet. Non avrebbe piu' senso corrermi dietro per Freenet di quanto avrebbe senso correre dietro i creatori di Internet."
Lo "scambio", la "condivisione", il "mettere in comune" sta scritto profondamente nel genoma di internet e, a meno di un suo improbabile stravolgimento, e' inevitabile.
Insomma, quanto piu' diventera' difficile usare Napster, tanto piu' si diffonderanno i programmi P2P. Basta qualche cifra riferita a Gnutella per intuire il fenomeno. In un solo giorno, il 12 febbraio, quando venivano diffuse le drammatiche notizie di Napster, Gnutella ha avuto un incremento del 17%. Nell'ultimo mese ha avuto una crescita costante giornaliera del 7%.
E non c'e' solo Gnutella. Basta girare un po' per la rete in questi giorni per trovare elenchi di programmi che fanno piu' o meno quello che faceva Napster.
Se si prova a dare
un'occhiata a questo link, si troveranno elencati ben 190 programmi di scambio di file mp3.
C'e' chi consiglia uno e chi l'altro. Probabilmente l'immenso serbatoio di utenti concentrato in Napster si dividera' e si disperdera' nella rete in decine, forse centinaia, di comunita' piu' piccole attorno a questo o quel programma, difficilmente controllabili e difficilmente perseguibili.
E le compagnie discografiche avranno dimostrato tutta la loro immensa stupidita': avevano li' a disposizione il piu' grande serbatoio di utenti musicali che qualunque piu' ottimistica previsione avrebbe potuto immaginare. E invece di curarlo e coccolarlo, lo hanno stupidamente dissolto. E forse per sempre.
Ma davvero hanno vinto le discografiche?
Il caso Napster si e' risolto nella piu' grande campagna pubblicitaria che si potesse immaginare per il file sharing. E le discografiche hanno fatto di tutto per disperdere la piu' grande concentrazione della storia di potenziali loro clienti

Certamente la sentenza della Corte d'Appello Federale contro Napster ha un significato e un messaggio molto chiari: il principio del diritto d'autore, cosi' come lo si conosce da sempre, non si tocca.
I giudici non hanno voluto, o non hanno potuto, darne una interpretazione che tenesse conto della realta' di internet. E non era nemmeno loro compito: altre istituzioni hanno il compito di rendersi conto che internet esiste e che il principio del copyright va adeguato alla nuova realta'.
Certamente ha vinto il principio. Ma paradossalmente non e' affatto sicuro che abbia vinto chi, di quel principio, si e' fatto rigido difensore.
Certo i proclami della RIAA, l'associazione delle 5 grandi multinazionali della musica, e di alcuni artisti suonano come una vittoria. Dice Hilary Rosen, presidente della RIAA: "E' ora che Napster la smetta e costruisca i suoi affari alla maniera vecchia".
Aggiungono i Metallica, il gruppo rock che per primo ha perseguito Napster: "Siamo deliziati che la Corte ha sostenuto il diritto di tutti gli artisti a proteggere e controllare i loro sforzi creativi."
Vittoria quindi, ma una vittoria di principio, che rischia di trasformarsi in una sonora sconfitta.
Prima di tutto la immensa pubblicita' data al caso Napster. Per giorni ha occupato le prime pagine dei media in tutto il mondo. Conseguenza: se prima "solo" 60 milioni sapevano che in internet si scarica musica gratis, adesso lo sanno tutti, ma proprio tutti. E tutti faranno un pensierino a internet prima di andare a comprare un carissimo CD. E sanno anche tutto di Gnutella, del P2P e delle centinaia di alternative possibili a Napster.
E le discografiche scopriranno presto che i server di Napster sono stati nel frattempo sostituti, ad esempio, con quelli di OpenNap, che consente ad ogni computer, in qualsiasi posto, di essere un server. E a quel punto chi inseguiranno? Tutti gli utenti di Internet?
Grazie alla pubblicita' attorno al caso Napster, tutti i suoi utenti si stanno rendendo conto che in realta' non hanno affatto bisogno di Napster.
E le discografiche si troveranno ad aver chiuso una scatola vuota, rendendosi conto che aver promosso l'azione legale contro Napster sara' stata la piu' efficiente, vasta ed efficace pubblicita' per il file sharing su internet, cioe' proprio a favore di quello che si voleva impedire.
Dopo aver chiuso Napster, con i nuovi programmi che non prevedono un server centrale, le compagnie discografiche non potranno far altro che perseguire legalmente i loro stessi clienti. E quanto potranno vivere perseguendo coloro che le fanno vivere? Dice Eben Moglen, professore di diritto alla Columbia Law School: "Hanno cercato di assassinare Napster, ma in realta' si sono tirate da sole un colpo alla testa....questo e' un classico caso di come una vittoria legale si trasformi in una sconfitta nel mondo".
E non solo. Avevano avuto la fortuna di avere a disposizione un solo sito web con 60 milioni di utenti: un potenziale mercato immenso e di valore inestimabile. E invece di approfittarne hanno testardamente rifiutato di prenderne atto e hanno fatto di tutto per dissolverlo e disperderlo. Dice Mark Cuban, fondatore di Broadcast.com "probabilmente questo passera' alla storia come il piu' stupido affare mai fatto: aver chiuso la porta in faccia alla piu' grande comunita' di potenziali compratori di musica nella storia del mondo. Hanno pavimentato il paradiso per farci un parcheggio!".
E infatti hanno preferito spendere migliaia di milioni in loro propri inutili siti web quando avevano a portata di mano molto piu' di quello che inutilmente cercavano di realizzare. Una vera dimostrazione di incredible stupidita' e miopia di cui presto si renderanno conto.
Senza contare la perdita di immagine: avevano gia' fama di essere rapaci; adesso sono il destinatario privilegiato di insulti nei mille forum della rete da parte dei loro stessi potenziali clienti. Un eccellente caso di "fidelizzazione" del cliente, non c'e che dire!
Certo hanno fatto un grosso errore facendo affidamento solo sul loro potere monopolisitico. La rete glielo sta sgretolando sotto i piedi. E adesso rischiano di cadere nella fossa che loro stesse hanno contribuito a scavare.
Il futuro di Napster
L'incerto futuro legale e commerciale di Napster, stretto fra le decisioni dei giudici, l'aggressivita' della RIAA e l'accordo con Bertelsmann.

Puo' sembrare paradossale, ma in tutta questa storia, quello che forse ha meno importanza e' proprio il futuro di Napster.
Certo nella rete e nei cento forum, su questo argomento, circolano incitamenti alla rivolta, a non comprare piu' CD originali, a fare manifestazioni contro la RIAA, a manifestare solidarieta' con Napster. Circolano suggerimenti fantasiosi: spostare i server fuori degli Stati Uniti e quindi al riparo delle sue leggi. Magari in Canada, in Australia o in Francia.
Ma sembra piu' una reazione emotiva che una vera convinzione. Quasi tutti sono gia' in cammino per le cento strade alternative dello scambio di file. E non da ora. In realta' l'esperienza Napster, cosi' come l'abbiamo conosciuta finora, e' finita da molto prima: da quando e' stato venduto alla Bertelsmann, che lo trasfomera' in un servizio a pagamento.
Il futuro di Napster forse adesso ha piu' importanza per il cronista che pergli utenti. Loro hanno gia' le prossime strade da percorrere mentre il cronista si ferma a considerare il futuro di Napster.
Nei due aspetti: legale e commerciale.
La Corte d'Appello ha sostanzialmente accolto tutte le ipotesi della RIAA: anche se la struttura non e' a priori illegale, Napster dovra' impedire che vengano scambiati file protetti da copyright. La cosa e' molto difficile se non impossibile da attuare: la sua applicazione equivale a chiudere il sistema.
La Corte per il momento non ha decretato la chiusura del sito, ma ha rinviato il procedimento al giudice di prima istanza, che dovra' chiarire in che termini Napster dovra' impedire lo scambio di file protetti da copyright.
Quindi ancora non e' del tutto chiaro quale sara' il futuro legale prossimo. Anche perche' Napster potrebbe chiedere che la Corte d'Appello giudichi il caso nella sua completezza e non con soli tre giudici. E poi c'e sempre l'appello alla Corte Suprema.
Insomma il cammino legale e' ancora lungo e incerto. Ugualmente incerto quello commerciale.
Bertelsmann continua a dire che sosterra' Napster, ma senza chiarire in che termini. L'unica cosa certa e' che diventera' un sito a pagamento, cercando in questo modo di superare il problema del diritto di autore. Ma non e' chiaro come.
Altre esperienze simili sono sostanzialemnte fallite. La Mp3.com aveva accettato di pagare ingenti somme alle case discografiche e aveva trasformato il suo sito in un servizio a pagamento. Ma mai ha voluto dire quanti hanno accettato di sottoscrivere l'abbonamento. E se non lo dice, non devono essere poi molti.
Emusic.com aveva tentato una strada simile, ma con scarsi risultati, tanto che recentemente ha dovuto licenziare il 36% dei suoi impiegati. Non ci sono quindi buone prospettive per Napster. Potrebbe tentare la carta di promuovere artisti nuovi e sconosciuti, ma anche qui c'e un pessimo esempio nel passato: Riffage.com l'aveva tentata, ma dopo un anno di vita era stata comprata da Emusic, che si era affrettata a chiudere le porte ai nuovi artisti.
In realta' il problema vero di Napster e' di trovare un motivo per esistere, che non sia lo scambio gratuito di mp3. L'avventura degli abbonamenti non sembra avere ottime prospettive e potrebbe portare ad un suo drastico ridimensionamento, tale da mettere in forse la sua stessa ragion d'essere.
E non sembra nemmeno una bella prospettiva diventare la vetrina della sola BMG.
Forse la strada piu' praticabile e' quella di un qualche accordo con la RIAA, come ha chiaramente fatto intravedere Hank Barry, presidente di Napster, nella conferenza stampa subito dopo la sentenza dei giudici.
E' probabile che le discografiche, soddisfatte del verdetto dei giudici sul principio del diritto d'autore, accettino adesso quel compromesso che in passato hanno sempre rifiutato.