Il popolo della Rete sceglie i suoi rappresentanti

Alla mezzanotte del 10 ottobre scorso si sono concluse le operazioni di voto (naturalmente per e-mail) per eleggere i 5 rappresentanti, scelti direttamente dagli utenti , e che andranno ad integrare il vertice della ICANN, l'associazione che governa Internet.
Sono stati eletti: Nii Quaynor del Ghana (per l'Africa), il brasiliano Ivan Moura Campos (per l'America latina), l'americano Karl Auerbach (per l'America del Nord), il giapponese Masanobu Katoh (per Asia e Oceania), il tedesco Andy Mueller-Maguhn (per l'Europa). Risultati, biografie e statistiche possono trovarsi nel sito della ICANN.
E' la prima volta che alcuni direttori della ICANN sono stati eletti direttamente dagli utenti. Per capire che non e' stata una elezione qualsisi, basta pensare che il "popolo" della rete conta 400 milioni di persone, ed e' un popolo senza confini geografici, sparso in tutto il mondo; un popolo che parla in gran parte inglese, ma che parla anche la maggior parte delle lingue diffuse sul pianeta.
E non e' un popolo qualsiasi: usa le tecnologie piu' avanzate, comunica e discute, si organizza, e soprattutto compra, muovendo un enorme giro di affari.
Solo per questo popolo e' stato letteralemente "inventato" l'e-commerce, la new economy e gran parte dell'information technology, cioe' tutta la parte piu' nuova, vitale e trainante dell'economia mondiale. Ed e' un popolo che non conosce "calo demografico": cresce infatti a ritmo vertiginoso: si e' quasi decuplicato negli ultimi 5 anni.
Quale altro capo di stato al mondo puo' vantarsi di rappresentare un popolo cosi'?
Quando, fino a pochi anni fa, Internet era un fatto quasi esclusivamente statunitense, era regolato e controllato direttamente dal Governo degli Stai Uniti, attraverso alcune associazioni tecnico-scientifiche, che erano una sua diretta emanazione.
L'enorme diffusione di Internet anche al di fuori degli Stati Uniti ha posto innanzi tutto il problema di una maggior internazionalizzazione nella guida della rete. Dopo interminabili e accese discussioni, soprattutto fra Europa e Stati Uniti, il controllo globale di Internet e' passato alla ICANN, una nuova associazione no-profit indipendente. Anche se ufficialmente indipendente, il vertice della nuova associazione era pur sempre, in qualche modo, espressione dell'area tecnico-scietifico-imprenditoriale di cui internet era figlia: nessuno era eletto democraticamente da nessuno: tutti erano nominati per qualche buon motivo.
Ma il "popolo" di Internet e' anche insofferente e turbolento: e, fra ordinata disciplina e caotica anarchia , ha sempre simpatizzato per la seconda. Tutti i ripetuti tentativi fatti dai vari governi per porre limitazioni e regole piu' strette sono sostanzialemente tutti falliti, dal "Decency Act" del governo Usa in poi. In rete c'e' un mito quasi sacro e intoccabile: il freedom of speech, la liberta' di dire quello che si vuole, come si vuole e quando si vuole. L'unica forma di controllo accettata e' la Netiquette: un codice non scritto di auto-comportamento. Con questo il popolo della rete ha sempre voluto dimostrare di sapersi auto-regolare senza bisogno di nessun controllore esterno.
E adesso vuole anche dimostrare di poter esprire democraticamente e liberamente il prorio governo.
E un primo passo verso la democratizzazione e' arrivato.
Proprio per venire incontro a queste esigenze di maggior democratizzazione, alcuni mesi fa la ICANN aveva deciso che 5 dei suoi 19 direttori sarebbero stati eletti con una elezione diretta da parte degli utenti di internet. Chiunque poteva registrarsi come elettore ed esprimere il suo voto.
Una scarsa pubblicita' e alcune difficolta' tecniche hanno consentito a soli 76.000 utenti di registrarsi effettivamente come elettori e di questi solo 36000 hanno espresso il voto.Certo sono cifre modestissime in confronto alle cifre a 8 zeri degli utenti di internet, ma il popolo di internet ha confermato ancora una volta la fama di insofferenza.
Andando a vedere piu' da vicino i 5 candidati eletti si ha gia' la netta sensazione che essi esprimano e gia' prefigurano i termini dello scontro futuro fra conservazione e rinnovamento, fra establishment e rivoluzione, fra esigenze di vertice e insofferenze di base.
Gli eletti per l'Asia, per l'America latina e per l'Africa erano stati candidati direttamente dalla ICANN e possono considerarsi piu' "isituzionali", mentre i candidati eletti per l'America e l'Europa sono davvero candidature di base.
L''europeo e' un (ex) hacker dell'associazione Chaos Computer Club, forse pentito o forse no, ma certamente destinato a portare al vertice di internet gli umori di tutta una vasta area di base anarcoide, insofferente, imprevedibile e assolutamente contraria ad ogni forma di controllo della rete: gia' ha ripetutamente dichiarato che tutti i 19 direttori dovranno in futuro essere eletti direttamente.
L'americano e' un tecnocrate, ma e' sempre stato un critico deciso della Icann. Basta leggere nel suo programma elettorale dove dice: "La mia candidatura e' fondata sulla convinzione che Internet non dovrebbe essere controllata e dominata da quelli che aspirano a niente altro che al marketing di massa. La mia posizione e' che i singoli individui dovrebbero avere piu' voce nel governo di quella rivoluzione che chiamiamo Internet".
Si sa: per un grande sviluppo dell'e-commerce sono necessari ordine e regole rigide: la confusione e l'anarchia non sono l'ambiente ideale per fare affari. Probabilmente i poteri economici vorrebbero Internet trasformata in una immensa, ordinata, e linda boutique. E si puo' capire: in fondo sono proprio i grandi poteti economici della information tecnology che hanno in buona parte, direttamente o indirettamente, pagato lo sviluppo della rete: e adesso vogliono i dividendi.
Ma il popolo di internet non ci sta ad essere trasformato in un popolo di compratori. Vuole continuare a discutere, organizzarsi, sentirsi libero di fare tutto, perfino di sfidare la onnipotente lobby delle case discografiche e scambiarsi gratis i file musicali, fregandosene altamente dei diritti di autore.
Probabilmente fra queste due tendenze contrapposte si gioca il futuro della rete: fra l'internet degli affari e l'internet della libera espressione e comunicazione. Quasi certamente una convivenza e' possibile, una giusta misura, una via di mezzo: nessuno puo' dire oggi con certezza dove stara' questa via di mezzo.
Ed e' anche compito dei 5 nuovi eletti trovarla: buon lavoro, ragazzi! I problemi non vi mancheranno certo.