| sabato 30 giugno 2001 | numero arretrato |
Su questo numero: Bill Gates:
l'Attila della rete. Napster: addio al file-sharing.
Attento: il capo ti sorveglia! Microsoft rinuncia (in
apparenza) agli Smart Tag. AOL avrà uno stadio proprio.![]() |
| Bill
Gates: l'Attila della rete Molti analisti temono che la sentenza favorevole possa accelerare le strategie predatorie della Microsoft. Una senteza del genere se l'aspettavano in molti. Con l'elezione di Bush alla presidenza il clima era molto cambiato per la Microsoft: il nuovo presidente aveva esplicitamente promesso di essere molto più "comprensivo" con i grandi monopoli e con i grandi poteri economici statunitensi. E adesso, puntuale, è arrivata la vittoria legale per Bill Gates. I fatti. Come si ricorderà, nel giudizio di primo grado il giudice Thomas Penfield Jackson, aveva riconosciuto la Microsoft colpevole di pratiche monopolistiche per aver inserito nel sistema operativo Windows il browser Explorer, il che, secondo il giudice, era contrario alle pratiche della libera competizione commerciale. Per questo aveva ordinato lo smembramento della Microsoft per separare il settore del sistema operativo da quello delle applicazioni. Dopo la clamorosa sentenza, si era andati avanti per mesi fra schermaglie procedurali e dichiarazioni del giudice Jackson, che in più di un'occasione aveva rilasciato pesanti commenti su Bill Gates, tanto da generare il dubbio che fosse prevenuto nei suoi riguardi e quindi parziale. Ora la Corte d'Appello del distretto di Columbia ha ribaltato la sentenza. Non esistono sufficienti giustificazioni per ordinare lo smembramento della Microsoft e la questione tornerà ad un giudice di primo grado. Ma ad occuparsi del caso non sarà più il giudice Jackson, ritenuto responsabile di aver esagerato le responsabilità della Microsoft. Vincitori e vinti. Certamente la Microsoft vince una battaglia importante e molti sono i motivi di soddisfazione. La sentenza della corte d'Appello sembra ammettere il principio che non c'è niente di male se in un sistema operativo si inseriscono applicazioni per imporle sul mercato, approfittando della sua popolarità. Questa è una pratica che la Microsoft conosce bene. Ieri ha imposto il browser Explorer approfittando della ampia diffusione di Windows. La sentenza la autorizza implicitamente ad imporre in futuro tutto quello che vuole e certamente ne approfitterà con l'uscita del nuovo Windows XP. La fila degli sconfitti è lunga e avanti a tutti certamente ci sono il giudice Jackson, brutalemnte estromesso dal giudizio, e il Dipartimento di Giustizia americano, principale accusatore della Microsoft. Dietro di loro il gruppo di compagnie che avevano sperato in una sconfitta di Bill Gates per poter in qualche modo riaprire il mercato del software. Le conseguenze della sentenza. Certamente Bill Gates ora ha le mani libere e non c'è nessun dubbio che le userà alla sua maniera. Chiusa a proprio favore la questione del sistema operativo e del browser, le mire della Microsoft già si appuntano su altri settori chiave: il mercato della musica online e i servizi di telefonia sembrano i prossimi obiettivi strategici. E l'ombra della Microsoft si allunga sempre di più su Internet stessa. Neil MacDonald, analista del Gartner Group, ha detto che la sentenza della Corte d'Appello accelera il dominio del Web da parte della Microsoft. "Adesso niente può più fermarli" dice Matthew Szulik, CEO di Red Hat , e continua: "Penso che è il competitore più selvaggio degli ultimo 30 anni nel campo della tecnologia, e stanno diventando ancora più forti" In effetti sembra proprio che niente e nessuno possa più fermare gli appetiti della Microsoft. L'ultimo ostacolo C'è solo una speranza (o un ostacolo, dipende dai punti di vista) all'orizzonte: la Commissione Europea che tuttora ha un procedimento pendente contro la Microsoft. La scorsa settimana si è opposta alla fusione fra General Electric e Honeywell, mostrando una forte decisione nella difesa degli interessi strategici europei. Mario Monti, il ferreo funzionario di Bruxelles, Commissario Europeo per la Concorrenza, sembra essere l'ultimo serio ostacolo rimasto sulla strada della Microsoft. Saprà resistere? O finirà travolto come tutti gli altri che si messi sulla strada di Bill Gates? Giuseppe Laurenza |
| Napster:
addio al file-sharing La nuova versione non consentirà lo scambio di file e le vecchie versioni saranno presto disabilitate. E' stato l'emblema stesso della condivisione dei file musicali online. Attorno al suo caso si era scatenata la lotta per la libertà di scambio nella rete. Aveva raggiunto in pochi mesi vertici impensabili di popolarità: decine di milioni di utenti ne avevano fatto uno dei fenomeni più importanti di Internet. Il caso Napster aveva posto con drammatica evidenza il problema di un ripensamento del concetto del diritto d'autore nell'era digitale. Le major della musica avevano scatenato una delle più impressionanti battaglie legali contro i "pirati" della musica online. Poi sono arrivate inesorabili le sconfitte legali. Sentenza dopo sentenza, iniziava la morte lenta del fenomeno Napster. Prima la vendita alla BMG, poi l'annuncio della trasformazione in sito a pagamento. Una lenta e inarrestabile agonia che nessun espediente riusciva ad fermare. Ora l'ultimo malinconico annuncio: la nuova versione di Napster, praticamente, non consentirà più lo scambio dei file e presto saranno disabilitate le vecchie versioni che lo consentivano. Molte sono le precisazioni e le sottigliezze, ma la triste e brutale sostanza dei fatti è proprio questa: una pietra tombale viene posta definitivamente su uno dei più interessanti fenomeni della rete. Gli utenti della rete escono dalla battaglia per la musica online, che ritorna ad essere combattuta soltato fra i signori della musica. Carmen Castillo |
Attento: il capo ti
sorveglia! Cresce nei posti di lavoro il controllo sulle attività degli impiegati. Secondo un recente studio della AMA (American Management Association), un'impresa di consulenza di New York, più di tre quarti (77%) delle maggiori compagnie americane controllano e registrano le comunicazioni e le attività sul lavoro dei propri impiegati. Niente sfugge all'occhio (e all'orecchio) vigile del capo: e-mail, connessioni ad Internet, file sul computer, comunicazioni telefoniche, tutto viene controllato e registrato. Nel 1997 la Ama aveva fatto una ricerca dello stesso tipo ed allora il dato era la metà di quello attuale. Cresce quindi il controllo in maniera vertiginosa. Il 62% delle imprese dichiara di controllare le connessioni ad Internet, il 46% registra e controlla le e-mail, il 36% controlla i file sui computer, il 15% usa sistemi video per controllare il lavoro, il 12% arriva a controllare le conversazioni telefoniche. La stessa AMA dice che spesso i lavoratori pensano di avere sul lavoro gli stessi diritti alla privacy che hanno a casa, ma la speranza è ampiamente disattesa. Manca quasi del tutto una legislazione adeguata e spesso l'unica difesa per il lavoratore è la volontaria correttezza dell'impresa che informa in anticipo gli impiegati sul fatto che sono controllati. Ma non sempre è così. Non pochi dubbi sorgono su queste forti misure di controllo e sui possibili abusi che ne possono derivare. L'associazione per i diritti civili EPIC ritiene, ad esempio, che i controlli non dovrebbero essere generalizzati, ma limitati a quei lavoratori per i quali esistano fondati dubbi di comportamento scorretto. Altri ritengono che i lavoratori dovrebbero avere il diritto di accedere alla registrazione delle proprie attività per potersi almeno difendere. Queste per ora sono solo speranze perché la realtà è ben diversa: quasi in ogni impresa c'è un piccolo Grande Fratello che tutto vede e tutto sente. |
| Microsoft
rinuncia (in apparenza) agli Smart Tag Dopo le dure polemiche scatenate dall'articolo del Wall Street Journal. La durissima polemica era stata scatenata da un articolo del Wall Street Journal che accusava in sostanza la Microsoft di voler imporre al Web un sistema di link proprietari. La tecnica degli Smart Tag avrebbe consentito ad Explorer 6 di trasformare qualsiasi parola su qualsiasi sito in un link ad un sito o a un servizio della Microsft. Quindi, sempre secondo il giornale, la Microsoft, attraverso gli Smart Tag, sarebbe stata in grado, in pratica, di rieditare qualsiasi sito in maniera tale da dirottare gli utenti verso i propri servizi o verso servizi ad essa collegati. Un vero e proprio colpo di mano sul Web che aveva scatenato feroci e unanimi polemiche, perché le pagine visitate potevano diventare qualcosa di profondamente diverse da quello che aveva disegnato creatore del sito. Adesso la Microsoft annuncia che gli Smart Tag saranno disabilitati nel prossimo Windows XP e in Explorer 6. Ma i dubbi e le perplessità rimangono tutti. Innanzi tutto rimangono presenti nell'ultima versione di Word ed Excel, quindi la tecnologia rimane, anche se sparisce da Explorer. Inoltre gli sviluppatori stanno già scrivendo Smart Tag e la Microsoft stessa, oltre ad averne rilasciati alcuni con Office XP, ha reso disponibile lo Smart Tag Development Kit, quindi chiunque può scrivere un'applicazione che ne fa uso. Insomma la Microsoft ha creato tutte le condizioni affinché la nuova tecnologia si diffonda ampiamente e nello stesso tempo fa l'innocente e la toglie dal suo Explorer. Quando sarà ampiamente diffusa, potrà "innocentemente" dire: "visto che tutti usano gli Smart Tag, li reintroduco anche io!" E non ci vuole niente a rilasciare un aggiornamento di Explorer che ne faccia uso. Quindi nessuno si illuda: gli Smart Tag sono arrivati per restare, in un modo o in un altro, perché la strategia predatoria della Microsoft rimane immutata. |
AOL avrà
uno stadio proprio Ma i tifosi non ci stanno. Lo stadio di calcio dell'Amburgo, una delle più prestigiose squadre tedesche si chiamerà "AOL-Arena". America On Line, il provider di accesso ad Internet più grande del mondo, che ha la sua sede centrale tedesca ad Amburgo, pagherà al club una somma di 16,3 milioni di dollari (equivalenti a 38 miiardi di lire) per un contratto di cinque anni. La tifoseria di questa squadra, che è una delle protagoniste della Bundesliga (il torneo più importante del calcio tedesco), non ci sta al fatto che lo stadio cambi nome e tutti i tifosi sono fermamente intenzionati a continuare a chiamarlo "Volkparkstadion". E se proprio si deve cambiare, i tifosi vorrebbero che lo stadio avesse il nome di Uwe Seeler, in onore del miglior giocatore di tutti i tempi della città di Amburgo. Il motivo di questa decisione è di natura economica, visto che il nuovo stadio è costato 191 milion di marchi (poco meno di 200 miliardi di lire). E' stato inaugurato l'anno scorso e certamente è il più moderno del calcio tedesco. Lo stadio di Amburgo è il secondo in Germania che porta il nome di un patrocinatore. Il primo è stato lo stadio "Ullrich Habberland" del Bayer Leverkusen. Quest'ultimo è di proprietà della squadra, ma la costruzione è stata finanziata dalla società chimica Bayer ed ora si chiama "BayArena" Luciano Sposari |