n° 71 sabato 30 marzo 2002 numero arretrato
Su questo numero:

Continua la guerra del copyright.
Quindicenne brasiliano mette alla berlina Microsoft
Fra copyright e copyleft
Meglio guidare ubriachi che parlando al cellulare
La Pennsylvania inaugura l'Indice dei Siti Proibiti
Vopos, fra net art e denuncia
Morpheus spia troppo?
I top del mese:
I confini elettronici nella Rete
Logica da Far West
Germania: petizione contro Microsoft
I mille rivoli dell’opensource, di G. Livraghi
La difficoltà di essere onesto
Dopo la musica, il cinema?
Il ritorno di Captain Crunch
I domini sono Cosa Nostra
E' online la terza parte del tutorial Come costruire una rete e condividere un accesso ad internet
La redazione di PuntoNet augura una Felice Pasqua a tutti i propri lettori

Molti lettori ci hanno segnalato di non aver potuto leggere il numero scorso, a causa del periodo di vacanze. Per venire loro incontro, riportiamo interamente anche gli articoli del numero 70.

Continua la guerra del copyright.
Un giudice olandese assolve Kazaa, ma i signori del copyright già preparano la prossima mossa. Che è stupida e inutile come tutte le altre.

La guerra continua
Prosegue senza esclusione di colpi la dura e lunga battaglie per il copyright. Da un lato l'agguerrito popolo della Rete che rivendica il diritto di scambiare tutto il materiale che vuole. Dall'altro la santa alleanza fra i signori della musica delle case discografiche e i sultani hollywoodiani dei film. Per il momento nessuno dei due sembra che abbia definitivamente vinto e la guerra prosegue con alterne vicende: ora una battaglia vinta da un fronte e ora un'altra vinta dall'altro fronte.

Assolto Kazaa
In questi giorni certamente il fronte del libero scambio segna un punto importante a proprio favore: un giudice olandese ha assolto Kazaa perché di per sé un software non può essere accusato di infrangere il diritto d'autore. Eventualmente, sono gli utenti che lo infrangono scambiandosi file protetti. La sentenza stabilisce un precedente importante e certamente rovescia completamente l'altra sentenza dei giudici americani che avevano condannato Napster. Uno a uno e palla al centro. La partita continua fino al prossimo goal di una delle due parti.

Una strategia perdente
Certamente la sentenza non ha scoraggiato i signori del diritto d'autore che sembra vogliano procedere testardi con la strategia di difesa cieca del copyright così com'è e dei propri lauti guadagni. Dimenticando che siamo nell'era di Internet e che ogni tentativo di controllo e protezione è destinato a sicuro fallimento. Nemmeno per un attimo i signori del diritto d'autore pensano che i prezzi dei CD sono troppo alti, il che è un implicito incoraggiamento a copiare. Nessuno medita sul fatto che le vendite sono calate moltissimo, ma le entrate no. Segno, questo, di un diffuso aumenti dei prezzi.

Un'incredibile proposta di legge...
Per niente scoraggiati dalla sentenza del giudice olandese la RIAA (Recording Industry Association of America), la potente associazione americana delle sei major discografiche, e la MPAA (Motion Picture Association of America), l'associazione dell'industria cinematografica americana, appoggiano incondizionatamente la proposta di legge del senatore Fritz Hollings che dovrebbe obbligare i produttori a inserire protezioni a livello hardware contro la copia illegale di materiale protetto da diritto d'autore.
La
proposta di legge, denominata "Consumer Broadband and Digital Television Act"(CBDTPA) è diventata "proposta di legge ufficiale" lo scorso 21 marzo. Questo fatto significa che ci sono buone probabilità che venga approvata. Se dovesse passare, tutti i dispositivi destinati a riprodurre materiali protetto sarebbero obbligati a contenere una protezione hardware che impedisca la copia. La proposta riguarda quindi i computer, i PDA, i lettori MP3, i cellulari, i masterizzatori e praticamente tutti i dispositivi su cui si fondano le fortune dell'industria elettronica.

...che rivela tutta la sua stupidità...
Come tutte le proposte dei difensori ad oltranza del copyright, ha due difetti di fondo: il primo difetto è la sua stupidità inaudita e il secondo è che offende il diritto di fare copie di backup anche a chi ha pagato regolarmente. Elenco delle stupidità: chi obbligherà i produttori di Taiwan e coreani a fare lo stesso? Seconda stupidità: perché dovrebbe essere l'industria elettronica a pagare i problemi dell'industria discografica? Terza stupidità: chi comprerà più i prodotti americani "protetti"? Perché l'industria elettronica americana dovrebbe fare questo inaudito e inaspettato regalo alla concorrenza taiwanese, coreana e mondiale? E tutti i dispositivi che già sono in giro? Saranno bruciati nelle pubbliche piazze in una specie di improbabili "autos da fe" dell'Era Digitale?

...con conseguenze incredibili.
La legge dice testualmente che sarà vietata la vendita in America di "any hardware or software" (ogni hardware e software) che non includa adeguati metodi per impedire la copia di materiale protetto da copyright. Quindi non si tratta solo di hardware e di qualche Media Player, ma le conseguenze potrebbero essere addirittura devastanti. Il generico "any hardware or software" farebbe cadere sotto i rigori della legge qualsiasi word processor, sistema operativo, foglio elettronico, linguaggio di programmazione e altro. Perfino comandi Unix come "cat" e "cp" sarebbero automaticamente fuorilegge.
Sarebbe ovviamente vietato scaricare software in Rete proveniente da altri paesi in cui non vige il CBDTPA. Tutto il free software diventerebbe fuorilegge, niente scambi internazionali per l'open source e Linux non potrebbe più essere distribuito. Insomma una Santa Inquisizione Digitale tanto devastante da far apparire quella vera medioevale come un'orgia anarchica e libertaria. Gli Stati Uniti verrebbero chiusi in una vera e propria fortificazione al contrario. E tutto questo per proteggere i guadagni dell'industria discografica e cinematografica. Non sembra proprio una cosa seria.

Abbassare i prezzi, unica strategia praticabile
Facilissimo prevedere che se anche passasse questa legge sarebbe un altro clamoroso autogol per i signori del copyright. Sarebbe meglio che cominciassero finalmente a rivedere le loro strategie. Ma soprattutto i prezzi, perché l'origine di tutti i mali sta esattamente lì: i prezzi ingiustamente alti sono una vera e propria istigazione a copiare. E in Rete si può e si potrà sempre copiare: che piaccia o no, questa è la realtà da cui bisogna partire per risolvere seriamente il problema.

Giuseppe Laurenza
Un quindicenne brasiliano mette alla berlina Microsoft.
Violati i siti Microsoft più volte in questo mese. L'autore è il quindicenne Lord Choo3s del gruppo Silver Lords.

La cosa non è nuova: gli amministratori di sistema di Microsoft dimenticano di applicare ai loro stessi server le patch che producono per tappare i tanti buchi di IIS, il server Web di Microsoft. E così accade che anche un quindicenne può permettersi il lusso di ridicolizzare il colosso mondiale dell'informatica. In questo caso il buco di sicurezza era ampiamente conosciuto da tempo e riguarda la componente del server IIS nota come FrontPage Server Extensions.
Per questo buco, Microsoft aveva rilasciato il 21 giugno dello scorso anno un avviso e la relativa patch. Ma nell'azienda di Bill Gates si predica bene e si razzola molto male, dimenticando di applicare le patch ai propri server. E di conseguenza il quindicenne brasiliano Lord Choo3s del gruppo Silver Lords ha potuto violare tre siti Microsoft, lasciando
beffardi messaggi nella loro home page.
Una quarta violazione è stata compiuta da un hacker che si firma Analysis e anche in questo caso è stato lasciato nella home page un insulto a Bill Gates. Un portavoce dell'azienda di Redmond, in puro stile Microsoft, ha messo fuori la testa dal bunker e ha detto la prima sciocchezza che gli passava per la testa, spacciandola per un comunicato stampa. Ha detto, con involontaria comicità, che Microsoft "è molto vigile nel tentativo di assicurare la sicurezza delle sue reti".

Carmen Castillo
Fra copyright e copyleft
Due tendenze contrapposte si sviluppano in Rete.

Due tendenze assolutamente contrapposte sembrano affermarsi in Rete negli ultimi tempi. Ed entrambe crescono con la stessa velocità. Internet a pagamento e Internet aperta. Le crescenti richieste di soldi in cambio di contenuti e la crescente diffusione del movimento "open" di creazione collettiva e di accesso libero e gratuito.
Da una parte si moltiplicano rapidamente i giornali online che chiedono un pagamento per l'accesso completo ai loro contenuti. Lo ha fatto da tempo il quotidiano americano Wall Street Journal e più recentemente il quotidiano italiano La Repubblica. Adesso hanno annunciato che faranno lo stesso gli inglesi Financial Times e The Times. E non solo: il popolarissimo servizio Yahoo di posta elettronica gratuita ha annunciato l'intenzione di chiedere denaro per alcuni servizi che offre. Perfino alcuni mitici siti come Salon e Slashdot cercano un modo di ricevere soldi in cambio di contenuti.
Nel frattempo fiorisce quella che potremmo definire una sorta di combinazione del modello Linux con il modello Napster, tanto per dirla in maniera approssimativa. Cominciano a chiamarlo "movimento del copyleft", in opposizione al "copyright". Si basa sulla creazione collettiva di contenuti e prodotti ed è perfino andato più in là del mondo online. La stessa Coca Cola deve vedersela con la Open Cola, una specie di Coca Cola di "codice aperto", il cui creatore ha messo online la formula di fabbricazione ed invita tutti a migliorarla.
Uno delle leggende della Coca Cola racconta che la sua segretissima formula la conoscono sempre solo due persone al mondo (metà formula ognuno) e che queste due persone non stanno mai insieme. Mito o verità, i codici segreti cominciano a tremare. Ed anche l'intenzione di far pagare per il "copyright".
Il file sharing è sopravvissuto a Napster e fiorisce rigoglioso. Ogni giorno nascono siti di creazioni collettive di altissima qualità. E' difficile dire quale delle due tendenze prevarrà o se potranno coabitare entrambe in un'Internet libera in cui nessuno impone come deve essere e ciascuno sceglie secondo le proprie preferenze.

Carmen Castillo
Meglio guidare ubriachi che parlando al cellulare
Chi guida conversando al cellulare ha tempi di reazione e di arresto più lenti di chi guida ubriaco. L'uso dei dispositivi a mani libere non migliora la situazione.

Parlare con un cellulare mentre si guida è più pericoloso che guidare ubriachi. Questa è la sorprendente conclusione alla quale giunge una ricerca realizzata in Inghilterra e
riportata dalla BBC.
I ricercatori del Trasport Research Laboratory hanno stabilito che i tempi di reazione di chi guida parlando con un cellulare sono molto più lenti di chi si mette al volante dopo aver generosamente bevuto.
Di fronte ad un improvviso pericolo, chi parla al cellulare ci mette più tempo a frenare, a cambiare direzione o comunque a reagire.
Ma non è tutto. Da tempo si pensa che il problema della pericolosità dell'uso del cellulare mentre si guida possa essere risolto utilizzando i dispositivi "mani libere", che consentono l'uso dei terminali senza impegnare le mani. La ricerca condanna senza appello anche questi ultimi: sono pericolosi tanto quanto gli stessi cellulari perché i tempi di reazione rimangono comunque molto lenti.
L'uso del cellulare alla guida è proibito in più di trenta paesi, ma non è per niente raro vedere persone con una mano sul volante e un'altra con il telefonino. In quelle condizioni, senza che se ne rendano conto, le persone finiscono per prestare sempre più attenzione alla conversazione e meno alla guida, fino al punto di dare la precedenza all'interlocutore all'altro lato del telefono rispetto alla strada che stanno percorrendo. Se la conversazione si prolunga, si raggiungere uno stato di "assenza" dalla realtà che è più pericoloso dello stato di assenza di un ubriaco.
La ricerca fornisce anche alcune cifre. Chi guida mentre parla al telefonino ha tempi di reazione del 30% più lenti rispetto a chi guida in stato di ebbrezza e del 50% più lenti rispetto a chi guida in uno stato normale. Esempio pratico: procedendo ad una velocità di 70 miglia all'ora, i ricercatori hanno calcolato che chi guida in stato normale si ferma in 31 metri, chi guida ubriaco si ferma in 35 metri, chi guida usando un dispositivo a mani libere si ferma in 39 metri e chi guida tenendo il cellulare all'orecchio si ferma in 45 metri.
Sono cifre che davvero devono far riflettere, anche considerando la prudenza con cui occorre prendere i risultati delle ricerche. Nessuno si sognerebbe di pensare che il cellulare sia un'arma, ma anche se non lo è può uccidere in maniera altrettanto efficace.
La Pennsylvania inaugura l'Indice dei Siti Proibiti
Nello stato americano una legge obbligherà gli ISP ad impedire l'accesso ai siti che saranno indicati dall'Ufficio del Procuratore Generale

C'era da aspettarselo che prima o poi dovesse succedere. Ed è successo. Lo stato della Pennsylvania ha il triste primato di aver inaugurato la censura di Internet negli Stati Uniti. Certo siamo ancora molto lontani dalla brutale e pesante censura che vige in altri paesi come la Cina, l'Arabia Saudita, la Tunisia e l'Iran, ma è comunque un preoccupante precedente, ancor più preoccupante perché accade nel paese più importante per Internet. Nel paese al quale molti guardano come modello. Quindi aspettiamoci il peggio, perché è molto facile che il modello americano venga presto esportato altrove.

Le motivazioni addotte sono le solite: proteggere i bambini dalla visione dei siti pornografici. Il problema ovviamente è reale, ma non si risolve con la censura. Si risolve, ad esempio, chiedendosi se questi bambini hanno dei genitori, hanno degli educatori, hanno degli adulti che siano in grado più di spiegare che di proibire, che siano in grado di insegnare che nella vita esistono i pericoli, piuttosto che nascondere i pericoli, mentendo sul fatto che esistano.

E' preoccupante, pericoloso ed anche inutile pensare che una legge possa riempire il vuoto educativo e formativo lasciato dalla famiglia e dalla scuola. Ma la tentazione esiste ed in Pennsylvania è diventato realtà. E' passata
una legge che obbliga gli ISP ad impedire che i residenti dello Stato americano possano accedere ad alcuni siti. E chi compilerà questo "indice dei siti proibiti"? La Santa Inquisizione? No, ovviamente. Ci mancherebbe! Non siamo nel Medio Evo. Le funzioni che nel Medio Evo erano egregiamente svolte dalla Santa Inquisizione, in Pennsylvania sarà svolta dall'Ufficio del Procuratore Generale dello stato.

Le pene sono forti: 5000 dollari di multa per la prima offesa (ovviamente al senso del pudore), 30.000 dollari e sette anni di carcere alla terza. Come quasi tutte le leggi censorie, oltre ad essere ingiusta è anche un poco sciocca. Innanzi tutto: quanti centimetri di tette si devono mostrare per finire nell'Indice dei Siti Proibiti? 5 centimetri? 10 centimetri? Interamente? Il Procuratore Generale come misurerà la quantità di nudità che deve essere considerata fuori legge? E i siti che parlano delle sfilate di moda, che sono un trionfo di tette al vento, finiranno anche loro nella lista nera?

Ovviamente la legge non dice come dovranno fare gli ISP a bloccare gli accessi e dimentica che in Internet i filtri non funzionano e che i siti pornografici, quelli davvero preoccupanti, cambiano la URL ogni giorno e anche ogni ora. Quindi questa legge certamente sarà del tutto inutile a bloccare la pornografia. Anzi è anche dannosa perché offre a genitori ed educatori un falso senso di sicurezza. Salvo ad avere poi amare sorprese.

Al massimo servirà a colpire gli innocenti ISP o servirà come buon argomento nelle prossime campagne elettorali. Siamo pronti a mettere anche tutte e due le mani nel fuoco che questa leggere non farà chiudere nessun sito pornografico. E se anche lo facesse, il materiale proibito continuerebbe a circolare tranquillamente in ICQ, IRC, AIM e le altre decine e decine di canali di scambio su cui si fonda Internet.

Il problema della pornografia è un problema serio e merita di essere affrontato con serietà e non in maniera tanto sciocca, sprovveduta e anche pericolosa, come fa questa legge. Che entrerà in vigore il prossimo primo aprile, ma vi assicuriamo che non è un "pesce d'aprile. E' una cosa terribilmente seria.

Giuseppe Laurenza
Vopos, fra net art e denuncia
Un esperimento del gruppo 0100101110101101.org mostra la pericolosità delle nuove tecnologie in tema di controllo e sorveglianza.

Vopos è un esperimento d'arte. Arte dell'era digitale o, come dicono gli autori, è "arte delle telecomunicazioni". Perché l'arte dell'Era Digitale ha paradigmi nuovi, forme espressive desuete e usa la tecnologia per esprimersi, invece dei consueti strumenti che siamo abituati a vedere in mano agli artisti.
Probabilmente in questo esperimento d'arte qualcuno può vederci un intento didascalico o forse una provocazione o forse anche un avvertimento. Perché quello che oggi si può proclamare esperimento d'arte delle telecomunicazioni, domani diventerà prosaica, preoccupante e pericolosa quotidianità per tutti noi. Senza nessun risvolto artistico.
L'esperimento è organizzato dal gruppo di net artisti italiani 0100101110101101.org, non nuovo ad esperimenti artistici con forte sapore provocatorio. Fra i tanti progetti, due hanno destato di più l'attenzione dei media internazionali: la condivisione assoluta e totale fra più utenti della Rete del contenuto dei propri computer, come metafora della condivisione totale della vita sia pur nella versione cyber, e la realizzazione di un falso sito denominato vaticano.org.
In un
nostro articolo dell'anno scorso avevamo già segnalato le preoccupanti capacità dei cellulari di domani, in ognuno dei quali porteremo a spasso un piccolo Grande Fratello. Ma il domani è arrivato e la tecnologia GPS è ormai pienamente funzionante ed anche quella di terza generazione.
Queste nuove tecnologie consentiranno la localizzazione continua dell'utente con una precisione di soli 10 metri. In pratica il gestore del nostro telefonino saprà con assoluta sicurezza tutti i posti dove siamo andati in ogni ora del giorno e della notte. Cosa ci farà con questi dati? Che garanzie abbiamo che non siano usati in maniera scorretta? Che controllo avremo su questi dati che ci riguardano personalmente?
Assolutamente nessuna. E' uno dei grandi temi irrisolti posti dalle nuove tecnologie. E se qualcuno pensa che sia fantascienza o mania di persecuzione o fissazione per la privacy,
dia un'occhiata a Vopos. Due volontari portano con sé un cellulare GPS. I dati di localizzazione del cellulare vengono trasmessi ad un server. In questo modo è possibile consultare una mappa digitale in tempo reale e conoscere esattamente tutti i loro spostamenti ad ogni ora del giorno e della notte.
I creatori di Vopos definiscono "arte delle telecomunicazioni" questo esperimento, una "dimostrazione per assurdo" della pericolosità delle nuove tecnologie in tema di sorveglianza globale. Se dovessero mancare precise regole e garanzie, pensiamo anche noi che abbiano terribilmente ragione.
Morpheus spia troppo?
Il popolare programma di condivisione dei file è accusato di contenere spyware troppo invadenti basati sulla tecnologia BHO. Suggeriamo una semplice diagnosi e cura.

Ormai lo sanno tutti: molti programmi gratuiti che si scaricano dalla rete contengono gli spyware, piccole applicazioni nascoste che raccolgono informazioni sugli utenti e le utilizzano per scopi pubblicitari.
Molti ritengono che questo sia il prezzo nascosto dei programmi gratuiti. Altri ritengono che comunque sia una cosa inaccettabile, specialmente se tutto avviene all'insaputa dell'utente e senza che quest'ultimo abbia la possibilità di scegliere se accettare o no la cosa.
Esistono programmi, come il famoso
Ad-Aware di LavaSoft, che analizzano il computer, scoprono e disattivano tutti gli spyware annidati.
Ma sembra che la nuova versione di Morpheus (Morpheus Preview Edition 1.3.3.1) esageri davvero. Per spiegare bene cosa fa occorre ricordare brevemente cosa sono i
BHO di Microsoft. Tecnicamente un BHO (Browser Helper Object) è una libreria dinamica dll che si attiva ogni volta che si apre una finestra di Explorer o, se si ha Active Desktop, ogni volta che si apre una cartella. In pratica si stanno dimostrando un metodo pericolosissimo per ficcare il naso nelle abitudini degli utenti.
Molti li usano per scopi pubblicitari e fra questi anche grandi aziende come Yahoo e RealNetworks. Se a volte vi accorgete che Explorer tarda ad aprirsi o stranamente si blocca, la colpa può essere di uno o più BHO nascosti che tentano di collegarsi al sito al quale deve inviare dati su di voi.
Il BHO che istalla Morpheus si chiama bpboh.dll e rimane attivo anche se non usate il programma o addirittura anche se lo disistallate e questo è assolutamente scorretto. Ci sono molti metodi per scoprire e disattivare i BHO. Ma il più semplice, adatto anche ai meno esperti, è quello di utilizzare un programma che si chiama
BHOCaptor e che può essere scaricato gratuitamente nel sito Webattack. Se avete dei BHO nascosti e li disattivate, vedrete che immediatamente il vostro Explorer andrà meglio e si bloccherà di meno.

Luciano Sposari