25 novembre 2000 - informatica e internet
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30 novembre  Le mancate apparizioni di Madonna. Come i fedeli sanno, la Madonna (quella vera!) ogni tanto appare miracolosamente (Lourdes, etc...). La Madonna cantante, invece, non riesce a fare il miracolo di apparire in internet ed e' stata protagonista di un clamoroso fiasco on line (anche se supportata dalla Microsoft, notoriamente esperta in fiaschi). Lo show in rete di Madonna ha avuto un numero impressionante di visitatori, pero' pochissimi hanno potuto vederlo online. E' ora che lo si dica chiaro: in internet il video in tempo reale ...non si vede bene! CNet lo ammette fin nel titolo: "Lo show online di Madonna non e' tv!". Perfino Mick Jagger e Sting lo sapevano bene...e per questo sono andati a vederla di persona!
29 novembre  Finale di terrore per la novella online di Stephen King. La decisione di Stephen King di sospendere la sua novella a puntate e' stata una doccia fredda per i suoi ammiratori. La decisione e' spiegata nel suo sito ufficiale. La novella aveva inaugurato un metodo di pubblicazione in Internet: e-book a puntate senza carta di credito per pagare, ne' crittazione, ne' alcun altro modo di protezione. In cambio, King proponeva un metodo di pagamento basato sulla "parola d'onore": bisognava inviare un dollaro per ogni download. Se almeno il 75% di quelli che facevano il download avessero pagato, avrebbe continuato la novella. Altrimenti l'avrebbe sospesa. Il fatto e' che, man mano che avanzavano i capitoli, sempre meno gente pagava, fino a scendere sotto il 50%. E lo scrittore ha detto: "Cosi' non va". I fans che avevano pagato si sentono truffati. In un altro annuncio, lo scrittore dichiara che, per accontentare i lettori fedeli (e paganti!), il capitolo 6 sara' gratis. E aggiunge, prima di congedarsi, un paio di frasi inquietanti sul famoso capitolo 6: "I think you’re going to be surprised. Perhaps even shocked." (Penso che rimarrete sorpresi. Forse, anche, shockati). Chissa' se la sorpresa del capitolo 6 non sara' un doppio finale "stile Carrie"...Qualcosa di questo tipo placherebbe la furia dei lettori che non si rassegnano ad aver comprato una storia senza finale. Il futuro ci dira' se sono capricci di uno scrittore famoso o...dovremo aggiungere un undicesimo comandamento alla famosa lista dei dieci piu' famosi imbrogli in rete: mai mandare un dollaro agli scrittori che mettono on line a puntate le loro novelle. Aspettate il finale!


speciale: la lotta per il dominio
EDITORIALE

L'ICANN dovrebbe andarsene
di Giuseppe Laurenza

Per semplificare un po', e per risparmiare ai lettori le pesantezze delle definizioni tecniche, ci siamo sempre riferiti alla ICANN come all'organizzazione che "governa" la rete.Naturalmente la definizione e' un po' forzata. Ma non di molto, dal momento che avere la parola definitiva sull'attribuzione degli indirizzi in Internet significa davvero averne il governo.
E se di governo si tratta, perche' non applicare alla ICANN gli stessi criteri di valutazione che si applicano a tutti i normali governi?
I governi si giudicano per i risultati che ottengono. Applichiamo questi criteri alla ICANN.
La ICANN e' nata per risolvere due problemi fondamentali della Rete. Una maggiore democratizzazione e internazionalizzazione e l'eccessivo affollamento nel dominio .com.
Per quanto riguarda il primo punto i fatti sono questi: prima avevano promesso che 9 dei 18 direttori sarebbero stati eletti dagli utenti stessi. Poi, invece di 9, ne sono stati eletti solo 5 e gli altri 4 che avrebbero dovuto andarsene, sono invece rimasti senza un giustificato motivo. Poi hanno escluso i 5 eletti dalle decisioni importanti nel recente meeting di Marina del Rey.
Risultato per quanto riguarda la democratizzazione: zero, o poco piu'.
Internazionalizzazione: i sette nuovi domini approvati sono quelli proposti dalle solite oligarchie imprenditoriali statunitensi, con qualche marginale concessione all'Inghilterra.
Risultato per quanto riguarda l'internazionalizzazione: zero, o poco piu'.
Per quanto riguarda la effettiva efficacia dei nuovi domini scelti, molto dipendera' dalla decisione rispetto alla cosidetta "sunrise provision", cioe' il diritto prioritario di registrare un nome nei nuovi domini per chi possiede gia' un trademark.
Per ora ci sembra che siano nettamente prevalenti i giudizi di dissenso o la perplessita', rispetto alle (rarissime) voci di assenso.
Quindi, per quanto riguarda i nuovi domini, risultati positivi comprovati fino adesso: nessuno, o poco piu'.
La somma di molti zeri da notoriamente zero. E questo e' il risultato della gestione della ICANN rispetto ai problemi che doveva risolvere.
Ma c'e' di piu'. Anche se sembra che quasi nessuno se lo ricordi piu', la URL e' solo un indirizzo univoco che consente il funzionamento di Internet senza confusioni. E invece la ICANN, sotto la pressione delle grandi corporations, lo ha trasformato tout court in un pericoloso clone del trademark, con tutto il contorno di battaglie legali, cybersquatting e giudizi sommari dell'UDRP (il "tribunale" dei domini), in cui si e' imposto il brutale principio "pesce grande mangia pesce piccolo". E Internet, che era il regno della consapevole cooperazione volontaria in vista di un beneficio comune, e' invece diventata piu' litigiosa di una pretura di periferia.
Quindi, non solo non ha risolto i problemi che doveva risolvere, ha anzi favorito il sorgere di nuovi e piu' gravi problemi.
Ed e' inutile tentare di nascondersi dietro la figura prestigiosa di Vinton Cerf, sperando cosi' di recuperare credibilita' e consenso.
Chi fallisce nella prova di governo ha solo una scelta dignitosa: andarsene, e questo dovrebbe fare la ICANN se davvero fosse un normale governo. Ma siamo certi che non lo fara', perche' non e' un vero governo: di un vero governo le manca la caratterisitca essenziale del controllo democratico.
La gestione di internet era ed e' saldamente in mano all'oligarchia tecnico-imprenditoriale che l'ha gestita finora, e rimarra' ancora per molto nelle sue mani. Agli altri le briciole, e siccome sono comunque briciole appetitose chissa' che non si accontentino.

Le molte battaglie attorno alla ICANN
Il recente annuncio della creazione dei nuovi domini, l'uscita di scena della presidente Dyson e la successiva elezione di Vinton Cerf alla guida dell'ICANN, invece di chiarire la situazione hanno accentuato ancora di piu' lo scontro fra i tanti interessi contrapposti.


Non e' facile orientarsi in questo scenario, tuttavia tenteremo di fare un po' di chiarezza sulle diverse opinioni e i tanti interessi che si scontrano attorno al governo della Rete.
Innanzi tutto e' bene tener presente che non stiamo parlando di un "governo" qualsiasi: stiamo parlando del governo del popolo della Rete.E non e' un popolo qualsiasi: usa le tecnologie piu' avanzate, comunica e discute, si organizza, e soprattutto compra, muovendo un enorme giro di affari.
Solo per questo popolo e' stato letteralmente "inventato" l'e-commerce, la new economy e gran parte dell'information technology, cioe' tutta la parte piu' nuova, vitale e trainante dell'economia mondiale. Ed e' un popolo che non conosce "calo demografico": cresce infatti a ritmo vertiginoso: si e' quasi decuplicato negli ultimi 5 anni.
Tutto questo e' abbastanza per mettere in moto enormi appetiti e interessi che vanno a scontrarsi con l'idea di una Rete come libero spazio di comunicazione.
Partiamo da una considerazione: la URL (e tutto il sistema di domini) e' nata per essere solo un indirizzo e la organizzazione che la gestisce dovrebbe solo limitarsi a fare in modo che il sistema funzioni.
Ma l'appetibilita' commerciale della Rete ha stravolto il suo originario significato tecnico . Sotto la spinta della grandi corporation la ICANN ha di fatto accettato che la URL assumesse caratteristiche che sono proprie del Trademark, con tutte le conseguenze che ne derivano.
Di qui nascono due visioni contrapposte della gestione della rete.
Generalmente, chi nella Rete vede essenzialmente uno spazio di libera comunicazione vuole che la ICANN torni alla sua primitiva e semplice funzione di controllo tecnico abbandonando tutti quegli aspetti che non le sono propri, ma sono del Trademark.
Le grandi corporation, invece, vedono la Rete solo come un nuovo terreno di conquista commerciale, e vogliono che il terreno sia favorevole il piu' possibile all'espandersi dell'e-commerce. Per questo spingono per una ulteriore prevalenza degli interessi dei possessori di trademarks, proponendo la cosiddetta "sunrise provision", cioe' il diritto di prelazione sui nuovi nomi di dominio per chi possiede un marchio registrato.
E perche' i diritti dei possessori di un trademark dovrebbero avere la precedenza, come se le lettere e le parole fossero loro esclusiva proprieta'? E come saranno protetti i diritti dei normali utenti? Ecco un esempio del perche' molti temono che assecondare i desideri delle corporation per una rigida tutela commerciale di internet possa danneggiare il carattere libertario della Rete.
Altro motivo di scontro fra le due posizioni e' l'UDRP, il "tribunale" della ICANN dove si decidono le controversie per il possesso di un nome di dominio.
Scopo dichiarato dell'UDRP era essenzialmente quello di combattere il cybersquatting, cioe' l'accaparramento di nomi di dominio per poi rivenderli a carissimo prezzo. Certamente questo e' un problema serio e i legittimi proprietari devono essere tutelati, ma, sentenza dopo sentenza, si e' venuto imponendo un criterio ben diverso. Sono stati tolti domini anche se non c'era stato nessun tentativo di rivenderli,come se il semplice possesso di un nome di domino, legalmente ottenuto, e' di per se' illegittimo se e' uguale ad un marchio registrato.
Ma quello che per i comuni mortali e' accaparramento (anche senza il tentativo di trarne illecito profitto) per le grandi corporation, in nome della difesa ad oltranza del marchio registrato, diventa invece legittima difesa dei propri interessi e consente loro di registrare migliaia di domini "abbastanza simili" al loro marchio registrato.
Si capisce quindi perche' le grandi corporation premono per un rafforzamento dell'UDRP, mentre altri vedono in esso uno dei piu' pericolosi strumenti per l'affossamento della liberta' della rete e dei diritti di tutti.
E la elezione diretta, da parte degli utenti, dei membri della ICANN era stato considerato un passo fondamentale per la salvaguardia della natura libertaria di Internet. Inizialmente dovevano essere eletti direttamente la meta' dei direttori, cioe' 9. Ma i soliti "baroni del dominio" hanno fatto di tutto per ridurre la presenza degli eletti nella direzione della ICANN a poco piu' che una innocua rappresentanza formale.
Ma i membri eletti non si sono dati per vinti e, quasi contemporaneamente al meeting ufficiale, si sono riuniti in un forum alternativo ed hanno dato vita all'ICC, del quale parleremo nell'intervista a Vittorio Bertola.
Ma c'e' anche altro su cui discutere. In realta', non c'e' una vera necessita' tecnica che il complesso sistema della gestione dei nomi di dominio (DNS) sia amministrato da una sola organizzazione. Come pure non c'e' una vera necessita' tecnica che i domini generali debbano essere solo qualche decina. Come sostiene Karl Auerbach (rappresentante eletto per l'America del Nord), i domini potrebbero essere cento, mille e anche piu'. E potrebbero essere gestiti da diverse organizzazioni anche private: quello che davvero serve e' solo un organismo che controlli e coordini il tutto, consentendo a Internet di funzionare.
Una moltiplicazione dei domini e delle gestioni, aumentando di molto l'offerta, potrebbe risolvere il problema dell'accaparramento alla radice semplicemente perche' lo renderebbe inutile.
I problemi nascono proprio perche' tutti sono costretti ad affollarsi nel .com oggi, e domani nel .bizlettori
Le ragioni del dissenso
Interviste esclusive di PuntoNet a Vittorio Bertola (Vitaminic), David Post (ICANNWatch), Leah Gallegos (TLDLobby) e Karl Peters (Ador-Doc)

Intervista a Vittorio Bertola

Vittorio Bertola, direttore tecnico di Vitaminic, e' stato candidato per l'elezione diretta, da parte degli utenti che si erano iscritti (at large members), nella scelta del rappresentante europeo al vertice della ICANN.
Come abbiamo riferito in un nostro
articolo precedente, nel recente convegno di Marina del Rey che ha deciso, fra l'altro, i nuovi domini, la ICANN ha di fatto escluso i rappresentanti eletti (at large directors) dalle decisioni importanti. Questi, insieme ad altri candidati nelle elezioni, fra cui Vittorio Bertola, si sono riuniti in un Forum alternativo dando vita ad un comitato non ufficiale, l'ICC (Interim Coordinating Committee). Appunto per sapere di piu' sul significato di questo comitato, abbiamo rivolto alcune domande a Vittorio Bertola.

Vittorio Bertola: "La posizione finale e' quella di attribuire all'ICC un ruolo di coordinatore e catalizzatore dei vari sforzi interni alla Membership At Large, in modo da garantire ad essi una visibilita' e una forza superiore.
Non si tratta quindi di un organismo con un qualsivoglia tipo di "potere", ma di un insieme di persone che si assumono il compito di raccogliere le opinioni prevalenti nei vari ambiti"

L'intervista completa

Tavola rotonda virtuale di PuntoNet con David Post, Leah Gallegos e Karl Peters

La politica della ICANN, l'influenza delle grandi corporations e dei Trademarks, le dispute per i domini, una maggiore liberalizzazione e trasparenza nella gestione dei domini, l'elezione diretta dei direttori nella ICANN: tutti temi che agitano non poco il dibattito attuale su Internet. Abbiamo inviato alcune domande a David Post (ICANNWatch), Leah Gallegos (TLDLobby) e Karl E. Peters(ADOR-DOC). Con le loro risposte abbiamo organizzato una tavola rotonda virtuale, che offriamo ai lettori come contributo di opinioni da parte di personaggi direttamente coinvolti in quei problemi.

David Post: "Non tocca a noi, o alla ICANN, o a qualsiasi altro determinare cosa necessita la rete. E' il mercato che determinera' o dovrebbe determinare questo"

Leah Gallegos:
"Uno dei miei mantra e': ripeti con me: e' solo un indirizzo... e' solo un indirizzo... "

Karl E. Peters: "Penso che l'ingresso degli interessi dei trademarks nel sistema dei nomi nell'internet e' stato l'inizio della fine di un'internet libera e pacifica"

La conversazione virtuale completa
Le interviste originali in inglese