| sabato 24 febbraio 2001!______ __ __ ____ __ _ _ __numero arretrato |
| Su questo numero:
Barbarie. Gli sceriffi dell'arte. I molti fronti della
battaglia per il copyright. Concorso di bruttezza.
Piccole gogne. NOVITA' nella sezione "tutorial e speciali": tutorial con le istruzioni dettagliate per navigare nell'internet non ufficiale e lo speciale sul caso Napster. |
| Barbarie. La morte in diretta sul web. La Entertainment Network ha chiesto di poter trasmettere in diretta in internet l'esecuzione, prevista per il 16 maggio prossimo, di Timothy McVeigh, responsabile dell'attentato di Oklahoma del 1995, nel quale morirono 168 persone. Non contenti della mostruosita' della proposta, gli ineffabili richiedenti aggiungono un tocco di incredibile ipocrisia: naturalmente si preoccupano dei bambini in rete! E quale metodo propongono per evitare che i bambini assistano? Naturalmente quello di far pagare 2 dollari con carta di credito per "assistere" all'esecuzione! E naturalmente giurano che il ricavato sara' devoluto alle vittime dell'attentato. Oscenita' di questo tipo non meriterebbero nemmeno di essere riportate, se non fosse che ci sono segnali preoccupanti dell'emergere, sopratutto negli Stati Uniti, della tentazione di utilizzare la rete come una specie di gogna in versione digitale. Prima lo sceriffo pazzo dell'Arizona che aveva piazzato le web cam nel suo carcere, poi la pubblicazione in rete di nomi, indirizzi e foto dei condannati e adesso l'oscenita' della proposta di mettere in rete un'esecuzione capitale, in un crescendo preoccupante di voglia di spettacolo a tutti i costi. E' drammaticamente fin troppo facile il paragone con le antiche esecuzioni in piazza. Ma almeno quelle avevano un senso, sia pur primitivo e brutale: la giustizia-vendetta per il condannato e la giustizia-monito per chi assisteva. Ma in questo caso dove sta il monito? Che valore di monito puo' avere un'esecuzione effettuata negli Stai Uniti per tutti i possibili delinquenti di tutti gli altri paesi del mondo, ai quali la giustizia americana non potra' mai arrivare? Non c'e' nessun monito: e' solo la ricerca di torbido spettacolo, passando sopra ai piu' elementari principi di diritto e di decenza. Ma la cosa piu' preoccupante e' che una parte della grande stampa americana auspica che l'esecuzione vada in televisione. Si veda ad esempio un delirante articolo del New York Times, nel quale un tale Thomas Lynch, con argomentazioni degne di un tribunale medioevale grida che l'esecuzione deve essere "televised". Ma per fortuna c'e' anche chi conserva il senso della decenza. E proprio chi avrebbe piu' motivi di risentimento: i parenti delle vittime. La madre di una delle vittime, alla domanda se pensava che l'esecuzione pubblica avrebbe fatto di McVeigh un martire, risponde: "I guess thats possible, but thats not one of my fears. I just think it doesnt seem like a very moral thing to do." (immagino che questo sia possibile, ma non e' questo il mio timore. Io penso solo che non sembra sia una cosa davvero morale). E noi speriamo che il suo senso morale prevalga. |
Gli sceriffi dell'arte. di Giuseppe Laurenza In tutta la tempesta scatenatasi attorno al caso Napster c'e' un aspetto che ci sembra sia stato lasciato un poco in ombra e che vogliamo portare alla riflessione dei lettori. Il caso e' stato esaminato da tutti i punti di vista: legale, commerciale, sociologico. Si e' detto di tutto e si e' opinato di tutto, ma tutti gli analisti e opinionisti sembrano dimenticare una cosa fondamentale: che stiamo parlando di musica, cioe' di arte. Qualunque opinone si abbia della musica dei Metallica o di Britney Spear, dovrebbe essere pur sempre arte (rock, pop, postmoderna, minimalista, scegliete voi la definizinone gusta). E di artisiti si tratta, anche se, leggendo le cronache, sembra quasi che la parola "artista" abbia perso il senso sacrale che sempre l'ha circondata. La parola "artista" ci sembra adesso molto piu' vicina alla parola "operatore finanziario". I tormenti esistenziali e i turbamenti degli "artisti" ci sembrano causati molto piu' dal portafogli che dall'anima o dal cuore. Per questo nessuno si ricorda piu' che sono artisti e nessuno ricorda piu' che stiamo parlando di arte. In effetti ci si comporta come se stessimo parlando di una normale produzione dell'ingegno umano, come il progetto di una casa o il disegno di un elettrodomestico. Non sembrano artisti della musica: sembrano ingegneri delle note e del canto. E come tali vogliono e pretendono il corrispettivo per la loro produzione. E le associazioni che li patrocinano si comportano di conseguenza: con una aggressivita', una rapacita', un'ossessiva decisione a confronto della quale l'Avaro di Moliere farebbe la figura del piu' munifico benefattore. I cinque sceriffi dell'arte musicale riuniti nella RIAA galoppano per le pratarie legali sparando cause a destra e a manca e non sembrano per niente intenzionati ad abbassare un po' le pistole. Gli sceriffi della IFIP mandano la polizia a casa di ragazzetti belgi che hanno scaricato quattro mp3 in rete, come se stessero cercando narcotrafficanti o delinquenti incalliti. Certo non siamo cosi' ingenui da non sapere che l'arte ha sempre avuto un committente, diretto o indiretto, palese o nascosto, interessato o disinteressato. Non parliamo di questo. Parliamo della dignita', che, secondo noi, continua ad essere requisito fondamentale dell'arte e degli artisti. Sappiamo bene che e' ingenuo pensarlo in tempi in cui si monetizza tutto, ma preferiamo essere ingenui e preferiamo continuare a pensare agli artisti come alle persone che scuotono la nostro anima prima che il nostro portafogli. Non sappiamo voi, ma noi ci difenderemo dagli sceriffi dell'arte nell'unico modo in cui possiamo: non compreremo piu' nessun CD. E siamo sicuri che il nostro arricchimento spirituale non ne risentira' per niente se ci priviamo dell'"arte" dei Metallica o di Britney Spear. |
Napster vuole
pagare, ma le discografiche rifiutano l'accordo |
| Concorso di bruttezza. Metti alla prova la tua bruttezza In un articolo precedente avevamo dato notizia di un sito dove centinaia di utenti mettono la propria bellezza e sensualita' alla prova dell'opinione degli utenti della rete, inviando la propria foto ed esponendola al voto di tutti. Ma ci sta anche chi pensa che la bellezza non solo non e' un vantaggio, ma addirittura uno svantaggio. Insomma un Concorso di Brutti in internet. "Pensi di essere brutto? Molto brutto? Davvero orribile da vedere? Qui hai l'opportunita' di essere famoso in internet e ottenere il riconoscimento mondiale come l'essere piu' orribile del pianeta". Le regole del concorso sono semplici: si deve mandare una foto e non vale votare per se' stesso. I premi: un diploma e la pubblicazione in evidenza della spaventosa faccia del vincitore. Scorrendo la galleria di foto, ci si accorge che qualche concorrente ha aggiunto alla sua naturale bruttezza qualche trucco di deformazione fotografica, ma forse e' ingiusto criticare questa "civetteria al contrario". In fondo nessuno critica le concorrenti a Miss Universo se usano maquillage. E questa la potremmo considerare una sorta di "maquillage al contrario". Tuttavia occorre anche sottolineare che qualcuno ha avuto il coraggio di inviare una foto non truccata. Bene! Questo significa davvero fidarsi della propria naturale bruttezza. Luciano Sposari |
Piccole gogne. Pubblicati sul web i nomi di quelli che non pagano le tasse automobilistiche. Il sito governativo della provincia di Mendoza, in Argentina, ha deciso di mettere online i nomi di quelli che non pagano le tasse automobilistiche. Alejandro Donatti, funzionario governativo, ha detto che la morosita' e' altissima nelle imposte patrimoniali, quando invece sono molti quelli che potrebbero pagare e non lo fanno. Da qui la decisione, anche se vengono pubblicati solo i nomi di quelli che devono piu' di 500 dollari e con un autoveicolo di valore superiore a 20.000 dollari. Insomma si cerca di far affidamento sull'effetto vergogna" per convincere, almeno i piu- ricchi, a dare a Cesare quel che e' di Cesare. Ma il funzionario ha anche aggiunto che da marzo la pubblicazione sara'estesa anche ai possessori di veicoli di valore inferiore: insomma, dopo i ricchi, anche i poveri avranno il poco invidiabile privilegio di finire in questa piccola gogna in versione digitale. Con grande sorpresa, nella lista figurano uomini politici, impresari, cattedratici e imprese di tutti i tipi. Perfino imprese di produzione di vino. Come si sa, Mendoza e' la capitale argentina della produzione di vino: in pratica un Chianti australe. Probabilmente saranno proprio le abbondanti libagioni con ottimo vino che fanno dimenticare ai mendocini di pagare le tasse. |