| n° 86 sabato 21 settembre 2002 | numero arretrato |
| In questo
numero: E la montagna partorì un topolino con ruggito da leone. Grecia: la polizia inasprisce la repressione dei videogiochi. Il governo USA offre un'altra possibilità alla ICANN. |
Nel numero precedente: Scherzo cinese? Napster diventerà un sito porno? Client di tutto il mondo, unitevi! SP1 per Windows XP: uscito e già craccato Avremo un Prozac XP? |
I top del
mese: McAfee proteggerà lo scambio online Eroe in USA e hacker in Russia La fine di Napster Dovremo pagare per le immagini JPEG? Internet in libertà vigilata. Tramonta nei campus americani il mito dell'hi-tech? Fate giocare la Grecia! Prima vittoria giudiziaria contro la legge che proibisce i videogiochi in Grecia. |
| E' online la terza parte del tutorial Come costruire una rete e condividere un accesso ad internet |
E
la montagna partorì un topolino con ruggito da leone |
| Grecia: la polizia
inasprisce la repressione dei videogiochi Arresti, chiusura di cybercaffè, sequestri di computer e la polizia accusata di comportarsi come i Talebani Sembrava che tutta la faccenda della proibizione dei videogiochi in Grecia si avviasse a sgonfiarsi e tutto fosse sul punto di ritornare ad una ragionevole normalità. Qualche settimana fa, infatti, un giudice di Tessalonica aveva dichiarato incostituzionale la famigerata legge 3037 e aveva assolto le prime tre persone accusate in base a questa legge. E invece no: sembra che il governo greco abbia deciso di usare la mano pesante contro i cybercaffè e contro chiunque venga sorpreso a giocare. Alcune persone sono state arrestate in varie parti del paese, alcuni cybercaffè chiusi e molti computer sequestrati come "prova" giudiziaria. La sentenza del giudice di Tessalonica è stata appellata e le tre persone, già assolte in primo grado, dovranno affrontare un nuovo processo. "La polizia si comporta come i Talebani", dice in un'intervista della BBC Christos Iordanidis, una delle persone già assolte dal giudice di Tessalonica. Quattro persone sono state arrestate a Serres, nel nord del paese, un'altra a Larissa, nella Grecia centrale, e altre sei ad Orestiade. In tutti i casi la polizia ha sequestrato le apparecchiature e si rifiuta di restituirle, anche se un giudice di Serres ha confermato la sentenza di Tessalonica, dichiarando incostituzionale la legge. Intanto prosegue la protesta con la raccolta di firme online e comincia a farsi sentire la pressione dell'Unione Europea sulle autorità elleniche, che sembrano però intenzionate a proseguire in questa incredibile e assurda repressione. Luciano Sposari |
Il governo USA offre
un'altra possibilità alla ICANN Rinnoverà il contratto, ma promette maggiori controlli. Il governo degli stati Uniti rinnoverà il contratto con la ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), ma sottoporrà a stretto controllo il comportamento di quest'ultima. A fine settembre scade il contratto con il quale, nel 1998, le autorità americane avevano affidato alla ICANN la gestione globale dei domini e dei numeri IP di Internet. Semplificando un po' le cose, si potrebbe dire che le aveva affidato il governo della Rete. Iniziata con grandi promesse di rinnovamento, democratizzazione e internazionalizzazione, la gestione della ICANN ha sempre più mostrato di saper curare soltanto gli interessi dell'oligarchia tecnico-imprenditoriale che ha creato Internet. Con un occhio sempre attento ai voleri dello zio Sam e un altro agli interessi delle grandi corporation americane, ha ampiamente disatteso le promesse iniziali. Alcuni l'accusano di estenuante lentezza nelle decisioni, altri di non fare gli interessi dei normali utenti della Rete, altri ancora di calpestare le libertà civili degli utenti a vantaggio degli interessi dei trademark. Negli ultimi tempi sono anche emerse accuse su una poco chiara gestione dei fondi. Mai la ICANN ha voluto mostrare la contabilità, sempre tenuta gelosamente segreta. Tanto che alcuni sostengono che sappiamo molto di più delle segretissime elezioni del Papa nella Cappella Sistina, di quanto sappiamo di come vengono prese le decisioni in seno alla ICANN. Al centro di una mare di critiche da tutte le parti, non si trova in giro nessuno disposto a spezzare una lancia in favore di questa organizzazione, che assomiglia molto ad una loggia segreta. A fine settembre scade il contratto e molti speravano che il governo americano fosse disposto a voltare pagina in maniera decisa. Invece il contratto verrà rinnovato e la ICANN ottiene una mezza vittoria. Una vittoria perché continuerà a gestire la Rete, ma mezza perché il governo americano, sotto la pressione delle critiche, ha tutta l'aria di minacciare che, se le cose non cambiano, potrebbe davvero mettere alla porta i baroni dei domini. |
| Numero precedente: sabato 14 settembre 2002 |
| Scherzo cinese? Termina misteriosamente come era cominciato il blocco di Google in Cina Alcuni utenti Internet di Shangai e di Pechino riferiscono che, dopo qualche settimana, è terminato improvvisamente il blocco di Google. I trenta milioni di utenti cinesi possono di nuovo accedere al noto motore di ricerca, che si dimostra molto efficiente nella ricerca di materiale online in lingua cinese. All'inizio di settembre, improvvisamente, erano arrivate segnalazioni sul blocco di Google in Cina. Gli utenti non riuscivano a collegarsi e venivano dirottati automaticamente ad altri siti cinesi di ricerca. I gestori di questi ultimi dichiaravano di essere assolutamente estranei alla cosa e loro stessi non riuscivano a spiegarla. Alcuni hanno subito pensato all'ennesimo tentativo delle autorità cinesi di impedire l'accesso a siti considerati inopportuni. Qualche giorno fa, anche Altavista risultava inaccessibile dalla Cina e, a differenza di Google, rimane tuttora bloccato. A parte qualche insignificante commento di addetti d'ambasciata, non esiste alcuna presa di posizione ufficiale delle autorità di Pechino e tutte le illazioni sono possibili. Perché è stato bloccato Google? E perché è stato liberato dopo pochi giorni? Perché Altavista è ancora bloccato? E perché a Yahoo non è toccata la stessa sorte? Tutta una serie di interrogativi che rendono ancora più misteriosa tutta la faccenda. Qualcuno avanza l'ipotesi che tutto questo sia una specie di prova generale in vista di un ben più consistente filtro di Internet. Sottolineano, infatti, che un blocco di queste dimensioni la dice lunga sulle altissime capacità tecniche di controllo raggiunte in Cina. Altri sostengono che Google sia stato liberato per il gran rumore che tutta la faccenda ha fatto nella stampa mondiale. Altri ancora sostengono che tutto questo sia l'inizio della realizzazione di quella che le autorità cinesi chiamano Great Firewall, una grande barriera che impedisca l'accesso dei cinesi ai siti ritenuti scomodi. Visto che tutti si sentono autorizzati a formulare ipotesi, ne avanziamo una anche noi: e se fosse soltanto un classico scherzo cinese? Sarebbe bello e anche divertente, ma temiamo che non sia proprio così: con Internet c'è poco da scherzare e le autorità cinesi lo sanno benissimo. |
Napster diventerà un sito
porno? Private Media, un sito per adulti di Barcellona, ha presentato un'offerta d'acquisto di 2,4 milioni di dollari Dalla musica alle immagini porno? Diventa concreta l'ipotesi che Napster si trasformi in un sito per lo scambio di contenuti per adulti. Private Media, un'azienda spagnola di Barcellona che si dedica all'intrattenimento per adulti, ha, infatti, annunciato di aver presentato un'offerta per acquistare il marchio Napster e il sito Napster.com. In cambio Private Media offre un milione delle proprie azioni, per un valore complessivo che dovrebbe aggirarsi sui 2,4 milioni di dollari. Come avevamo segnalato in un nostro precedente articolo, una corte americana ha recentemente respinto l'offerta d'acquisto di Bertelsmann, aprendo così la strada ad una definitiva liquidazione di Napster, in base all'articolo 7 delle norme americane sui fallimenti. Nella sede di quello che fu uno dei siti più importanti della storia di Internet, non rimane ormai che qualche funzionario e qualche impiegato e nessuno di loro ha rilasciato commenti. Charles Prast, CEO di Private Media, ha sottolineato che ormai il 35% dei file che circolano nelle reti di scambio peer-to-peer hanno un contenuto per adulti e che anche l'industria dell'intrattenimento, al pari di quella della musica, è preoccupata per le sistematiche violazioni del copyright. L'acquisto di Napster, ha proseguito Charles Prast, è un maniera attraverso la quale l'industria dell'intrattenimento cerca di entrare nel mercato dello scambio peer-to-peer. Napster, nelle intenzioni di Private Media, verrebbe utilizzato per offrire a milioni di clienti in tutto il mondo, la possibilità di scambiare gratuitamente contenuti per adulti. Ovviamente verrebbe anche usato per proporre contenuti di qualità a pagamento. L'offerta di Private Media deve passare al vaglio del giudice fallimentare del Delaware, che dovrà approvarla o respingerla. Sembra tuttavia difficile che venga approvata un'offerta di 2,4 milioni di dollari, dopo che è stata respinta una di circa 9 milioni di dollari. Luciano Sposari |
Client
di tutto il mondo, unitevi! |
| SP1 per Windows XP: uscito
e già craccato In Rete le istruzioni per aggirare la protezione del sospirato Service Pack 1 per Windows XP Era atteso da tempo il sospirato Service Pack 1 per Windows XP, ma molti avevano già avuto la possibilità di avere per le mani la versione beta. Alcuni già si stavano chiedendo come fare per aggirare la protezione del Service Pack 1, che notoriamente non consente l'istallazione su una versione illegale di Windows XP, non regolarmente acquistata e registrata. Il 9 settembre scorso finalmente è arrivato il Pacco, ma tutti quelli che hanno tentato di istallarlo su una versione non registrata, a metà istallazione, si sono ritrovati di fronte all'inesorabile avviso "The Product Key used to istall Windows is invalid" e più avanti lo stesso avviso invita l'utente a contattare il Team Anti-Pirateria di Microsoft. Questa è un'ottima soluzione per gli utenti innocenti. Per quelli che tanto innocenti non sono, ci sta un'altra soluzione pronta in Rete. Un tale Cameron Wilmot, nel sito Tweak Town, offre precise e dettagliate istruzioni per aggirare alla grande l'ostacolo del Product Key e istallare ugualmente il Service Pack 1, senza troppi problemi. Chiunque fosse interessato a sapere come vanno le cose, dovrà affrettarsi. E' presumibile che fra poco Microsoft sguinzaglierà i propri avvocati e non è prevedibile che quelle istruzioni restino lì per sempre. Carmen Castillo |
Avremo un Prozac XP? Bill Gates diventa proprietario del Prozac e del Viagra. Un'ottima occasione per facili ironie in Rete? La notizia, passata abbastanza inosservata, è di quelle che, da un lato si prestano a facili e maliziosi commenti, ma dall'altro un po' preoccupano, quando si comincia a pensare alle possibili conseguenze. Ma andiamo con ordine. I notiziari finanziari specializzati hanno diffuso la notizia che Bill Gates ha venduto circa 9 milioni dei circa 660 milioni di azioni Microsoft che possiede. Una goccia, ovviamente, ma il bello viene adesso. Come ha investito i soldi ricavati dalla vendita? Ha comprato azioni delle più note case farmaceutiche: 2.589.000 azioni di Eli Lilly, nota produttrice dell'antidepressivo Prozac, 1.202.000 azioni di Pfizer, nota produttrice del Viagra, e per finire 1.339.000 azioni dell'altra farmaceutica Merck. Tutti sanno che, negli ultimi tempi, le sole aziende che non hanno conosciuto crisi sono proprio le farmaceutiche e Bill Gates non poteva davvero fare una scelta migliore, anche se, in apparenza, la commistione fra software e pillole sembra un po' desueta. Ma vediamo la cosa da un altro punto di vista. Il brevetto del Prozac è scaduto, ma Eli Lilly, come spesso fanno le farmaceutiche, ha preso il principio attivo, ci ha messo dentro un po' di prezzemolo e basilico e lo ha presentato (e brevettato) come medicamento "nuovo". Ovviamente a prezzo maggiorato e ovviamente giustificando il prezzo con le spese per la "ricerca". Vedendo le cose da questo punto di vista, Bill Gates dovrebbe trovarsi perfettamente a suo agio nella pratica di aggiungere un po' di prezzemolo a cose vecchie per presentarle come nuove e farsele pagare a caro prezzo. Prendi il vecchio kernel di Windows NT, ci metti un po' di cieli azzurri degni di un'estetica da asilo infantile, ci aggiungi qualche player multimediale e qualche ritocco qua e là e sai cosa viene fuori? Windows XP. Siamo i primi ad ammettere di essere troppo cattivi e ingenerosi, quando in realtà dovremmo essere grati a zio Bill. Dopo averci causato, per anni, la più profonda depressione con i blocchi di Windows, gli schermi blu e "le operazioni incorrette", adesso si prende cura di noi e si preoccupa di procurarci un bel Prozac, magari targato XP. Speriamo solo che non ci faccia venire la faccia blu! Ma non è tutto. In Rete circolava una feroce barzelletta. Secondo i maligni (sicuramente adepti di Linux) la moglie di Bill Gates, dopo la prima notte di nozze, ha esclamato: "Adesso capisco perché si chiama Micro-Soft!". Ora che zio Bill è diventato proprietario del Viagra, finalmente i soliti maligni seguaci di Linux dovranno ricredersi su tutta la linea. |