| sabato 18 agosto 2001 | numero arretrato |
| Su questo numero: Un nuovo diavolo nella rete: gli hooligans. Processo Microsoft: si va avanti. E alla fine il professore ha pubblicato. E-book a orologeria. Internet di frontiera. Viaggio finito per Steve. . |
| NEW! E' online la seconda parte del tutorial Come costruire una rete e condividere un accesso ad internet |
| Un nuovo diavolo nella
rete: gli hooligans Secondo la polizia inglese sarebbe difficile combattere gli hooligans perché usano Internet e i cellulari. Pensavamo di conoscere ormai tutti i "diavoli nella rete". Ma non è così perché ci mancava l'ultimo: gli hooligans inglesi. Sappiamo da tempo quali sono gli argomenti utilizzati da quelli che vogliono uno stretto controllo di Internet e che vorrebbero togliere alla rete il suo aspetto di libera espressione. Pornografia, hacker, virus, worm sono altrettanti "diavoli nella rete" (secondo la bella espressione di Giancarlo Livraghi) che vengono invocati come giustificazione per togliere ogni volta un pezzo di diritti individuali, in nome di una malintesa "sicurezza" di Internet. L'ultimo diavolo sono gli hooligans ed è la polizia inglese ad invocarlo. In uno studio del National Criminal Intelligence Service (NCIS) si sostiene che il problema degli hooligans è tuttora grave perché questi ultimi utilizzano Internet e tutte le nuove possibilità tecnologiche messe a disposizione dalla nostra società digitale. Insomma la polizia inglese sostiene che è difficile controllare questi nuovi tecno-tifosi. Il problema della violenza negli stadi di calcio esiste ed è grave e fa benissimo la polizia, non solo quella inglese, a combatterla. Ma non si capisce bene perché mai gli hooligans dovrebbero diventare imprendibili solo perché usano internet. Non si capisce fino a quando, più avanti nel rapporto, appare chiaro il vero obiettivo della polizia inglese: la direttiva europea in fatto di protezione dei dati e della privacy. Ragionamento della polizia: visto che esistono i diavoli-hooligan, visto che usano internet, visto che è difficile combatterli se usano internet, allora modifichiamo la direttiva europea per lasciare le mani più libere alla polizia. E' il più classico uso di un "diavolo" come scusa per perseguire altri obiettivi. E non bisogna dimenticare un "piccolo" dettaglio. Dall'anno scorso è in vigore in Inghilterra il famigerato RIP Act, un complesso di norme che consente, fra l'altro, alla polizia britannica di avere libero accesso, senza l'intervento di un giudice, a tutti i dati di una persona se solo si pensa che stia per commettere un delitto. Da quando è stato approvato, il RIP Act ha scatenato una tempesta di polemiche in quanto ritenuto liberticida e anche in forte sospetto di essere incompatibile con le direttive europee. Ecco quindi che anche gli hooligan tornano utili per tentare di modificare le direttive europee ed eliminare alla radice un possibile problema per il RIP Act. Giuseppe Laurenza |
Processo Microsoft: si va
avanti Respinta la richiesta della Microsoft di rimandare il procedimento penale in attesa della sentenza della Corte Suprema. L'uscita di Windows XP è ormai prossima e la Microsoft aveva tentato un'ultima mossa per ritardare il nuovo procedimento penale di primo grado che potrebbe mettere a rischio l'effettiva uscita del sistema operativo. Come è noto, nel processo di primo grado il giudice Thomas Penfield Jackson aveva condannato la Microsoft per pratiche monopolistiche, ordinando che la compagnia fosse divisa in due o tre parti. A giugno scorso la Corte d'Appello del Distretto di Columbia aveva rigettato la decisione del giudice Jackson di dividere l'azienda e aveva rimandato il procedimento ad un altro giudice di primo grado per trovare una diversa soluzione del caso. Nel frattempo, per guadagnare tempo, la Microsoft aveva fatto ricorso alla Corte Suprema e, nell'attesa della sentenza di quest'ultima, aveva chiesto che fosse rinviato il nuovo giudizio di primo grado. Tutto questo nella speranza di guadagnare tempo e far uscire nel frattempo il nuovo Windows XP senza troppi problemi. Ora la stessa Corte d'Appello del Distretto di Columbia ha respinto la richiesta di rinvio e quindi il nuovo giudizio di primo grado andrà avanti. Con quali conseguenze è difficile prevedere, perché molte sono le accuse contro la Microsoft. Anche se è difficile che davvero possa essere impedita l'uscita di Windows XP, esistono tuttavia fondati motivi per supporre che possa esserci qualche problema. Non solo la Microsoft adesso sta con il fiato sospeso in attesa della nuova sentenza di primo grado: occorre ricordare che anche i venditori di computer stanno ansiosamente aspettando l'uscita del nuovo sistema operativo, nella convinzione che possa risollevare la disastrosa situazione delle vendite. |
| E
alla fine il professore ha pubblicato Come aveva promesso a giugno, dopo minacce e rinvii, il professor Felten ha pubblicato i suoi studi su come ha violato i "watermark", il metodo di protezione dei CD musicali messo a punto dalla SDMI per conto della RIAA Dopo lunghi mesi di schermaglie, minacce, denunce, smentite e rinvii, nel corso del decimo Usenix Security Symposium a Washington, il professor Felten ha reso pubblico il proprio studio con il significativo titolo "Reading Between the Lines: Lessons from the SDMI Challenge" (Leggendo fra le righe: lezioni dalla sfida SDMI). La lunga storia comincia l'anno scorso quando la SDMI metteva a punto una tecnica di protezione dei CD musicali che faceva uso dei cosiddetti "watermark" (piccoli segnali acustici non udibili inseriti nei brani musicali) come protezione contro le copie pirata. Sicuri dell'inviolabilità di questa nuova tecnica, lanciavano il concorso "Hack SDMI", una clamorosa sfida a tutto il mondo degli hacker con 10.000 dollari di premio a chi avesse dimostrato di poter violato la protezione. La sfida era stata raccolta anche dal gruppo del professor Felten, dell'unversita' di Princeton, il quale, all'inizio di quest'anno, dimostrava inequivocabilmente di aver facilmente violato la protezione ed anzi annunciava di voler rendere pubblica la sua ricerca. A questo punto, come abbiamo ampiamente riferito in un nostro articolo, la SDMI, ispirata dalla RIAA, inviava il 9 aprile una minacciosa lettera al professore, intimandogli di non rendere pubblici i dettagli della violazione e minacciando il professore di azioni legali in nome del Digital Millennium Copyright Act, un complesso di leggi varate nel 1998 negli Usa per la protezione del diritto d'autore nell'era della tecnologia digitale. Su consiglio dei sui legali, il professor Felten rinunciava alla pubblicazione della sua ricerca per evitare di incappare in una pesante battaglia legale contro i signori della musica. Nel frattempo il professor riceveva il pieno appoggio della Electronic Frontier Foundation (EFF), che il 6 giugno scorso denunciava la RIAA, sostenendo il pieno diritto del professore di presentare pubblicamente la sua ricerca e avanzando seri dubbi di costituzionalità sul DMCA, che potrebbe risultare una vera e propria forma di censura contro la scienza. Come promesso allora, il professor Felten ha quindi pubblicato i suoi studi dichiarando che la pubblicazione è tuttavia una vittoria parziale. Resta infatti aperto il problema di fondo se deve prevalere la difesa ad oltranza del diritto d'autore oppure il diritto della scienza a studiare e informare, indipendentemente dai grandi poteri economici. Nel frattempo la RIAA ha negato di aver minacciato azioni legali ed ha assicurato che non intraprenderà nessuna azione legale. La EFF ha detto, invece, che continuerà comunque la battaglia legale intrapresa, a prescindere da quello che succederà al professor Felten. E' possibile quindi che questa lunga ed emblematica storia si arricchisca in futuro di nuovi capitoli. Carmen Castillo |
| E-book a orologeria Leggi veloce e paghi meno Da qualche giorno si può acquistare, per un dollaro, il libro di Agatha Christie "Dieci piccoli indiani", con la strana particolarità che si può usare per un periodo di tempo di dieci ore, dopo di che il testo si autodistrugge. Questo metodo è stato messo a punto recentemente dalla casa editrice Rosetta Books, di New York, per promuovere gli e-book. vale la pena di ricordare che, a parte la versione "a orologeria", si può comprare anche la versione permanente, ma al prezzo di 5 dollari. La prima opzione è ovviamente adatta a chi è in grado di leggere molto velocemente e non si addormenta leggendo il libro, con il rischio di non ritrovarlo più quando si sveglia. Per leggere le due opere è necessario avere il lettore di e-book della Adobe Acrobat, che può essere scaricato nello stesso sito. Questo programma impedisce sia la stampa, sia il salvataggio dei libri. Nel sito della Rosetta Books si possono trovare anche altri libri, come ad esempio "Little Caesar" di William Riley Burnett e "Compulsion" di Meyer Levin. Luciano Sposari |
Internet di frontiera In una sperduta regione brasiliana Internet aiuta a non restare isolati In prossimità dello sbocco del Rio delle Amazzoni nell'oceano Atlantico si trova l'arcipelago di Belique, alla cui popolazione manca, in gran parte, elettricità e acqua corrente. Però hanno Internet. Questo è possibile grazie al progetto "Navigare", promosso dal governo di Amapà, un piccolo stato nel nord del Brasile. Da alcuni mesi un'imbarcazione di tre piani, equipaggiata con otto computer, una fotocamera digitale, una stampante, uno scanner offre alla popolazione locale la possibilità di navigare in Internet. L'imbarcazione ha anche un'antenna satellitare che rende possibile la connessione e 20 istruttori per aiutare chi intende approfittare dell'opportunità offerta. Questa regione settentrionale del Brasile è fra le più povere: mancano le strade e si può viaggiare solo in barca. Per arrivare alla capitale Macapá, che dista solo 150 chilometri, si deve viaggiare per 12 ore. L'idea dei creatori del progetto è che gli utenti locali apprendano a navigare in Internet per frequentare siti educativi e culturali. Sebbene sia chiaro che le popolazioni del Belique necessitino di ben altro che dell'accesso ad Internet, il progetto "Navigare" offre molte opportunità: comunicare con i paesi vicini, vendere in Internet i propri prodotti e (perché no?) scaricare una foto di Pamela Anderson. |
Viaggio finito per Steve L'uomo che voleva fare il giro del mondo in pallone si è fermato a metà del viaggio L'uomo che voleva fare il giro del mondo in montgolfiera ha dovuto abbandonare l'impresa a causa dei forti venti che dell'Atlantico. Si tratta di Steve Fossett, un impresario di Chicago che ha già messo insieme una lunga lista di prodezze. Questo miliardario amante dell'avventura aveva già realizzato la metà del viaggio previsto e giovedì scorso si trovava a volare sopra la provincia di Salta, nel nord dell'Argentina. Il pallone utilizzato da Steve era stato fabbricato in Inghilterra e conteneva 167 metri cubi di elio e 30 metri cubi di aria calda per rimanere in volo. Le dimensioni erano 42 metri di altezza e 18 di larghezza; nessun motore, ma solo la forza del vento per spostarsi. Però dopo aver percorso la tappa argentina del suo percorso, quando aveva appena passato il confine con il Brasile, il vento ha posto fine all'avventura. Ma Steve non si da per vinto e già sta progettando un'altra avventura: fare il giro del mondo a bordo del suo catamarano "Playstation". Ma Steve non ha nessun amico che gli consigli di starsene un po' in casa? Luciano Sposari |