| sabato 15 settembre 2001 | numero arretrato |
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| NEW! E' online la terza parte del tutorial Come costruire una rete e condividere un accesso ad internet |
Sciacalli,
sciocchi e sciagurati No, non voglio aggiungere la mia piccola voce alloceano di parole che circonda i terribili avvenimenti dell11 settembre 2001 (e le conseguenze che seguiranno). Molto più modestamente... mi limito a un argomento specifico e ristretto. I mezzi di comunicazione e in particolare linternet. E mi scuso con quei cani selvatici che non hanno alcuna colpa del significato che diamo alla parola sciacallo. Perché di sciacalli dobbiamo parlare e di una montagna di sciocchezze e manipolazioni. Da molti anni, qualunque cosa accada, ci si mette di mezzo linternet quasi sempre a sproposito e quasi sempre dicendo cose insensate. Cè chi si è buttato a dissertare su quali mezzi hanno vinto e quali hanno perso. Non vedo come possa esserci una risposta sensata a questa domanda né a chi possa interessare. Qualcuno dice che la televisione ha vinto e linternet non ha funzionato. Non è vero e il ragionamento è sbagliato. Limmediatezza della notizia è affidata ovviamente a due mezzi broadcasting: la radio e la televisione. È inutile dissertare sul fatto che chi doveva ha fatto il suo mestiere. Semmai ci dobbiamo porre una domanda terribile: il lancio di due aeroplani contro le torri è stato pensato in funzione del suo effetto televisivo? Temo che sia così. Le emittenti non potevano fare altro che riprendere e trasmettere quellorripilante spettacolo. Ma ora dovrebbero smettere di ripeterlo per evitare che diventi routine. La stampa? È canonico che dovesse seguire con approfondimenti e commenti. Lha fatto, abbondantemente. Talvolta bene, talvolta no. Ma ha svolto il suo compito. Un giorno qualcuno farà unanalisi su come le notizie sono state interpretate e commentate da varie fonti e in diverse culture e potrà essere interessante. Ma per ora non cè altro da dire. Linternet? Il suo ruolo è essere un terreno di dialogo e di scambio di opinioni. Ce nè stata uninfinità e le discussioni continuano. Ci sono stati intasamenti e rallentamenti? Non su ciò che conta: posta elettronica, liste, newsgroup. Molto meno importante è ciò che è accaduto sui siti web (non mancavano altre fonti di notizie). Alcuni (in particolare italiani) erano inaccessibili. Per ingestibile sovraccarico di traffico? No. Per incompetenza. Sono sempre stracarichi di ingombri inutili e si erano ulteriormente appesantiti per copiare la televisione. Molto più bravi alcuni siti americani (come Cnn e Abc) che avevano messo online testi veloci e leggeri e così erano riusciti a dare un servizio a milioni di persone senza essere intasati. Cioè cè chi sa fare il suo mestiere e chi no. Gli asini, se hanno orecchie, imparino. Ma cè dellaltro. Parecchi commentatori si sono precipitati a cercare un modo per dire che questo è un delitto dellera dellinternet. Cosa palesemente falsa e stupida. Ma si arrampicano sui vetri per continuare a dirlo. Leggiamo le cose più bizzarre. I terroristi usavano siti web per mandare messaggi in codice. Perché mai avrebbero dovuto farlo? A chi serve unipotesi del genere se non a qualcuno che sta cercando scuse per censurare un po di tutto, per intercettare, carpire, violare la privacy di milioni di persone per motivi che nulla hanno a che fare con la prevenzione dei crimini? I sistemi di intercettazione non hanno funzionato. I casi sono due. Chi ha fatto lunghe e complesse preparazioni del massacro ha evitato di usare strumenti intercettabili (telefoni, radio... o linternet). Oppure quei sistemi sono così mal concepiti e gestiti che trovano un po di tutto fuorché le cose per cui erano stati progettati. Eppure, a posteriori, ecco gli intercettatori chiedere ancora più poteri (proprio nel momento in cui hanno più mano libera, perché in uno stato di guerra non si sta ad aspettare autorizzazioni né si hanno obblighi di trasparenza). Ecco varie organizzazioni (compresa la Microsoft, che non perde occasioni per mettersi dalla parte sbagliata) precipitarsi a offrire collaborazione. Non solo per sfacciato e opportunistico protagonismo, ma soprattutto per avere qualche strumento in più con cui impicciarsi degli affari privati di tutti noi. Neppure in una situazione come questa si rinuncia a strumentalizzare. Non propongo spedizioni punitive né dimostrazioni in piazza. Ma ricordiamoci di chi, nel mezzo di una tragedia, ha cercato di approfittarne. Evitiamo di premiare questi malfattori la prossima volta che ci chiederanno di credere a ciò che dicono, usare i loro servizi, comprare i loro prodotti o lasciarci spiare e censurare. E chiamiamoli con i nomi che meritano: sciacalli, sciocchi e sciagurati. Avremo dato un minuscolo, ma non inutile, contributo a migliorare la civiltà di questo pianeta mentre imperversa la barbarie. (*) Per gentile concessione di Giancarlo Livraghi, autore, fra l'altro, dei libri La coltivazione dell'internet e il recente L'umanità dell'internet |
| Brutte notizie per le
discografiche Quando Napster godeva del suo massimo momento di popolarità, a febbraio scorso, i suoi utenti avevano effettuato, in un mese, 2790 milioni di download. Dopo grandi battaglie giudiziarie, l'industria discografica ha vinto, ma è stata una vittoria di Pirro. Il "nemico" è diventato più difficile e più sfuggente. Il popolo del file sharing non è sparito, si è solo disperso per poi ritornare con più forze e in diversi sistemi, difficili da combattere legalmente. Cifre di agosto: 970 milioni di download per FastTrack, 910 milioni per AudioGalaxy, 640 milioni per iMesh e 530 milioni per Gnutella. Sommati insieme superano i 3000 milioni di download. E mancano altri sistemi leggermente meno popolari. In conclusione rimangono dimostrate tre cose: il problema non era se si "doveva", ma era se si "poteva" proibire il file sharing. Tecnicamente e legalmente, almeno fino adesso, sembra impossibile. La seconda cosa, che già avevamo facilmente anticipato, è che l'industria discografica non ha avuto abbastanza immaginazione: l'albero Napster ha impedito di vedere la "foresta" Internet. La terza domanda è: ma davvero un CD musicale deve costare tanto caro? |
Internet e gli studenti Un'importante ricerca realizzata negli Stati Uniti da Pew Internet & American Life Project, mostra come Internet, in pochi anni, sia diventata ormai una componente insostituibile e stabile del processo educativo dei giovani. Lo studio è stato effettuato su un campione di 754 giovani fra 12 e 17 anni e i risultati sono molto indicativi, anche al di là della solita prudenza dovuta nei riguardi di ogni tipo di studio su Internet. Internet è diventato uno strumento insostituibile per lo studio: il 94% dei giovani fra 12 e 17 anni che si collegano alla Rete dichiarano di usare Internet per svolgere le loro ricerche scolastiche e il 78% pensa che la Rete è un aiuto per i compiti da svolgere a casa. Il 71% di quelli che si collegano ritiene che Internet sia la fonte maggiore del loro più recente lavoro scolastico. Oltre ad essere un aiuto, la rete favorisce il rapporto fra i giovani e fra questi e i professori: il 41% dei giovani che si collegano riferiscono di aver usato le e-mail e i messaggi istantanei per comunicare compagni di classe e professori a riguardo dei compiti a casa. Senza fare "apologia della copia", fa un certo piacere constatare che gli studenti, sia pur connessi e digitali, non smettono di essere tali: il 18% dice di conoscere qualche compagno di scuola che usato Internet per imbrogliare sui compiti e sui test di verifica. Lo studio ha anche svolto una ricerca fra i genitori degli stessi ragazzi, che si sono dimostrati letteralmente entusiasti del ruolo di Internet nell'educazione dei propri figli: l'87% pensa che la Rete aiuta i loro figli nello studio, il 93% pensa che in Internet aiuta i ragazzi perché imparano cose nuove, il 55% pensa che sia una cosa buona e il 55% pensa che sia essenziale per i ragazzi apprendere l'uso della rete. Da sottolineare: il 28% dei genitori ha usato le e-mail per comunicare con gli insegnati. I risultati sono così evidenti che si commentano da soli: in realtà i tanto temuti "pericoli della Rete" per i ragazzi non sembra che siano temuti molto da ragazzi e genitori. Certo questi pericoli non stanno solo nella testa di qualche Savonarola di turno: ci sono e sono reali, ma il rapporto fra pericoli e benefici è tanto a favore dei benefici da rendere inutile ogni ulteriore commento. |
| I siti lenti non fanno
vendere Gli utenti sono indifferenti alla ricchezza multimediale dei siti web e privilegiano la velocità, afferma in maniera decisa uno studio di Jupiter Media Matrix. La presunta "ricchezza" grafica dei siti molto elaborati con tecnologie che li "abbelliscono" non è premiata dai potenziali compratori, come già avevamo avvertito in un articolo di molti mesi fa. Il 40% degli utenti di Internet manifesta la propria disponibilità a ritornare nei siti le cui pagine si scaricano velocemente, mentre soltanto la metà (il 20%) apprezza i siti ricchi di effetti "multimediali". Secondo lo studio, il 59% delle persone consultate chiede "maggior informazione sui prodotti" offerti nei siti di e-commerce. Jupiter Media Matrix suggerisce alle imprese di dare ascolto alle necessità espresse dai visitatori dei loro siti prima di spendere soldi per "rich media feature", che, tradotto in maniera libera, significa "appesantimenti grafici che fanno solo perdere tempo" e, naturalmente, anche vendite. Luciano Sposari |
Triste storia (in
apparenza) di Internet Può essere molto pericoloso per i genitori sgridare i figli se usano troppo Internet. Almeno è questo l'insegnamento che si ricava dal triste episodio raccontato dall'agenzia cinese di notizie Xinhua. Ma la notoria idiosincrasia del governo di Pechino per un libero accesso alla Rete, porterebbe a pensare che si vuole diffondere con più forza l'idea che Internet faccia male ai giovani, una scusa che abbiamo ascoltato troppo spesso. I fatti. Un giovane disoccupato 22enne aveva rubato 2900 yuan (circa 760.000 lire) alla madre adottiva per dedicarsi al suo "perverso vizio". Droga? Alcool? No, non sono più quelli i classici vizi dell'era digitale: li ha utilizzati per consumarli nei cybercaffè della sua città. Quando la madre ha scoperto il fattaccio, gli ha fatto una bella lavata di testa. A questo punto il giovane ha deciso di avvelenare la madre, nascondendo il suo corpo e dicendo a tutti che era andata a lavorare in altra città. Ma il padre, dopo sei settimane, ha trovato il cadavere della donna e il delitto è stato scoperto. Il giovane assassino è stato giustiziato. Certamente una triste storia, più sullo sfondo di un difficile rapporto fra madre adottiva e figlio che su quello dell'uso di Internet, che, anche se tutta la notizia fosse vera, è stata probabilmente solo il motivo casuale di tutta una serie di motivazioni precedenti sulle quali non è possibile sapere. |