n° 89 sabato 12 ottobre 2002 numero arretrato
In questo numero:
PuntoNet compie due anni.
I cacciatori dell'era elettronica.
Wi-Fi: arrivano i punti di accesso bugiardi.
A caccia delle reti wireless insicure a Milano.
Nel numero precedente:
Bugbear in agguato.
Il pene è più veloce del cable modem e dell'ADSL.
Un anno fa nasceva il 3G.
I top del mese:
Fate giocare la Grecia!
Client di tutto il mondo, unitevi!
Napster diventerà un sito porno?

E la montagna partorì un topolino con ruggito da leone.
E il ministro disse: "La Grecia può giocare!"
Le bizzarrie dei domain, di Giancarlo Livraghi.
Pavarotti "and friends" all'attacco del P2P.
E' online la terza parte del tutorial Come costruire una rete e condividere un accesso ad internet
 
PuntoNet compie due anni

Sono passati due anni da quando è uscito, il 7 ottobre 2000, il primo numero di PuntoNet.
Gli anniversari non servono soltanto per fare un consuntivo del lavoro già fatto: soprattutto servono per tracciare i possibili percorsi futuri e per verificare se esistono ancora le condizioni che giustificano il nostro lavoro.

Ci sembrava allora (e ci sembra ancora oggi) che nell'Internet di lingua italiana e spagnola ci fosse (e ci sia tuttora) un ampio spazio per un periodico di riflessione, che non si fermasse all'apparenza epidermica, ma fosse in grado di guardare a tutto tondo al fenomeno complesso della realtà online.
Non per suggerire soluzioni o ricette (che non abbiamo e che forse nessuno ha), ma per suscitare riflessioni ed idee, contro l'accettazione di luoghi comuni e di distratte abitudini.

Noi pensiamo che questa sia soltanto un'idea saggia. Se può anche essere definita una linea editoriale, ebbene, questa è la nostra semplice linea editoriale: PuntoNet vuole essere un'occasione di riflessione su quell'importante fenomeno che è Internet. Senza riguardi per nessuno, senza concessioni o compromessi intellettuali, sempre liberi e sempre forti soltanto delle nostre idee.

Le linee che guidano il nostro lavoro sono altrettanto semplici. Non amiamo il Web "decorato" che guarda più agli effetti grafici che ai contenuti: quindi la nostra grafica è essenziale e spartana. Sappiamo bene che l'eccesso d'informazione diventa disinformazione e quindi non cerchiamo di dare tutte le notizie, ma solo quelle poche che abbiano un valore particolare. Non amiamo catturare l'attenzione e gli accessi con i facili mezzi che spesso vengono utilizzati e quindi diamo sempre e soltanto notizie. Non per moralismo penitenziale: semplicemente perché già lo fanno altri siti e non serve che lo facciamo anche noi.

Naturalmente tutto questo non avrebbe senso se non fosse confortato dal consenso dei lettori. Siamo partiti da zero e adesso abbiamo più di 70.000 visite mensili in costante aumento. Sono moltissime se si tiene conto che il nostro non è un sito "facile": forse è la prova che c'è molto più spazio di quanto si creda per un'Internet di contenuti, di idee e non solo di intrattenimento facile.

Ringraziamo, quindi, tutti i nostri lettori che in questi due anni ci hanno sostenuto, impegnandoci a fare sempre meglio.

Un particolare ringraziamento a
Giancarlo Livraghi, che con i suoi illuminati articoli contribuisce al successo della nostra iniziativa.

Giuseppe Laurenza

 

speciale Wi-Fi
La diffusione delle reti wireless non è solo la diffusione di un'altra delle tante tecnologie. Per le sue particolari caratteristiche, porta con sé fenomeni nuovi ed inattesi, la cui importanza sembra andare al di là del fatto puramente tecnico. Come spesso accade quando sono fenomeni che in qualche modo coinvolgono Internet, porta anche problemi nuovi e interrogativi di non facile discussione e soluzione. Per questo pensiamo che valga la pena di parlarne in maniera un po' più approfondita. Non dal punto di vista tecnico, ma da quello del costume e delle tendenze, come è abitudine di PuntoNet.
I cacciatori dell'era elettronica
La diffusione delle reti wireless è accompagnata dal fenomeno del wardirving e del warchalking. Ladri o tecno-romantici?

Se ai giardini pubblici mi siedo su una panchina accanto a qualcuno che sta suonando i propri CD e mi metto ad ascoltare, chi potrebbe sostenere che sto rubando musica? E perché, allora, sarebbe un ladro chi se ne va in giro per la città con un laptop, un'antenna (spesso artigianale) e qualche programma a captare ed "ascoltare" gli access point delle reti wireless che gridano ai quattro venti la loro presenza?
Questo semplice ragionamento, tratto da una reale discussione in un forum, può servire come introduzione per capire le motivazioni, le autogiustificazioni e il modo di pensare dei "warchalking" e dei "wardriver", i cacciatori dell'era digitale che scorazzano per le foreste metropolitane in cerca delle loro prede preferite: gli accessi alle wireless LAN.

Lo standard Wi-Fi
La tecnologia IEEE 802.11b, nota anche come Wi-Fi, è nata solo qualche anno fa. In pratica è la tecnologia per una normale rete di computer, ma ha l'enorme vantaggio di non utilizzare nessun tipo di cavo per i collegamenti. Per le connessioni usa i segnali radio nella frequenza di 2,4 Ghz, la stessa dei normali telefoni cordless. Consente la notevole velocità di trasmissione di 11 Mbps ed ha un raggio d'azione di circa 100 metri. Il fulcro del sistema è il cosiddetto access point (punto d'accesso), un dispositivo radio che trasmette i propri dati identificativi e autorizza il collegamento dei client alla rete.

Il primo uso importante di questa tecnologia è stata l'offerta di accessi wireless veloci ad Internet nei locali pubblici, alberghi o aeroporti. E' sufficiente avere con sé un laptop con una speciale scheda per potersi collegare, ovviamente a pagamento, ad un access point. Poi le imprese hanno scoperto l'enorme vantaggio delle reti senza cavi, che consentono una mobilità e una flessibilità notevoli.

Il rovescio della medaglia
Purtroppo la medaglia ha anche un rovescio, che non è altrettanto buono. Basta una considerazione elementare. Se mandi i dati lungo un cavo fisico, hai la possibilità di controllarne l'accesso e la sicurezza. Se cominci a mandarli per aria e li diffondi in ogni direzione, non puoi sperare di controllarli altrettanto efficacemente. In pratica, un punto d'accesso è un dispositivo radio che in continuazione grida ai quattro venti "Ehi! Io sono qui! Questi sono i miei parametri, qui è il mio nome, qui è il mio canale e qui c'è come ti puoi connettere a me!".

Ovviamente i realizzatori della tecnologia hanno pensato a sistemi di sicurezza per evitare gli accessi indesiderati. Il metodo si chiama WEP, ma ha dimostrato di non essere assolutamente all'altezza dello scopo. Aggirarlo è un gioco da ragazzi e per giunta moltissimi dimenticano di abilitarlo.

Se spandi miele, arriveranno le mosche
Se spandi in giro il miele, devi aspettarti che prima o poi arrivino le mosche. E le mosche non hanno tardato molto ad arrivare. Se poi le mosche possono contare sull'intelligenza, sulla fantasia e sulle conoscenze collettive che si sviluppano in Internet, la miscela diventa esplosiva e non ci si deve meravigliare se nascono fenomeni vistosi come il wardriving e il warchalking.

Non c'è voluto molto a scoprire che andando in giro con un laptop opportunamente equipaggiato si possono individuare facilmente i punti d'accesso. Non c'è voluto molto affinché in rete cominciassero a diffondersi
i programmi che sono in grado di individuare le reti wireless e aggirarne le protezioni per navigare a sbafo in Internet. Nel migliore dei casi. Nel peggiore, si possono sottrarre informazioni vitali delle aziende. Così è nato il fenomeno del wardriving: andare in giro divertendosi a scoprire le reti wireless.

Lo scorso giugno ad un certo Matt Jones è venuta un'idea: fare un
segno con il gesso sul muro o sul marciapiedi in prossimità di ogni accesso wireless che viene scoperto. Ha anche stabilito un insieme di simboli convenzionali per indicare il tipo di rete e le sue caratteristiche a chiunque passi nei dintorni e sia in grado di capire. A questa attività lo stesso Matt Jones ha dato il nome di "warchalking" e ha pubblicato le sue idee sul Web. L'origine del nome deriva dal "wardialling", un'attività molto in voga anni fa. Consisteva nel chiamare molti numeri a caso e individuare quelli che rispondevano con un modem.

Le comunità tecno-romantiche
L'idea di Matt Jones si è rapidamente diffusa e il fenomeno del warchalking sta dilagando rapidamente, aggiungendosi ai tanti fenomeni comunitari suscitati da Internet. Si
formano gruppi, si scambiano informazioni e soprattutto ci si organizza con la particolare efficienza che solo la Rete può dare. Come abbiamo detto più volte, l'idea della condivisione sta scritta profondamente nel genoma di Internet e anche da questo fenomeno arriva un'ulteriore conferma.

Per andare a caccia di reti wireless occorre innanzi tutto un'antenna. Qualcuno ha scoperto che con i
contenitori vuoti delle patatine Pringles si possono fare antenne di incredibile efficienza che riescono ad ottenere un guadagno fino a 12 o 14 decibel. Altri le fabbricano con le lattine vuote di caffè. Ovviamente il Web è pieno di dettagliate istruzioni su come costruirle spendendo qualche dollaro.

Ma il fenomeno ha anche un aspetto
cavallerescamente competitivo: vengono stilate vere e proprie classifiche dei cacciatori più bravi. I più in gamba possono vantare, come trofei di caccia dell'era elettronica, migliaia di reti individuate.
Ma nessuno conserva per sé le prede, in onore
allo spirito comunitario della Rete. Una volta individuati, i punti d'accesso vengono immediatamente pubblicati sul Web. Ed è così che si diffondono mappe dettagliatissime di varie città con l'indicazione precisa delle reti scoperte.

Ladri o libertari?
Che senso ha questo fenomeno? In gran parte è un rifiuto istintivo per l'Internet delle decine di login, delle migliaia di password, dei numeri identificativi, degli impedimenti, dei controlli, dei cookie, della sorveglianza, dei micro e macropagamenti. Insomma il desiderio, esplicito o implicito, di conservare l'originale spirito libertario, anarcoide e comunitario della Rete, contro l'idea di trasformarla in un'unica, immensa, controllatissima e luccicante boutique.

Alcuni non la pensano affatto così. Ad esempio Nokia, il colosso dei cellulari, ha definito semplicemente come "ladri" tutte queste persone. Quindi il dilemma: tecno-cavalieri tardo-romantici o semplicemente ladri? Come spesso facciamo, noi ci limitiamo a porre il problema, al quale ognuno darà la risposta che ritiene più opportuna.

Giuseppe Laurenza
Wi-Fi: arrivano i punti di accesso bugiardi
Tempi duri per gli appassionati del wardriving e del warchalking: cercano una rete Wi-Fi? Ne troverranno decine di migliaia. False.


La tecnologia di accesso wireless IEEE 802.11b, nota anche come Wi-Fi, sta producendo una catena di attività "indotte". Approfittando dei suoi noti problemi di sicurezza, si è diffusa una strana attività che è a metà fra lo sport e la scampagnata tecnologica, con un pizzico di comunitarismo elitario e un po' di underground che non guasta mai: il wardriving e il warchalking. Si gira in auto la città con un laptop, un'antenna (a volte artigianale) e qualche programmino scaricabile in rete a caccia di reti Wi-Fi non protette. Una volta trovate, possono essere usate per sottrarre dati aziendali, per accedere a sbafo ad Internet o per il puro gusto sportivo di trovarle, a secondo del grado di cattiveria dei protagonisti.
Approfittando di queste attività e del giustificato timore di chi ha una rete Wi-Fi, molte aziende stanno facendo ottimi affari proponendo sistemi più o meno efficaci di sicurezza e protezione delle reti wireless.
In pratica, un Access Point (punto d'accesso) è un dispositivo radio che in continuazione annuncia ai quattro venti la propria presenza. Difficile resistere alla tentazione.
Visto che è molto difficile (se non impossibile) proteggere le reti Wi-Fi contro gli accessi non autorizzati, l'azienda
Black Alchemy ha rovesciato il problema partendo da un'idea semplice quanto geniale. I wardriver vogliono trovare reti? Ne troveranno decine di migliaia, ma tutte false. E in mezzo alle decine di migliaia false, individuare quella vera è come trovare il classico ago nel pagliaio. Il software si chiama Fake Acess Point e non fa altro che convertire un vero onesto punto d'accesso in un matricolato bugiardo: manda, infatti, fino a 53.000 annunci di false reti Wi-Fi.
Il povero wardriver si trova letteralmente inondato di falsi annunci di reti senza la possibilità di distinguere l'unica vera. In questo caso rinuncia e prosegue altrove la sua caccia. Per ora.
Infatti gli accaniti wardrivers del gruppo Cory Doctorow di San Francisco hanno detto che è solo questione di tempo trovare il modo di individuare la rete vera in mezzo a quelle false. Hanno affermato che il problema consiste solo "in un software che ancora non è stato scritto".
Si sa che i bugiardi si distinguono per il naso lungo, ma anche se le reti Wi-Fi non hanno naso, è presumibile che davvero non ci vorrà molto prima che cominci a diffondersi in rete qualche software che sia in grado di misurare il naso delle reti wireless e di distinguere le vere dalle false.

Luciano Sposari
I nostri amici di Portel.it hanno voluto realizzare un reale wardriving per le strade di Milano. Per loro gentile concessione, riportiamo volentieri la loro interessante esperienza.


A caccia delle reti wireless insicure a Milano
Mercoledì 9 Ottobre 2002

Portel.it, il portale della telefonia, in compagnia di due esperti di sicurezza, è andato a caccia di reti wireless insicure a Milano.

Insieme ai due esperti "naif" e "vodka", Portel ha verificato, per le strade di Milano, le esperienze di wardriving. Per chi non lo sapesse il wardriving è fenomeno che consiste nell'agganciare una rete wireless altrui per navigare ad alta velocità senza alcuna spesa.

Un'auto, tre antenne di cui una direzionale, due portatili con sistema operativo Linux: un week-end a caccia di reti Wi-Fi insicure, con risultati allarmanti.
Complici le insicurezze delle reti senza fili, Portel ha scovato in una sola ora 18 reti, di cui 12 senza il Wep (Wired Equivalent Privacy, l'attuale meccanismo di protezione delle reti senza fili).

Il wardriver può navigare gratuitamente, ma può anche utilizzare l'accesso come testa di ponte per sferrare attacchi su Internet nell'anonimato più completo. Ecco perchè, con l'aiuto di naif e vodka, Portel ha stilato un decalogo di sicurezza per reti wireless.

"L'indagine - ha dichiarato Christian Grassi, amministratore delegato di Portel.it - vuole evidenziare i pericoli che si nascondono dietro una rete wireless non protetta adeguatamente. Come portale sulle telecomunicazioni, Portel ha voluto così portare all'attenzione dei lettori un pericolo troppo spesso trascurato ed ignorato dagli operatori interessati".
"A fronte di uno standard che non offre soluzioni in grado di essere considerate sicure - continua Grassi - ciò che possiamo fare è comunque rendere quanto più difficile il lavoro necessario per portare a termine un attacco, ed evitare di fare della propria rete un Access Point pubblico per accedere a Internet.
Con l'aiuto degli esperti, abbiamo elencato una serie di consigli utili per proteggere le reti Wi-Fi".

Lo speciale è raggiungibile a questo Url:
http://www.portel.it/wireless/wardriving/wd.asp
(foto, documenti e consigli utili per proteggere la propria rete senza fili, gli aspetti legali e i risultati dell'indagine)

/R2


Numero precedente: sabato 5 ottobre 2002
Bugbear in agguato
Il nuovo virus ruba password e numeri di carte di credito

Sembra che sia affamato di password e di numeri di carte di credito il nuovo virus che si sta diffondendo in questi giorni. Si chiama Bugbear, o meglio w32.bugbear@mm, ed è conosciuto anche come Tanatos. Come sempre, affetta soltanto gli utenti di Windows, mentre quelli di Linux, Macintosh e Unix non hanno niente da temere. Come sempre arriva via e-mail, ma questa volta non ha un soggetto fisso: l'unica caratteristica fissa è l'allegato, che ha sempre una lunghezza di 50.600 byte e doppia estensione, di cui l'ultima è .exe, .scr o .pif. Gli appassionati di musica devono stare attenti, perché può arrivare anche attraverso le reti di scambio p2p.
Se viene inavvertitamente lanciato, Bugbear si va a sistemare nella directory System di Windows con un nome composto da quattro lettere casuali e l'estensione .exe (ad esempio bbbt.exe). Modifica anche il Registro in maniera da lanciarsi automaticamente quando si accende il computer. Infine, si va a sistemare anche nella cartella di Avvio con un nome di tre lettere casuali e l'estensione .exe. La parte troiano di questo worm riesce ad annullare molti firewall e molti programmi antivirus. L'effetto peggiore di questo troiano è l'attivazione di una routine che registra in un file tutti i tasti premuti dall'utente, in particolare quando quest'ultimo digita password o eventuali numeri di carte di credito. Ovviamente a questo file si può accedere da remoto attraverso la porta 36794 che il worm lascia aperta.
Molti produttori di antivirus hanno già messo a disposizione i mezzi per individuare e rimuovere questo worm, che si preannuncia abbastanza pericoloso. Per maggiori informazioni si può vedere
qui o qui.

Luciano Sposari
Il pene è più veloce del cable modem e dell'ADSL
La quantità d'informazione che passa durante un'eiaculazione è infinitamente maggiore di quella che viaggia sui più veloci dispositivi di connessione.

Da oggi gli uomini possono andare fieri delle prestazioni del loro organo genitale. Ovviamente non per una sorta di banale vetero-maschilismo. Ma sapere che il proprio pene è di gran lunga più efficiente dei più recenti marchingegni tecnologici, non può che essere motivo di soddisfazione.
A sostenere questa stravagante e gratificante ipotesi è un oscuro studioso, il quale ritiene di
dimostrarla con incontestabili calcoli scientifici alla mano.
Innanzi tutto bisogna partire da qualche sommaria considerazione di biologia. Il genoma umano è formato da circa 3.120.000.000 coppie di basi azotate adenina-timina e guanina-citosina. Ci sono quattro diverse possibilità di combinazione, che possono essere rappresentate utilizzando due bit (00, 01, 10, 11). In uno spermatozoo c'è la metà del genoma (l'altra metà è quella dell'ovulo femminile), cioè 1.560.000.000.
Durante una normale eiaculazione vengono prodotti ed inviati milioni spermatozoi. Assumendo un valore per difetto di 200.000 spermatozoi, il calcolo diventa semplice: 1.560.000.000 x 2 bit x 200.000, il che fornisce la fantastica quantità di 624.000.000.000.000.000 di dati o, se si preferisce, 78.000 Terabyte!
E l'ampiezza di banda? Semplice! Tenendo conto che un'eiaculazione dura circa 5 secondi, basta fare la divisione e si ottiene la fantastica larghezza di banda del pene: 15.600 Tbps! I più potenti backbone di Internet, con i loro "miserabili" 0,005 Tbps vengono letteralmente umiliati!
Obiezione: dei milioni di spermatozoi, solo uno raggiunge "la meta" e quindi tutti gli altri devono essere considerati come "rumore" indesiderabile e non devono entrare nel conto. Anche tenendo conto di questo, si ottiene l'esaltante velocità di trasmissione di 78 Mbps! Roba da far impallidire l'ADSL, il cable modem, la terza generazione e probabilmente anche la quarta e la quinta!
Certamente bisognerebbe tenere conto di tutte le altre tipiche preoccupazioni della teoria dell'informazione come, ad esempio, raggio d'azione, "throughput" o "tempo di latenza". Sul raggio d'azione andiamo male! Qualche decina di centimetri (a voler essere generosi) è tutto quello che un pene può fare. Per il "throughput" andiamo peggio: un'ADSL può rimanere attiva 24 ore su 24. Molto difficile che un pene possa fare altrettanto. Per quanto riguarda il tempo di latenza buttiamo lì una cifra azzardata: nove mesi?
Un anno fa nasceva il 3G
Fu una nascita o un aborto prematuro?

Il primo ottobre dell'anno scorso, la stampa di tutto il mondo celebrava con toni trionfalistici la nascita della terza generazione di telefonia cellulare. In realtà pochi sapevano (e pochi tuttora sanno) di cosa esattamente si trattava. L'unica cosa che si vedeva in TV, erano le facce di giapponesi (o erano coreani?) felicissimi, che guardavano estasiati lo schermo del loro cellulare nel quale appariva un'altra piccola faccia di un altro giapponese ugualmente felice ed estasiato.

Quindi il 3G sarebbe il cosiddetto "video telefono"? Già ci sembra di ascoltare i rimproveri severi degli esperti del settore: "3G è anche video telefono, ma sarebbe riduttivo pensare che sia solo quello". Ad ogni modo, il primo ottobre del 2001 il poderoso gestore giapponese NTT DoCoMo lanciava, con grandi speranze e sotto i riflettori della stampa mondiale, il servizio FOMA, il primo servizio mondiale di telefonia cellulare di terza generazione.

Dopo un anno, che è rimasto di tutte quelle speranze? Poco, anzi quasi niente. Tutti gli abbonati al servizio FOMA potrebbero tranquillamente entrare in due stadi di calcio e si tenga presente che parliamo del Giappone, dove gli utenti di telefonia cellulare si contano a decine e decine di milioni. Un bluff? Una nascita prematura? Una non ben ponderata avventura tecnico-commerciale? La risposta certa ovviamente non esiste, ma facendo qualche passo indietro si può capire molto di più.

Alla fine degli anni '90, quando ancora ci s'illude che la crescita economica possa essere infinita, la telefonia cellulare mostra crescite esaltanti. Sembra che, in tutto il mondo, i consumatori non vogliano altro che cellulari, che si viva per i cellulari e che la felicità stessa stia nel possedere un cellulare. I numeri crescono rapidamente e i produttori sanno che presto si arriverà alla saturazione.

Occorre quindi tirare fuori dal cappello tecnologico qualcosa di nuovo. Non importa che sia davvero nuovo, è sufficiente che lo sembri, tanto i consumatori sembrano disposti a comprare di tutto. E' così che nasce la terza generazione. Fino alla seconda, abbiamo usato il cellulare per fare chiamate in voce. E' arrivato il momento di utilizzare il cellulare per collegarsi ad Internet e per inviare immagini e filmati.

Non importa che le velocità di trasmissione del 3G siano troppo basse per filmati decenti, non importa che occorre costruire di sana pianta le costosissime reti, non importa che esistano ricerche di mercato che affermano che a pochi interessano i nuovi servizi. E soprattutto non importa che nel frattempo sia nato il GPRS, una tecnica che sta a metà fra 2G e 3G e che ha il notevole vantaggio di fare quasi tutto quello che promette il 3G, ma sulle vecchie reti GSM: quindi senza la necessità di costruire le nuove. Non importa niente, tanto si spera che i consumatori abboccheranno comunque.

Ed è così che le grandi società telefoniche si gettano a capofitto in una forsennata gara ad acquistare le costosissime licenze UMTS, che i governi concedono a prezzi da capogiro ai migliori offerenti. Le banche concedono prestiti e le telefoniche di tutto il mondo si caricano di debiti astronomici. I "billion" di debiti non fanno impressione a nessuno, mentre la bolla del 3G si gonfia a dismisura.

Ma ad un certo punto, come tutti sanno, la festa della crescita continua finisce e ci si rende conto che negli ultimi dieci anni abbiamo comprato cose che non ci servivano con soldi che non avevamo.

E piano, piano si comincia a sgonfiare la bolla del 3G. Ad una ad una, le grandi società telefoniche cominciano a rimandare a tempi migliori il lancio della terza generazione. Di colpo si rendono conto che hanno pagato troppo le licenze e non hanno più soldi per costruire le reti. Le banche non vogliono più allentare tanto facilmente i cordoni delle borse, che cominciano a diventare magre.
All'inizio si prometteva il 2001, poi il 2002, poi il 2003 e adesso si comincia a parlare del 2005 o 2006 come vero inizio della terza generazione. Se tutto andrà bene.

Per adesso, in tempi di magra, ci si accontenta del più modesto GPRS che funziona benissimo sulle reti esistenti: in fondo consente di inviare immagini e permette di raggranellare qualche soldo con gli MMS, i messaggi multimediali. Una goccia nel mare dei debiti e delle promesse, ma in tempi di magra ci si attacca anche alle gocce.

Che fine farà la terza generazione? Nicholas Negroponte, uno dei critici più severi,
dice che la terza generazione è "troppo poco e troppo presto". Ritiene comunque che si farà, perché ormai le cose sono andate troppo avanti, ma che sarà un clamoroso insuccesso. Secondo Forrester Research, le aspettative delle società telefoniche sono "spaventosamente" non realistiche. Pensano che nel 2008 il 40% degli utenti userà i servizi 3G, ma altre stime indipendenti prevedono il 10% nel lontano 2007.

Ad ogni modo i programmi faraonici delle telefoniche cominciano ad essere drasticamente ridimensionati. In qualche caso hanno semplicemente rinunciato alle licenze, per mancanza di soldi e sotto la pressione dei debiti. Alcuni analisti consigliano chiaramente di tirarsi indietro, anche a costo di perdere i soldi già versati per le licenze: sempre meglio che fare altri debiti per costruire le reti.

Resta quindi avvolto nell'incertezza il futuro del 3G. Probabilmente la frittata ormai è stata fatta e davvero le telefoniche non possono più tirarsi indietro. Ma certamente il 3G si farà a piccolissimi e timidi passi, in aree ridottissime, quanto basta per dire "Noi ce l'abbiamo".

Ripensando ai giapponesi felici di un anno fa con il loro video telefono, ci viene in mente che in fondo i giapponesi sorridono sempre. Quindi è probabile che non erano tanto felici come sembrava: forse sorridevano solo per le telecamere e noi, ingenui, ci stavamo per credere!

Giuseppe Laurenza