11 novembre 2000 - informatica e internet
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Requiem per i congiuntivi
Analfabeti a causa di Internet?


Nei giorni scorsi sull'autorevole quotidiano inglese The Times e' divampata una polemica a proposito della distruzione della scrittura ad opera dei nuovi modi di comunicare. Filologi, linguisti e insegnanti hanno accusato chat, forum, messaggi sui cellulari ed e-mail, con il loro tipico linguaggio estremamente breve e conciso, di causare una specie di "analfabetismo di ritorno". Come e' nostra abitudine, piu' che dare soluzioni (ci sono gli esperti per questo) vogliamo solo fornire alcuni elementi di riflessione in base ai quali ciascuno formi la propria opinione. Vorremmo innanzitutto chiedere a quale tipo di scrittura si riferiscono: certo, se ci si riferisce al modo di scrivere "saggistico", ampio, argomentato, elegante e completo non e' certo il cyber il suo luogo adatto. Costo del telefono e risparmio di bytes costringono per forza di cose ad un modo di scrivere veloce e conciso. Ma dove sta scritto che la scrittura breve e' per forza uno schifo? Non vorremmo essere banali ricordando che la poesia ermetica ha altrettanto valore poetico della Divina Commedia. Se uno vuole scrivere un saggio non va in chat a farlo. E inoltre chi scrive per mestiere sa bene che scrivere un articolo breve e' molto piu' difficile che scriverne uno lungo. Quindi la brevita' non e' per forza un fatto negativo. Contano le parole che si usano e non quante se ne usano.
D'altra parte, che ci sia una crisi generalizzata della capacita' di scrivere e' un fatto evidente e non da adesso, ma internet non c'entra. La crisi c'era gia' prima di internet e ci sembra piu' ragionevole attribuirla allo strapotere e all'abbondanza di comunicazione per immagini a detrimento della parola, operato soprattutto da media come la televisione, che presuppongono uno spettatore passivo. Leggere un libro e' certamente piu' faticoso che guardare le stesse cose in immagini. Costa meno fatica ma disabitua all'uso della parola.
Ma anche la televisione ha avuto il merito di farci arrivare la' dove prima non potevamo. Come sempre si attribuiscono ai media colpe che non hanno e le caratteristiche specifiche vengono percepite come difetti. In realta' siamo d'accordo con Giancarlo Livraghi quando dice, in una intervista rilasciata al quotidiano Clarin di Buenos Aires, che, anzi, Internet rappresenta una "rivincita della parola" sull'immagine. Certo, girando per forum e chat si rimane spesso perplessi dal modo di scrivere. Ma fermatevi un attimo a pensare: se quelli che scrivono tanto male nei forum non stessero su Internet, scriverebbero forse meglio? Siamo sicuri che Pinco Pallino, che in chat inciampa puntualmente su tutti i congiuntivi, se invece non stesse su Internet scriverebbe la Divina Commedia? Abbiamo forti dubbi: forse non scriverebbe per niente e starebbe sbracato davanti ad un televisore. E allora forse e' meglio cosi': che scriva pure male, ma per lo meno scrive e si sforza anche di farlo al meglio possibile se vuole esprimere in parole i suoi pensieri e le sue sensazioni e fare in modo che gli prestino attenzione.
La festa sta finendo?
Il modello dei servizi gratis, ma con pubblicita', sembra entrare in crisi.

Il recente cambio di rotta di Napster, trasformato da sito di libero e gratuito scambio di file musicali in sito a pagamento, ha fatto molto scalpore nella rete (vedi nostro articolo) e adesso molti si interrogano se rimarra' un episodio circoscritto o se, invece, e' il segno di un cambio di tendenza generalizzato.
Fino a qualche tempo fa, avevano avuto poco successo tutti i tentativi di introdurre forme di pagamento in Internet: appena qualche servizio di successo cessava di essere gratis, veniva immediatamente abbandonato: la rete e' grande e' c'e' sempre la possibilita' di trovare altrove gratis quello che si pretende di far pagare. Sostanzialmente, solo i siti per adulti in tutti questi anni sono riusciti davvero a farsi pagare direttamente. Spesso sembrava quasi una questione di principio, una specie di rifiuto profondo a pagare, come se pagare fosse quasi un "contaminare" la purezza originaria della Rete, un vago desiderio di tenere i "mercanti fuori dal tempio". E' abbastanza logico vedere in questo l'eredita' "culturale" dell'Internet originaria, nata sulla base di uno scambio di idee e di informazioni assolutamente libero e universale. I primi ad entrare in Internet sono appunti entrati in questo clima e a questo hanno continuato a far riferimento. Ma adesso l'utente medio e' cambiato: non e' piu' il giovane tecnofilo a meta' strada fra anarchia, romanticismo e con risorse economiche contate. Adesso (si veda il nostro articolo): ha 41 anni in media, lavora, guadagna bene, e' entrato in internet da poco e non ha conosciuto l'epoca "romantica" di Internet e soprattutto ha soldi da spendere e considera normale pagare per ottenere qualcosa. Fino adesso l'unica forma tollerata di pagamento indiretto e' stata la pubblicita' in tutte le sue forme, palese o nascosta, chiara o subdola. Ma questo modello fondato solo sulla pubblicita' non potra' durare a lungo e Bob Visse, dirigente della Microsoft lo ha detto molto chiaramente: "Il solo affidarsi alla pubblicita' ha i giorni contati". E Dan Campi, di Punch Networks: "Non c'e' pranzo gratis su Internet". Anche quelli che continuano a difendere il modello del "gratis con pubblicita'" ammettono che in futuro potrebbero introdurre forme di pagamento. EBay e Paypal hanno gia' introdotto alcuni pagamenti senza per questo subire flessioni significative.
Forse e' presto per dire se davvero la tendenza e' quella di una lenta trasformazione dei servizi piu' utili e di successo in servizi a pagamento, ma certamente molti indizi suggeriscono che si potrebbe andare in quella direzione, fidando sulle possibilita' e sulla maggiore disponibilita' del nuovo "utente medio".
Mailbox, domain, indirizzi: una questione di identità
di Giancarlo Livraghi


Nemico come sono di qualsiasi censura o spionaggio sulla rete, per una volta devo mettermi dalla parte di chi controlla. Mi sembra incontestabile il diritto di un'impresa (come di qualsiasi organizzazione pubblica o privata) di leggere e verificare tutta la corrispondenza aziendale. D'altra parte è giusto che a nessuno sia consentito interferire con la vita privata dei propri dipendenti o collaboratori. Come si risolve il problema? Tenendo separate le identità.
Già due anni fa mi ero occupato di questo problema. Ma da quanto possiamo osservare siamo molto lontani da una soluzione. Gira molta corrispondenza con identità confuse. Ci sono casi curiosi... una signora che non conosco sbaglia indirizzo e manda appassionati messaggi intimi che arrivano a me invece che al suo innamorato. Per quanto mi riguarda, può stare tranquilla: non rivelerò i suoi segreti d'alcova (e non so chi sia, perché firma con una varietà di vezzeggiativi). Mi chiedo come mai non si sia accorta che il destinatario non li riceve. Ma non bada neppure al fatto che la posta elettronica è pubblica e intercettabile... e soprattutto che, poiché usa una mailbox aziendale, è probabile quanto ragionevole che le sue effusioni siano note all'amministratore del sistema - o a chiunque altro nell'impresa tiene sotto controllo la corrispondenza.
Usare una mailbox aziendale non è come telefonare a casa dall'ufficio per dire "questa sera farò tardi". È come usare la carta intestata dell'impresa. Cosa che ovviamente non è corretto fare quando si tratta di corrispondenza privata. Perciò è necessario che ogni persona, se usa la rete per l'ufficio e anche in privato, abbia almeno due mailbox. E il diritto, se vuole, di usare per la corrispondenza personale una chiave di crittografia che non sia conosciuta dall'impresa in cui lavora.
Non tutti hanno bisogno di "codici cifrati". Per esempio, nel mio caso... ho una chiave PGP ma non la uso quasi mai. Perché la mia corrispondenza è di tale natura che non mi preoccupo se chiunque la legge. Ma mi domando quante imprese mandino per via elettronica informazioni che non vorrebbero rivelare troppo presto ai loro concorrenti. O tengano quelle informazioni su computer collegati alla rete - con difese così fragili che non occorre un "grande hacker" per andarle a leggere.
Non voglio entrare nella misteriologia dello spionaggio industriale... anche se sappiamo che alcuni sistemi "pubblici" di controllo della rete sono stati usati al servizio di interessi privati (e che alcuni software molto diffusi contengono funzioni nascoste che li rendono "ispezionabili" online da chi li produce). Ma un po' di prudenza sarebbe ragionevole.
Non è la sicurezza l'unico motivo per cui un'impresa non dovrebbe mai delegare a "terzi" la gestione dei suoi sistemi. Capisco che non tutti possano avere un proprio server, direttamente controllato da personale interno. Ma anche quando è ragionevole andare in hosting su servizi esterni, quanti chiedono e ottengono le necessarie garanzie? Quanti difendono con sufficiente attenzione la propria identità? Quanti si garantiscono la titolarità del domain, il controllo sulla posta, le difese contro ogni interferenza?
C'è una gran voglia in giro di "liberarsi del problema" accettando qualcuna delle infinite offerte di chi dice "non preoccuparti, ci penso io". Col poco brillante risultato di cadere in soluzioni preconfezionate e imitative, che non sono mai le migliori. E, peggio ancora, di cedere qualcun altro un pezzo della propria identità.
L'internet non è una moda passeggera. Molte cose dovranno cambiare, ma la rete continuerà a esserci e diventerà uno strumento necessario per tutti. Meglio pensare in anticipo a una chiara definizione delle identità. Compresi i nomi dei domain e delle mailbox.
Per cominciare... secondo me ogni impresa dovrebbe assicurarsi che non siano usate le mailbox aziendali per motivi privati. Il costo è marginale... non solo esistono i servizi "gratuiti", ma con una spesa trascurabile ogni azienda potrebbe regalare a tutti una mailbox personale. Lascio ai tecnici, ai giuristi, ai sindacalisti e ai tutori ufficiali della privacy il compito di stabilire come possa essere impedito a un'impresa di ispezionare una mailbox privata quando qualcuno la usa dall'ufficio (evitando di cadere in assurde pastoie burocratiche; come, per esempio, una disposizione fiscale tedesca che chiede di considerare come retribuzione il tempo trascorso in rete per motivi privati durante l'orario di ufficio - cosa che è praticamente impossibile misurare). Ma se si cominciasse a spiegare alle persone che non è corretto usare un'identità non propria avremmo fatto un sostanziale passo avanti.


(*) Per gentile concessione di Giancarlo Livraghi, autore, fra l'altro, del recente libro La coltivazione dell'internet.
Guadagna quando NON navighi

Piu' volte abbiamo segnalato le potenzialita' del "distributed computing" (vedi nostri articoli precedenti): utilizzare i tempi di inattivita' del nostro computer casalingo per eseguire una piccola parte di un grande problema di calcolo. Tanti piccole porzioni di calcolo di tanti utenti domestici contribuiscono tutte insieme a risolvere qualche grande problema. Fino adesso gli scopi erano solo no-profit: esaminare la montagna di dati di un radiotelescopio alla ricerca di tracce di esseri intelligenti oppure partecipare alla lotta all'Aids contribuendo a costruire il modello di molecole utili contro la malattia. Se siete stanchi di scopi piu' o meno nobili adesso potreste guadagnare bene se consentite l'uso dei tempi morti del vostro computer. La Porivo Technologies ha lanciato il programma PEER, da scaricare sul suo sito. Piu' consentite l'uso del vostro computer piu' avete la possibilita' di vincere uno dei premi in palio (musica, libri, video, etc.) fino al gran premio da 2000 dollari, o due da 1000, da spendere in Buy.com. Auguri!
Allarme disastri via Web

Gli utenti americani potranno presto usufruire di un nuovo sistema di allarme in caso di calamita' naturale: un avviso che improvvisamente appare mentre sono connessi ad Internet.
Alcuni giorni fa, il capo della NTIA (National Telecommunications and Information Administration, Amministrazione Nazionale delle Telecomunicazioni e Informazioni) ha lanciato un nuovo sistema di avviso chiedendo la collaborazione di tutti gli ISP. Fino adesso gli allarmi di calamita' erano diffusi in un sito, ma gli utenti non potevano vederli se non andavano espressamente su quel sito. Con il nuovo sistema invece, quando un utente si collega ad Internet si attiva un programma che rimane in attesa durante tutto il tempo che l'utente rimane collegato. Se si verifica un allarme appare improvvisamente una finestra con l'avviso di calamita' incombente, qualunque cosa l'utente stia facendo sul Web. In futuro potra' esserci anche un avviso in voce che annuncia un tornado, un'inondazione o quanto altro.
Anche il vecchio Monopoli si converte alla new economy

C'era una volta il vecchio caro Monopoli, il gioco di societa' che da 65 anni incanta giocatori di tutte le eta'.
Ma con la sua struttura da "old economy", fatta di lotti di terreno, costruzione di case e alberghi, societa' dell'acqua e stazioni ferroviarie, era ormai fuori moda.
Quindi la grande conversione alla new economy.
Niente piu' Parco dei Giardini e Vicolo Corto, ma Yahoo, AltaVista, Sun, l'innocente pinguino di Linux e altre stelle del firmamento elettronico al posto dei vecchi cari e sorpassati nomi. Alla classica edizione del gioco, che ormai era in grande crisi, si sostituisce adesso la "Dot Com Edition". Invece degli "imprevisti" adesso vi arriva una e-mail e invece delle "stazioni" e delle "societa'" adesso avete gli ISP. Pero' rimangono le tasse da pagare (cambiano le economy ma le tasse sono eterne!) e rimane pure la "prigione" (per gli hacker?). Guardate qui il nuovo tabellone e decidete voi se rimanere con il vecchio o passare al nuovo new-economy-monopoli.
11 novembre  All'asta i giornali che annunciavano prematuramente la vittoria di Bush. Speravano di anticipare tutti gli altri annunciando prematuramente la vittoria di Bush nelle elezioni americane: e invece e' stato uno dei piu' clamorosi errori giornalistici degli ultimi tempi. Tanto clamoroso che adesso le edizioni "sbagliate" dei giornali vengono messe all'asta su eBay: una copia del New York Post con il titolo "Bush wins" ha raggiunto in qualche momento la quotazione di 6300 dollari. Moltissimi altri quotidiani hanno raggiunto quotazioni di alcune decine di dollari. Un buon affare per chi li ha comprati prima che uscissero le edizioni di rettifica.
12 novembre  Una settimana importante per Internet. Dal 13 al 16 novembre si svolgera' a Marina del Rey (California) il prossimo Meeting della ICANN, dal quale potrebbero uscire importanti decisioni per la creazione dei nuovi domini. Come e' noto, con una decisione che a molti e' parsa un vero e proprio colpo di mano, i nuovi rappresentanti eletti dal popolo di Internet potranno partecipare solo alla fine del meeting, quando tutte le decisioni saranno state prese: in pratica sono stati esclusi. Per questo l'associazione Internet Democracy Project ha organizzato per il 12 novembre, sempre a Marina del Rey, un Forum alternativo al quale parteciperanno i 5 direttori della ICANN eletti direttamente ed esclusi dalle decisioni importanti nel meeting ufficiale.

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I membri eletti della ICANN costretti ancora in sala d'aspetto (4 novembre)
Nostro tutorial: Come e' organizzata Internet
13 novembre  Una CIA dentro la CIA, come le matrioska, ma solo per chat "bollenti". Durante un normale controllo di routine sulla propria rete di computer, la CIA scopre una chat room segreta, creata dai propri impiegati (anche di altissimo livello) per scambiarsi e-mail, file e giochi. Il portavoce si e' affrettato a precisare che non sono in pericolo informazioni segrete, ma che almeno 160 persone sono indagate per uso improprio della rete di computer e per aver tenuto nascosta la cosa per molto tempo. Il portavoce ha anche commentato amaramente che se questi impiegati avessero fatto la stessa cosa nella rete del KGB avrebbero avuto medaglie dalla CIA, ma (commentiamo noi) avendolo fatto nella propria rete certamente riceveranno non medaglie ma un bel calcio nel didietro. (Fonte: The Washington Post)
14 noviembre  Non si vive di sola Internet. Molti cercano di dimostrare, giorno dopo giorno, che con la rete ci si puo' nutrire, ci si puo' curare, si puo' comprare e si puo' vendere: insomma si puo' vivere. Due degli esperimenti personali piu' estremi sono condotti uno negli Usa e l'altro in Cile, e riguardano individui che hanno deciso di chiudersi in casa mantenendo il contatto con il mondo esterno solo attraverso Internet. L'americano di 26 anni conosciuto come "il ragazzo Punto Com" continua tuttora cercando di dimostrare a se' stesso e al mondo che puo' vivere chiuso in casa, svolgendo tutte le sue attivita' nella "societa' virtuale". L'altro, il cileno Enrique Piraces, non ce l'ha fatta e ha abbandonato, senza che finora se ne conoscano i motivi. Nel suo sito attualmente ci sta solo una pagina nera e una frase che dice: "In questo momento questa pagina e' disabilitata".
15 novembre  Finalmente disponibile Netscape 6. Dopo una lunga attesa e' finalmente disponibile la nuova versione 6 di quello che fu il piu' usato browser. Con questa versione, decisamente ricca di novita', gli autori di Netscape sperano di riguadagnare una parte consistente del mercato perso a favore dell'antagonista Explorer di Microsoft.