| n° 76 sabato 11 maggio 2002 | numero arretrato |
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| E' online la terza parte del tutorial Come costruire una rete e condividere un accesso ad internet |
| Condannata per pirateria l'azienda
che ha inventato il termine "pirateria" L'anno scorso un tribunale francese ha condannato Microsoft ad una forte multa per violazione della proprietà intellettuale. Ma per uno stranissimo caso di distrazione collettiva nessuno si era accorto della notizia, fino a quando non ne ha fatto cenno un parlamentare peruviano. Si chiama Edgar David Villanueva Núñez, ma a dispetto del suo rispettabile nome da hidalgo spagnolo, questo parlamentare peruviano deve essere uno che sa il fatto suo, come si deduce dalla lettera, tecnicamente ineccepibile, brillante nelle argomentazioni e precisa nelle definizioni, con la quale ha risposto per le rime a Juan Alberto González, general manager di Microsoft in Perù. In questo paese è stata presentata una proposta di legge che dovrebbe obbligare il governo ad usare soltanto il free software. Ovviamente questo ha scatenato le ire della Microsoft e il signor González ha inviato al parlamentare Núñez una lettera con i soliti argomenti, un po' minacciosi e un po' arroganti, che di solito la Microsoft usa a difesa del software proprietario. Fin qui niente di nuovo, sono cose già viste. Ma la sorpresa arriva leggendo appunto la risposta di Núñez. Ad un certo punto, nella lettera, il parlamentare dice che il furto del software di altri è una pratica frequente nel settore del software proprietario e non in quello del software libero e aggiunge testualmente: "Come esempio, la condanna da parte della Corte Commerciale di Nanterre, Francia, del 21 settembre 2001 di Microsoft Corp. ad una multa di 3 milioni di franchi francesi per violazione della proprietà intellettuale (pirateria, tanto per usare l'infelice termine che proprio la sua impresa [Microsoft, N.d.R.] comunemente usa nella sua pubblicità)". Le due lettere sono nel sito Pimiento Linux. Della risposta di Núñez ci sono versioni in varie lingue, fra cui spagnolo e italiano. Della lettera di Microsoft c'è una versione inglese e della proposta di legge c'è una versione in spagnolo e in inglese. Microsoft? Pirateria? Nanterre? Ma di che parla il signor Núñez? Quale condanna? Il riferimento del parlamentare peruviano viene notato dal famoso periodico online Newsforge e dopo qualche ricerca ecco la sorpresa. E' tutto vero: l'anno scorso effettivamente il Tribunale di Nanterre ha condannato Microsoft per aver inserito illegalmente nel proprio SoftImage 3D, un'applicazione per animazioni, il codice appartenente ad un'altra società, violando i diritti di proprietà intellettuale. Insomma, come dice Núñez, propria l'azienda che ha inventato il termine "pirateria" è stata condannata per pirateria! Ma la cosa più sorprendente è che nessuno se n'è accorto! Stranamente la notizia non è stata ripresa da nessuno, nemmeno da periodici come Slashdot o LinuxToday o The Register o lo stesso Newsforge, che di solito sono tutt'altro che teneri con Microsoft e sempre attentissimi ai suoi passi falsi. Un incredibile caso di distrazione collettiva? Una sorta di autocensura generalizzata? Difficile dire cosa davvero sia successo. Forse possiamo avanzare un'ipotesi. La condanna è avvenuta il 21 settembre 2001, cioè dieci giorni dopo gli attentati di New York. Questo potrebbe spiegare la distrazione: c'era ben altro cui stare attenti. E se pure qualcuno se n'è accorto, la prudenza potrebbe aver consigliato che, in quel clima, parlare contro Microsoft poteva sembrare poco patriottico e quindi era meglio desistere. Unica eccezione il giornale francese Le Monde Informatique, che all'epoca ha riportato la notizia della condanna in un articolo di Lionel Berthomier. Abbiamo fatto qualche ricerca ed effettivamente quell'articolo è ancora online qui. Lo stesso articolo è stato ripreso due mesi dopo da PCWorldMalta con un articolo del 28 novembre 2001. Tutti e due questi giornali appartengono a IDG, che è anche proprietaria dei famosi InfoWorld e LinuxWorld, sui quali la notizia non è mai apparsa. Distrazione? Prudenza? Forse un po' l'una e un po' l'altra. O forse la cosa semplicemente non fa notizia. Infatti, frugando nella memoria, ritorna in mente che Microsoft non è nuova ad episodi di appropriazione di software altrui. Chi si ricorda più di Staker? Era un software prodotto dalla piccola azienda californiana Stac e serviva per comprimere i dati aumentando lo spazio a disposizione sul disco. Il Dos non aveva niente del genere e nella versione MS-DOS 6.0 del 1993 Microsoft semplicemente si è appropriata del software di Stac includendolo nel proprio sistema operativo. Ovviamente fu condannata da un tribunale della California ad un risarcimento di 120 milioni di dollari e al ritiro dal commercio della versione Ms-Dos 6.0 contenente il software illegalmente sottratto. Come si vede l'azienda di Bill Gates non è nuova ad appropriazioni indebite di software altrui e forse l'ipotesi più probabile sulla strana distrazione della stampa sull'episodio di Nanterre è che non fa notizia. Comunque resta proprio comico, come suggerisce l'ottimo signor Edgar David Villanueva Núñez, con il nome da hidalgo spagnolo, ma con un sottile umorismo da inglese, che proprio l'azienda che ha inventato il termine pirateria venga condannata per pirateria. Giuseppe Laurenza |
| Quando i figli sono peggiori dei
padri Si chiama "Son of Cookie" è potrebbe diventare un vero e proprio incubo per la privacy di chi naviga in Internet. I famigerati "cookie" li conoscono quasi tutti gli utenti di Internet. Sono quei piccoli file che a volte i siti mettono nei computer degli utenti per alcune forme di controllo della loro attività. Nati per facilitare la navigazione, spesso vengono usati in maniera poco lecita per carpire informazioni varie sugli utenti. Tanto che qualcuno, in Europa, aveva proposto di metterli fuori legge, suscitando una vera e propria rivolta di tutte le aziende di pubblicità online. Ma al peggio non c'è mai fine. Adesso arrivano il "Son of Cookie", il figlio del cookie, che promette di essere di gran lunga più invadente ed efficiente del padre, tanto che potrebbero diventare un vero e proprio incubo per la privacy. In realtà, a dispetto del nome, non è una versione aggiornata dei cookie, ma un metodo molto più potente di monitoraggio web che dovrebbe sostituire i vecchi cookie. Le caratteristiche sono davvero inquietanti: " è utilizzabile per la sorveglianza in Internet a favore di organizzazioni commerciali, governative ed educative. Può tenere traccia dei visitatori di qualsiasi sito web ed aiutare a combattere il crimine in Internet". Se le caratteristiche sono vere, questa "son of cookie" è capace di raccogliere informazioni, bloccare l'accesso a siti, può essere riconfigurato individualmente e, cosa più preoccupante, può frugare nel PC dei visitatori, spiare l'attività della tastiera e l'attività in Internet dei malcapitati navigatori che inciampano in un sito che lo usa. Ed è anche difficile da scoprire e da cancellare dal proprio computer. Non c'è che dire: è proprio un gran bel "figlio di cookie" questo nuovo metodo. |
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