n° 55 sabato 10 novembre 2001 numero arretrato
Su questo numero:
Sviluppo vuol dire libertà, di Giancarlo Livraghi
Quando torneremo a comprare computer?
Un uso originale e benefico dello spamming...attraverso il cellulare
Gli utenti di Explorer esposti al furto d'informazioni
Internet cerca di tornare alla normalità
I top del mese:
La congestione comunicativa, di G. Livraghi
Favola vera sul fantastico fenomeno delle reti wireless

Code Red: un caso emblematico
Sicurezza o privacy?
L'America rinuncia ad un pezzo di libertà
La cambiale di Bush
NEW! E' online la terza parte del tutorial Come costruire una rete e condividere un accesso ad internet
Sviluppo vuol dire libertà
di Giancarlo Livraghi

Si può imparare dalle etimologie. Un giorno, qualche anno fa, stavo ragionando con amici spagnoli e mi colpì il fatto che sviluppo, nella loro lingua, si dice desarrollo (il verbo desarrollar significa “srotolare”). Come in inglese development (e lo stesso in francese). E come in italiano. Aprire qualcosa che è arrotolato, sciogliere qualcosa che è avviluppato. Questo concetto mi sembra di attualità – in particolare per l’internet. La rete ha un gran bisogno di esser lasciata crescere secondo la sua natura, secondo i desideri e le umane tendenze di chi la usa, nella sua spontanea e infinita molteplicità.

Invece continuano i tentativi di “avvilupparla”, di costringerla in formule e definizioni, di obbligarla a seguire modelli preconcetti, di indirizzarla, pilotarla, canalizzarla secondo gli interessi di questo o di quello, secondo teorie e dottrine artificiose, secondo schemi meccanicistici e irreali. Molte strategie, molte soluzioni, molte ipotesi che si propongono come evoluzione o sviluppo sono in realtà il contrario: involuzione, chiusura, arretratezza.

Non c’è sviluppo senza libertà. Non c’è marketing senza mercato. Se la rete non è cultura, umanità, libero scambio di idee e di rapporti umani, manca il terreno in cui seminare qualsiasi tentativo d’impresa o di business. Questo è il motivo per cui sono inaridite tante fontane di presunta abbondanza, sono franate tante imprese fondate sulla sabbia. E altre falliranno nel tentativo di cavare profitti da un fragile gioco di apparenze. Perché si possa vendere seriamente qualcosa (un prodotto, un servizio, una risorsa) occorre qualcuno che abbia un concreto e valido motivo non solo per comprare, ma anche poi per essere soddisfatto della sua scelta. Questa elementare verità sembra dimenticata in molte operazioni di cosiddetto “marketing” (non solo online).

È vero, purtroppo, che nel mondo delle tecnologie qualcuno è riuscito a vendere un’infinità di cose inutili, di complicazioni fastidiose, di finte e forzate “innovazioni”. E continua a farlo. A tal punto che molte tecniche diventano un ostacolo a ogni uso efficiente, naturale, umano della rete. Ma l’importante è capire che se queste storture convengono ad alcuni sono un danno per tutti gli altri. E sono la negazione di tutto ciò che si può chiamare “sviluppo”.

La costrizione, lo schema, la centralizzazione... sono la morte della rete. Credo e spero che ucciderla sia impossibile. Ma più si tenta di deformarla e meno la si capisce. Dobbiamo fare tutti, credo, un passo indietro. Liberarci dei nostri schemi mentali e ascoltare molto di più. Con attenzione, con curiosità, con passione umana. Capire quanto di nuovo e di diverso porti ogni persona, scoprire come ogni idea possa aiutarci a pensare. Constatare come si siano attorcigliati, avviluppati, inquinati quei servizi che per un’esasperata ricerca di profitto immediato si sono deformati fino a diventare inutilizzabili, fino a distruggere quei valori su cui si basava la loro utilità – o la loro speranza di poter essere utili.

Continuano gli attentati alla libertà di comunicazione. Continuano i tentativi di incanalare, pilotare, deformare. E in più... non si può non parlare di ciò che sta accadendo proprio in questo periodo. È vero che l’orrenda piaga del terrorismo ci costringe ad accettare qualche disagio o rigidità cui non siamo abituati? Si, purtroppo è vero. Non è ragionevole opporsi al fatto che qualcuno debba indagare, spiare, controllare, più di quanto accade in un clima di normalità.

Ma non è ragionevole accettare che questa drammatica situazione diventi il pretesto per ogni sorta di abusi. Non è utile né necessario, e non è ammissibile, che le già esagerate repressioni e invasività (spesso al servizio di interessi privati o comunque di cose che nulla hanno a che fare con la prevenzione del crimine) si estendano senza controllo e senza motivo oltre ogni limite tollerabile. Non è legittimo e non è civile che per combattere un male oscuro si debbano sacrificare i nostri diritti.

È incredibile quanto siano deboli, sommesse, poco ascoltate le voci della libertà. Quanto la paura e lo smarrimento ci rendano capaci di accettare ogni sopruso. Non è il momento di dimenticare che senza libertà non c’è società civile, senza società civile non c’è mercato, senza mercato non c’è economia, ma solo prevaricazione di pochi interessi avidi, miopi e oppressivi. E senza rispetto e attenzione per i nostri interlocutori (che siano di opinione o di mercato) non c’è dialogo, non c’è comunicazione, non c’è impresa che meriti di sopravvivere. Sviluppare vuol dire sciogliere, liberare. Non legare o costringere.


(*) Per gentile concessione di Giancarlo Livraghi, autore, fra l'altro, dei libri La coltivazione dell'internet e il recente L'umanità dell'internet

Quando torneremo a comprare computer?
Fra speranze, delusioni e mancanza di idee nuove, continua la crisi del settore

Tradizionalmente la seconda parte dell'anno è sempre migliore della prima, specialmente per quanto riguarda le vendite nel settore dei computer e dell'elettronica di consumo. La riapertura delle attività scolastiche (almeno nell'emisfero nord) e le feste natalizie sono i due fattori che generalmente spingono in alto le vendite. Anche quest'anno si sperava che fosse così e c'era anche un motivo in più per sperare: l'uscita di Windows XP, sul quale i venditori di computer riponevano gran parte delle superstiti speranze di migliorare un anno catastrofico. Poi sono arrivati gli attentati dell'11 settembre e le speranze di recupero si sono allontanate nel tempo.

Quando inizierà la ripresa? Difficile dirlo, anche perché i segnali spesso sono contrastanti e a volte contraddittori.
Innanzi tutto sarebbe bene considerare se davvero gli attentati abbiano influito tanto sulle vendite nel settore dei computer. Certamente hanno diminuito la propensione all'acquisto, ma è pericoloso sopravvalutare questo effetto: in realtà già nel corso dell'estate c'erano chiari segni che i consumatori non erano disposti all'acquisto. Nonostante che la guerra al ribasso metta a disposizioni macchine potenti a prezzi quasi stracciati. Il problema vero è che tanta potenza non serve e gli utenti lo sanno. L'attività centrale della grande maggioranza di chi usa oggi un computer è Internet e tutta questa potenza non serve per andare più veloci nella Rete. Dare troppa colpa all'effetto attentati potrebbe nascondere i veri problemi e allontanare nel tempo la soluzione.
Come pure fare troppo affidamento su Windows XP. Certamente il nuovo sistema operativo farà incrementare le vendite di computer con l'effetto combinato delle feste natalizie. Ma quasi tutti gli analisti ritengono che non sarà un effetto tale da sovvertire in maniera decisa l'andamento negativo.

Se si guarda con attenzione la pubblicità che la stessa Microsoft fa a Windows XP, non si può non rimanere perplessi di fronte alle caratteristiche che vengono pubblicizzate e che dovrebbero convincere all'acquisto. Leggiamo nel sito che il nuovo XP ci consente di creare filmati, gestire immagini digitali, suonare musica e trarre vantaggio da un unico centro di intrattenimento. In altre parole quello che dovrebbe convincere gli acquirenti, non è il sistema operativo, ma le applicazioni fornite come contorno. Solo l'ultima di molte righe ci ricorda caratteristiche proprie di un sistema operativo. Che non è nemmeno nuovo: il kernel è quello di Windows NT utilizzato in Windows 2000.

Certo i tecnici del settore potrebbero obiettare (giustamente) che è difficile definire esattamente la differenza fra sistema operativo e applicazioni, ma questo è un segno chiarissimo che lo scopo di XP è quello di far comprare nuovi computer più potenti e non quello di gestirli meglio. Questo è il vero problema: continuare ancora a pensare che possa funzionare il vecchio tacito accordo fra chi costruisce hardware più potente e chi scrive programmi più pesanti per giustificarne l'acquisto. Questo gioco non funziona più e prima ci si rende conto di questo semplice fatto, prima i consumatori torneranno a comprare.
La SIA (Semiconductor Industry Association) ha recentemente diffuso previsioni ottimistiche sull'andamento del mercato dei semiconduttori. Secondo quest'associazione, il mercato è in ripresa e dovrebbe crescere, sia pur di poco, per tutto il 2002. Nel 2003 e nel 2004 si dovrebbe tornare a tassi di crescita del 20%.

I produttori di computer e molti analisti si sono affrettati a definire troppo ottimistiche queste previsioni. Pur con differenze fra un'opinione e l'altra, sembra che il punto d'inversione debba situarsi in qualche momento del prossimo anno. Difficile prevedere quando, a causa di quella che gli analisti chiamano "invisibility" del mercato, che è una maniera elegante per dire che ogni previsione potrebbe rivelarsi una pura invenzione.

In questo quadro, tuttora pessimistico, l'unica nota positiva è che tutti concordano sul fatto che, prima o poi, torneranno tempi migliori. Ma nessuno se la sente di prevedere quando. La risposta sarebbe semplice: quando noi consumatori avremo qualcosa di veramente utile da comprare. Ma le risposte semplici sembrano anche le più difficili da realizzare.

Giuseppe Laurenza
Un uso originale e benefico dello spamming...attraverso il cellulare
La polizia olandese riduce alla metà il furto dei cellulari con bombardamenti pacifici: l'invio ripetuto di messaggi SMS al ladro

I cellulari sono diventati negli ultimi tempi molto più che un semplice telefono. In Europa e in Asia, la tecnologia SMS (che consiste nella possibilità di inviare e ricevere brevi messaggi di testo) è diventata l'occasione per i più strani e impensati usi. E' rimasta emblematica la famosa iniziativa del giornale inglese The Guardian, che ha promosso un concorso di poesia nel linguaggio tipico degli SMS, molto simile a quello che si usa nelle chat, con abbreviazioni, acronimi e un lessico nuovo.
L'ultimo degli innumerevoli usi dei messaggi brevi è la lotta contro il furto di cellulari. E viene messa in atto in Olanda con tanto successo che si sono ridotte alla metà le vittime di questo fastidioso delitto.
Da circa tre mesi, in base ad un accordo con la compagnia di telefonia mobile KPN Telekom, la polizia di Amsterdam localizza ogni cellulare che sia stato denunciato come rubato. E il "povero" ladro deve sopportarsi, ogni 4 o 5 minuti, un poco gradito SMS che ricorda minacciosamente all'illegittimo possessore del dispositivo. "Attenzione! Questo è un telefono rubato e il suo uso è illegale. Rubare è un delitto". Con questo messaggio, in apparenza ingenuo, la polizia olandese è riuscita ad ottenere i risultati che non riescono a raggiungere altri metodi coercitivi, invasivi o lesivi dei diritti civili degli utenti per bene.
La polizia olandese invia questi messaggi ripetuti (in pratica uno spamming a fin di bene) ad una media di cinque telefoni al giorno. Esistono concrete speranze che questo reato possa sparire in maniera completa e pacifica. Una prova che a volte basta solo un po' d'immaginazione per risolvere problemi senza attribuire alcun carattere diabolico alle tecnologie. La tecnologia siamo noi e il modo in cui la usiamo.


Carmen Castillo
Gli utenti di Explorer esposti al furto d'informazioni
Microsoft ha avvertito che il proprio browser rende gli utenti vulnerabili all'alterazione e il furto di cookie. Chiede tempo per rilasciare l'ennesimo rattoppo

Microsoft ha pubblicato
un avviso ai propri utenti sulla possibilità che i cookie registrati nei loro computer siano sottratti e modificati da estranei. Ricordiamo che i tanto questionati cookie sono piccolissimi file che moltissimi siti web mettono nei computer dei visitatori per registrare informazioni varie sulla loro attività nel sito. Questi piccoli archivi, pieni di preziose informazioni, rimangono registrati nei nostri computer e teoricamente servono per rendere più agile la navigazione quando torniamo ad un sito in precedenza già visitato. A volte contengono informazioni sensibili, come ad esempio nome utente e password per accedere a siti protetti.
Secondo Microsoft, gli utenti delle versioni 5.5 e 6 di Explorer possono rimanere vittime di sottrazione o alterazione dell'informazione contenuta nei cookie. In questo caso l'utente sarebbe due volte vittima di uno stesso abuso sopra la sua privacy e la sua sicurezza. La cosa preoccupante è che pochi utenti si rendono davvero conto della pericolosità dei cookie, resa ancor più grave dal bug di Explorer. I cookie sono ritenuti tanto dannosi che esiste una proposta presso il Parlamento Europeo per vietarli del tutto.
Microsoft ha qualificato questo bug del proprio browser come di "alto rischio" e consiglia di disabilitare l'opzione "active scripting" (sia in Explorer, sia in Outlook) mentre prepara la solita patch per mettere un'altra pezza al suo rattoppatissimo software. Per mettere le mani avanti e per aggiungere al danno anche la beffa, Microsoft pubblica un bell'avviso in cui rifiuta ogni responsabilità e garanzia. Non era necessario: che questa sia l'etica commerciale di Microsoft, già lo sappiamo da tempo.

Luciano Sposari
Internet cerca di tornare alla normalità
Dopo l'assalto ai siti di notizie, subito dopo gli attentati di New York, gli utenti della Rete sembrano tornare alle normali attività

Poco alla volta tornano a frequentare i siti abituali e, con le feste natalizie che si avvicinano, gli utenti tornano ad interessarsi agli acquisti, ai viaggi e a tutte le cose che avevano avvertito come frivole nei giorni terribili dopo gli attentati dell'11 settembre. Avevano letteralmente dato l'assalto ai siti di notizie, mettendo a dura prova per giorni e giorni i server che diffondevano immagini, notizie e commenti sui tragici fatti. Gli accessi a questi siti erano saliti vertiginosamente sotto la spinta di un desiderio collettivo di informarsi e, in qualche modo, partecipare.
Forse non più come prima, ma la vita continua sempre e continua anche dopo fatti che certamente hanno lasciato un segno profondo nell'immaginario collettivo.
Che la vita, almeno quella online, stia tornando lentamente alla normalità, ce lo dice uno studio di
ComScore. Il traffico complessivo negli Usa è sceso ad ottobre dello 0,8% e dell'1,1% in tutto il mondo. Il traffico nei siti di notizie è sceso del 5% complessivamente con cadute significative: 45% in meno per Mnsbc, 27% in meno per la CNN, 23% in meno per la versione online del New York Times e 21% in meno per la rivista Time. L'ansia per l'antrace ha fatto crescere del 143% gli accessi al National Institute of Health e del 24% al Center for Disease Control (CDC).
Ma gli utenti tornano anche a progettare l'acquisto della nuova auto in vista delle prossime feste natalizie: il sito General Motors ha registrato un aumento degli accessi del 59%, quello della Nissan un aumento del 48% e raddoppio di visite per il sito Ford. In calo netto le visite ai siti governativi: 43% in meno per la Casa Bianca, 11% in meno per la CIA e 9% in meno per l'FBI.
Sebbene, nel complesso, i siti di viaggi non registrino aumenti, si notano tuttavia significate crescite degli accessi a siti particolari. Ad esempio a quelli che praticano sconti sui viaggi: evidentemente alcuni utenti vogliono cogliere l'occasione per ottenere condizioni particolarmente vantaggiose.
Nel complesso, nel mese di ottobre, ci sono stati chiari segni di ritorno alla normalità. Probabilmente questo non significa che il dramma sia stato superato, ma certamente significa che gli utenti stanno apprendendo a convivere con esso.
PuntoNet compie un anno


PuntoNet compie un anno: il 7 ottobre del 2000 usciva il primo numero e da allora sono usciti, puntualmente ogni sabato, 55 numeri. Attualmente registriamo dalle 50.000 alle 60.000 pagine visitate ogni mese e questo testimonia il crescente e lusinghiero successo della nostra iniziativa.

Avevamo cominciato in un momento non certo buono per Internet: il rumore della new economy che stava crollando era forte e stava terminando l'illusione di una crescita senza fine dell'economia. Da un eccesso all'altro, alcuni già cominciavano a sentenziare la fine di Internet solo perché finivano le puntocom. Noi sapevamo che non era così: Internet non sarebbe affatto finita e proprio per dare corpo a questa fiducia abbiamo messo in piedi PuntoNet. I fatti ci hanno dato ragione: Internet è qui, noi siamo qui e i nostri lettori sono qui.

Ma sapevamo che l'esperienza negativa della new economy, la fine dei tempi pionieristici della Rete, i tanti nuovi utenti che arrivavano alla rete, l'invadenza del commercio elettronico, la politica della ICANN, erano altrettanti fattori che rendevano assolutamente necessario un modo nuovo e più profondo di guardare ad Internet. Per questo abbiamo dato al nostro periodico un taglio critico e abbiamo sempre cercato di essere un'occasione di riflessione per i nostri lettori. Non abbiamo soluzioni: proponiamo soltanto elementi di riflessione e discussione al di là delle immediate apparenze.

Quando si arriva ad un anno è opportuna una verifica del lavoro svolto. Abbiamo, infatti, guardato indietro a quello che avevamo scritto nei mesi scorsi e ci siamo chiesti se, alla luce dei fatti successivi, avevamo visto giusto e se eravamo riusciti ad individuare i punti critici dell'evoluzione di Internet. Riconsiderando il lavoro svolto, dobbiamo dire che siamo pienamente soddisfatti: siamo sempre riusciti a sollecitare l'attenzione sui problemi centrali e decisivi della Rete, quelli che ne determinano i cambiamenti più profondi e significativi.

La sorte ha voluto che questo anniversario capitasse in un momento ancora più critico per Internet, rispetto a quello di un anno fa quando siamo nati. Allora era la caduta della new economy a minacciare Internet. Oggi sono fatti ben più gravi che minacciano direttamente la sua natura più profonda: nel clima successivo agli attentati in America, si sta producendo un attacco all'anima stessa della Rete, alla sua anima libertaria, di libera espressione e di libero esercizio dei diritti civili.

In nome della sicurezza, si vuole costringere la Rete dentro la gabbia di un'asfissiante sorveglianza elettronica. Ovviamente capiamo che il trauma degli attentati è forte. Ma queste restrizioni possono soffocare Internet o, per lo meno, possono soffocare il suo più significativo aspetto di libera collettività. Questa perdita sarebbe un danno grave e di Internet non rimarrebbe che una grande, luccicante, vetrina, senz'anima, senza significato e anche molto noiosa.

Noi continueremo il nostro progetto, rifletteremo e cercheremo di far riflettere anche su questo nuovo pericolo, nella certezza che ci sono ancora ampi margini per salvaguardare l'umanità della Rete.

Giuseppe Laurenza