| sabato 10 marzo 2001!______ __ __ ____ __ _ _ __numero arretrato |
| Su questo numero:
Crollo delle vendite online. Piu' ufficiale di cosi' e'
impossibile: Echelon esiste. Gli alleati segreti dei
virus. Se vacilla Yahoo. Si riaccende la battaglia per il
dominio. Il campo di battaglia e i duellanti. Newnet
sfida la Icann e propone 20 nuovi "domini" col
trucco.
Muller-Maghun:
la Icann e' espressione dell'imperialismo culturale
americano. La Icann accusata di "rubare" il
.biz NOVITA' nella sezione "tutorial e speciali": tutorial con le istruzioni dettagliate per navigare nell'internet non ufficiale e lo speciale sul caso Napster. |
| Crollo delle vendite online Nel mese di gennaio le vendite online si dimezzano: calo fisiologico o segnale di crisi? Secondo quanto riportato in un recente studio della Forrester Research, le vendite online avrebbero subito nel mese di gennaio un drastico calo, passando dai 6200 milioni di dollari del mese di dicembre ai 3000 milioni di dollari nel mese di gennaio 2001. E' del tutto naturale un calo generalizzato delle vendite subito dopo le feste natalizie e certamente non fanno eccezione le vendite online. Tuttavia e' l'entita del calo che lascia qualche dubbio: si sono piu' che dimezzate e, quello che e' maggiormente preoccupante, e' che sono praticamente ritornate ai livelli di un anno prima, del gennaio 2000, quando furono realizzati 2800 milioni di dollari. Sorge quindi il dubbio che non sia solo un calo fisiologico stagionale, ma, insieme ad esso, si possano vedere i segni di una certa sofferenza del mercato delle vendite online. Come ben si sa, internet, e tutto cio' che e' collegato, ci ha abituati a numeri costantemente in crescita, piu' o meno accentuata, ed ogni volta che un dato non cresce, questo non viene interpretato come un segnale (positivo) di stabilita', ma come "mancata crescita" e quindi con connotazione decisamente negativa. Questo vistoso calo di gennaio si aggiunge al leggero calo di dicembre 2000, nel quale si registrarono 6200 milioni complessivi, contro i 6400 di novembre, quando, invece, ci si attendeva un ovvio incremento per le festivita' natalizie. Gia' allora si parlo' di aspettative disattese e i dati attuali sembra che continuino a confermare una tendenza che certamente non puo' essere vista come positiva. A questo punto puo' diventare importante il dato di febbraio 2001. Nel 2000, a febbraio, ci fu un ulteriore calo, passando da 2800 a 2400 milioni di dollari. Probabilmente anche a febbraio 2001 ci sara' un ulteriore calo, ma sara' importante l'entita' del calo per poter cominciare a decidere se siamo ancora a livelli uguali a quelli del 2000, e quindi in una situazione di sostanziale e preoccupante stabilita', o a livelli superiori e di quanto. |
Per l'Europa e' ufficiale:
Echelon esiste Lo ha detto il tedesco Gerhardt Schmidt, membro della Commissione nominata dal Parlamento Europeo per investigare il "caso Echelon" Si sospettava della sua esistenza da decenni, lo si chiamava Progetto P415 o piu' familiarmente Echelon. "Non so se tale sistema si chiami Echelon o no, pero' e' confermato che funziona e che permette di ascoltare tutte le conversazioni effettuate a livello mondiale mediante i normali sistemi di comunicazione" ha detto il parlamentare europeo Gerhard Schmidt mercoledi' scorso a Bruxelles. Fin dal 1998 furono presentati al Parlamento Europeo ben cinque gianteschi ed esaustivi studi informativi sul sistema di vigilanza globale delle telecomunicazioni messo in piedi dai servizi segreti di Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia, e Nuova Zelanda. Agli inizi di luglio del 2000, con una agitata votazione nel Parlamento Europeo, si decise la creazione di una Commissione Temporanea sul sistema di intercettazione Echelon" E adesso la Commissione riunita a Bruxelles ha fornito le sue prime valutazioni, scegliendo come portavoce per la stampa il socialista tedesco Gerhard Schmidt, il quale, fra l'altro, ha avvertito che le industrie europee dovrebbero rafforzare le loro precauzioni per quanto riguarda la sicurezza delle loro telecomunicazioni. La preistoria di Echelon risale al lontano 1947, quando Stati Uniti e Gran Bretagna sottoscrissero un patto segreto per la sicurezza, chiamato UKUSA, e al quale aderirono in seguito Canada, Australia e Nuova Zelanda. Si suppone che negli anni '70 inizio' il suo sviluppo come rete globale di monitoraggio, arrivando attualmente ad una capacita' di intercettazione di milioni di comunicazioni giornaliere inviate attraverso qualsiasi mezzo (telefono, fax, email e altre applicazioni di internet). Puo' contare su ben 120 satelliti per l'intercettazione e molte basi a terra dislocate in tutto il mondo. Una divisione del Parlamento Europeo, chiamata STOA (Scientific and Technological Options Assessment) aveva gia' informato che questa vigilanza e' globale e indiscriminata e che, successivamente, viene elaborata e filtrata mediante complessi "dizionari robot" capaci di distinguere i messaggi con contenuto potenzialmente interessante per i servizi segreti degli alleati anglosassoni. Durante i primi anni di esistenza sarebbe stato uno strumento in piu' della Guerra Fredda. Caduta l'Unione Sovietica, gli Stati Uniti sono rimasti senza "nemico diretto" e i servizi segreti diventarono poco piu' che manodopera disoccupata o occupata in funzioni non tradizionali. Lo spionaggio ha dovuto estendere il suo campo d'azione per non perdere la propria ragion d'essere. E infatti, quello che ha fatto esplodere il caso Echelon non e' stata tanto la flagrante violazione del diritto elementare alla privacy, quanto la denuncia del fatto che il sistema sarebbe stato usato per interferire nelle grandi gare d'appalto internazionali e consentire cosi' alle multinazionali americane di vincerle ai danni di quelle europee. Fra le accuse al "grande orecchio elettronico" non figura solo lo spionaggio commerciale. E' stato accusato anche di spionaggio politico e militare e di aver avuto come suoi ignari obiettivi personalita' come il Papa, Madre Teresa di Calcutta, Lady Diana e organizzazioni come Greenpeace e Amnesty Internacional. Adesso la Commissione Temporanea su Echelon ha fornito un primo bilancio e ha riconosciuto ufficialmente tutto quello che si va dicendo da anni: si, chiaro che esiste, costituisce una minaccia ed e' urgente proteggere l'ambito privato di imprese, organizzazioni e cittadini. |
| Gli alleati segreti dei
virus Secondo David Perry, della Trend Micro, sono solo 200 i virus in circolazione Disinformazione, cattiva informazione e mito: sono questi i segreti alleati dei virus e sono proprio questi segreti alleati a consentire ai virus di fare piu' danni di quanti in realta' ne potrebbero fare se gli utenti finali fossero ben informati. Questo ha sottolineato David Perry, della Trend Micro, parlando alla 10a conferenza annuale organizzata, dal 3 al 6 marzo a Monaco, dall'EICAR (European Institute for Anti Virus Research, Istituto Europeo per la Ricerca Antivirus ). Una certa cultura "popolare", fatta in larga misura di mancanza di informazione, e' il terreno fertile su cui nascono dicerie, hoax e mancanza di comprensione dei veri problemi. E porta come esempio la convinzione abbastanza diffusa che i virus possano danneggiare l'hardware o che siano le stesse case produttrici di antivirus a metterli in circolazione. Tutto questo polverone inutile serve solo a deviare l'attenzione dai problemi reali. Tutte queste dicerie, aggiunge Perry, sono largamente alimentati dalla stampa, in cerca di sensazionalismo e allarmismo a tutti i costi: e questo gia' si sapeva. Ma questa volta Perry punta l'indice accusatore contro le stesse imprese produttrici di antivirus: queste, infatti, elencano normalmente dai 30.000 ai 50.000 virus. Ma, sostiene Perry, di questi solo 800 al massimo sono davvero dei virus nel senso che hanno infettato, almeno una volta, qualche computer nel mondo. Gli altri sono virus da "zoo", come egli stesso si esprime: infatti sono virus inviati dai rispettivi autori alle imprese di anti-virus, mai sono entrati in circolazione e mai hanno infettato un computer. E di questi 800, solo 200 sono attualmente in circolazione e quindi degni di attenzione. Questi numeri ampiamente gonfiati (ad arte?) contribuiscono a creare una percezione distorta del problema, creano solo disinformazione e allarmismo e quindi di fatto allontanano dalla soluzione piu' che avvicinare. Ma l'industria antivirus e' fortemente competitiva e ci sono molti miliardi da guadagnare (o da perdere). Per questo motivo e' considerata buona pubblicita' elencare piu' virus dell'impresa concorrente. E quando arriva una difficolta' economica si puo' sempre lanciare un esagerato allarme: la stampa rilancia al volo il grido "al lupo! al lupo!", fornendo una gratuita pubblicita', e cosi' gli antivirus con 50.000 (inutili) impronte si vendono e i giornali pure! |
Se vacilla Yahoo Le sue azioni in caduta libera e voci insistenti di vendita: in grave difficolta' il colosso di Internet. Se mai dovessimo scegliere un'impresa simbolo per internet, certamente Yahoo sarebbe il candidato principale. Fin dall'inizio tutti lo hanno sentito come il prodotto forse piu' tipico della rete: nato in internet e per internet, e con tutti i requisiti giusti per simboleggiare insieme gli splendori della new economy e la vastita' della rete. E come e' stato un simbolo nel bene dei tempi mitici della rete, adesso rischia di essere il simbolo dei tempi bui della net economy. Comunque resta un simbolo ed uno degli indicatori obbligati della salute della rete. Certo la sopravvivenza di internet non e' legata a quella del suo principale motore di ricerca, ma se vacilla Yahoo evidentemente siamo in presenza, per lo meno, di un momento assai delicato per il futuro di internet. Ed e' questo che dobbiamo cercare di capire. Dopo l'annuncio di previsioni nere per gli utili, nella giornata di giovedi' e' stata sospesa la quotazione al Nasdaq di Yahoo, le cui azioni erano scese al valore di 16 dollari. La causa principale del crollo sembra essere la sensibile caduta delle entrate per pubblicita' provenienti da altre imprese che, colpite dalla stessa crisi, hanno ritirato gran parte degli annunci pubblicitari. Fra il 96 e il 99 Yahoo era stato protagonista di una straordinaria espansione, sotto la guida di Tim Koogle, che adesso ha rassegnato le sue dimissioni da capo esecutivo. Il portale piu' consultato di internet ha perso, dal gennaio dello scorso anno, il 90% del suo valore in borsa. Adesso Yahoo sta studiando la possibilita' di di ricomprare parte delle sue azioni per una cifra vicina ai 500 milioni di dollari, per evitare ulteriori cadute del valore di borsa. Questo dovrebbe essere anche un metodo di difesa per evitare scalate da parte di altre compagnie, anche se corrono insistenti voci su possibili vendite o alleanze. La francese Vivendi e' il nome piu' ricorrente, ma si fanno anche i nomi della tedesca Bertelsmann (che gia' ha ingoiato Napster) e della Disney. |
Il campo di
battaglia e i duellanti New.net sfida la
Icann e propone 20 nuovi "domini" col trucco |