| sabato 9 giugno 2001 | numero arretrato |
Su questo numero:
La foresta amazzonica, bottino di pirati. Il razzismo in
rete. Scienziati contro i signori della musica. Pamela
Anderson, eroina distratta della rete. Leggende urbane in
rete.![]() |
| La foresta amazzonica,
bottino di pirati. Un'organizzazione, tanto sfacciata da auto-definirsi "senza fini di lucro", offre in vendita le terre degli indios Yanomamis Si presentano come un'organizzazione senza fini di lucro, dichiarano che vogliono salvare l'Amazzonia dalla deforestazione e invitano a fare un investimento di 20 dollari comprando un lotto di terreno nella foresta. "Un investimento deducibile dalle tasse", sottolineano. E non solo questo: "Con il tuo investimento stai salvando il nostro pianeta e te stesso", dicono. E invitano enfaticamente: "Per favore, sii parte di una leggenda vivente. Compra adesso un acro!". Imbrogli come questo abbondano nella vita online e offline. Uno dei pionieri e' stato il sedicente Ambasciatore Lunare, che, dall'Inghilterra, vende in rete lotti di terreno sulla Luna. Con una piccola differenza. Al proprietario dell'agenzia immobiliare lunare le autorita' non fanno caso, perche' pensano che si tratti appunto di un lunatico. Ora invece stiamo parlando di un milione di acri, come dire, la rispettabile estensione di 417.000 ettari di terreno situati in una zona tanto mitica quanto minacciata di catastrofe ecologica indotta dalla mano dell'uomo (e la sua vendita frudolenta sarebbe la ennesima catastrofe). Visto che l'esotico vende, la regione e' stata divisa in zone con nomi di fantasia (inutile cercarli in un atlante) come ad esempio Selva di Topazio, Selva di Ametista, Selva di Smeraldo e Selva di Diamante. Il visitatore viene invitato a scegliere un lotto nella zona che preferisce. Non e' necessario dire che, se lo compra, sta solo comprando un "certificato", un inutile pezzo di carta e la garanzia che la AIRR (Amazon Internacional Rainforest Reserve, Riserva Internazionale della Foresta Pluviale Amazzonica) avra' cura della sua "proprieta'". Questa organizzazione afferma di aver acquistato i diritti dal governo brasiliano. I portavoce del Ministero dell'Ambiente a Brasilia hanno dichiarato all'agenzia France Press, a fine maggio, che il governo brasiliano mai ha venduto territori in Amazzonia e che l'attivita' di questa organizzazione e' una "grande bugia" e un problema di polizia. Comunque il sito di questi benefattori di se' stessi continua ad essere attivo e nel pieno delle sue funzioni: un vero e proprio furto offensivo per la dignita' del Brasile. Ma questo bottino di pirati non sta in un corpo celeste disabitato, come la Luna. Risulta che ha un legittimo proprietario: li' vivono gli indios Yanomamis. E l'ineffabile sito ovviamente non dice se gli yanomami fanno parte dell'"affare". Carmen Castillo |
Il razzismo in rete Uno studio fa il punto della situazione e propone rimedi Uno studio realizzato recentemente a Parigi da una giurista svizzera, ha rivelato che attualmente la rete ospita piu' di 4000 siti razzisti, dei quali 2500 sono statunitensi. Inoltre, su un migliaio di siti esaminati, sono state contate dalla societa' tedesca "Only Solutions" circa 50.000 croci uncinate, il triste simbolo nazista, delle quali almeno 2000 in siti tedeschi, come ha riportato Beatrice Metraux, dell'Istituto Svizzero di Diritto Comparato di Lucerna. L'esperta ha rivelato che l'85 per cento di questi simboli sono pubblicati in siti nordamericani. "In Europa, la Svezia, la Finlandia e l'Austria sono particolarmente colpite dal fenomeno al pari della Germania", ha aggiunto la giurista durante un'audizione parlamentare relativa ad un progetto di convenzione del Consiglio d'Europa per la lotta alla cyber-criminalita'. "Cosa piu' grave", secondo la Metraux, e' che "il senso di impunita' e l'anonimato spingono i simpatizzanti ad associarsi e a commettere atti di violenza, come ad esempio pubblicare liste nere di personalita' contrarie agli skin heads o giustificare le aggressioni dell'estrema destra". Questi siti sono gratuiti e facili da trovare nella rete, ha rivelato l'esperta. Le legislazioni europee sono in generale ben preparate per lottare contro il razzismo e la xenofobia, anche in internet, ma "gli Stati Uniti non hanno norme per poter combattere questo fenomeno razzista", perche' il Primo Emendamento della Costituzione di quel paese proibisce qualsiasi restrizione alla liberta' d'espressione, ha sottolineato la Metraux. Questo spiega perche' molti siti razzisti stanno negli Stati Uniti. Per conciliare "il diritto statunitense con le esigenze europee", l'esperta ha proposto che il futuro accordo, che dovrebbe vedere la luce entro la fine dell'anno, proibisca la diffusione di dichiarazioni razziste da siti istallati su server stranieri e utilizzati come "alloggiamento abusivo". Il segnodi un "alloggiamento abusivo" puo' essere individuato nel fatto che la lingua del sito e' diversa da quella del paese nel quale il server e' situato; oppure nel fatto che l'origine degli accessi avviene prevalentemente da paesi stranieri; oppure ancora nel fatto che il domicilio del titolare del sito e dell'indirizzo da cui provengono i pagamenti stanno in un paese diverso da quello in cui e' situato il server che li ospita. Luciano Sposari |
| Scienziati
contro i signori della musica. Il professore Felten aveva violato il metodo di protezione dei cd musicali messo a punto dalla SDMI ed era stato pesantemente minacciato dalla RIAA quando aveva manifestato il proposito di divulgare le sue ricerche; adesso ritorna alla carica e, con l'appoggio di Electronic Frontier Foundation, fa causa all'industria musicale in nome della liberta' di ricerca. La SDMI (Secure Digital Music Initative, Iniziativa per la musica digitale sicura) e' un'organizzazione dell'industria musicale, creata con lo scopo di studiare nuove forme di protezione dei cd musicali contro la loro copia illegale. L'anno scorso avevano messo a punto una tecnica di protezione che faceva uso dei cosiddetti "watermark" (piccoli segnali acustici non udibili inseriti nei brani musicali) ed erano tanto sicuri di questa nuova tecnica che a settembre dello scorso anno avevano lanciato il concorso "Hack SDMI", una clamorosa sfida a tutto il mondo degli hacker con 10.000 dollari di premio a chi avesse dimostrato di poter violato la protezione. La sfida era stata lanciata con grande clamore e pubblicita' su tutti i media ed era stata raccolta anche dal gruppo del professor Felten, dell'unversita' di Princeton, il quale, all'inizio di quest'anno, dimostrava inequivocabilmente di aver facilmente violato la protezione ed anzi annunciava di voler rendere pubblica la sua ricerca nel corso del IV International Information Hiding Workshop dal 25 al 29 aprile. A questo punto, come abbiamo ampiamente riferito in un nostro articolo, la SDMI, ispirata dalla RIAA, inviava il 9 aprile una minacciosa lettera al professore, intimandolgi pesantemente di non rendere pubblici i dettagli della violazione e anzi di distruggerli. Seguivano esplicite minacce di azioni legali in nome del Digital Millennium Copyright Act , un complesso di leggi varate nel 1998 negli Usa per la protezione del diritto d'autore nell'era della tecnologia digitale. Su consiglio dei sui legali, il professor Felten rinunciava alla pubblicazione della sua ricerca per evitare di incappare in una pesante battaglia legale contro i signori della musica, anche se, misteriosamente e miracolosamente, il suo studio e la minacciosa lettera apparivano il 20 aprile sul sito Cryptome, un sito non nuovo a questi "scoop". La cosa sembrava finita li', ma evidentemente il professore non si era dato per vinto: solo stava cercando alleati di peso. Ora ha il pieno appoggio della Electronic Frontier Foundation (EFF), una delle piu' importanti organizzazioni per la difesa delle liberta' e dei diritti civili degli utenti della rete e ritorna alla carica contro i padroni della musica. Mercoledi' 6 giugno ha citato in giudizio la RIAA affermando che, in nome del Primo Emendamento, ha tutto il diritto di presentare i risultati della sua ricerca sulla violazione dei watermark al prossimo USENIX Security Conference ad agosto, aggiungendo di non averlo potuto fare prima a causa delle pesanti minacce ricevute dalla RIAA. Cindy Cohn, direttore degli affari legali della EEF, ha affermato che questa battaglia legale e' incentrata attorno ai dubbi di costituzionalita' di alcune parti del DMCA ed ha aggiunto che una Corte deve finalmente esprimersi in maniera chiara su cosa gli scienziati possono fare e cosa non posso fare. Infine si chiede la Cohn: "E' legittimo che i possessori di una tecnologia si arroghino il diritto di poter controllare l'opinione che altri hanno sulle tecnologie che usano?". E ancora, Felten e la EFF, affermano che la gente ha il diritto di sapere se certe tecnologie davvero funzionano o no. E sono gli scienziati indipendenti che devono avere il diritto di studiare le tecnologie e informare la gente sui risultati delle loro ricerche. La RIAA, attraverso il portavoce Cary Sherman, ha affermato di considerare "inspiegabile" l'azione legale di Felten e della EFF, negando inoltre di aver mai voluto minacciare Felten e negando perfino di aver mai voluto impedire la pubblicazione della ricerca. Certo ci vuole una bella faccia tosta ad affermare questo, quando, nella lettera del 9 aprile, avevano detto: "Tale pubblicazione non e' consentita dall'accordo sulla sfida, e inoltre costituirebbe una violazione dell'accordo ed esporrebbe il suo [del professor Felten] gruppo di ricerca ad azione legale ai sensi del DMCA e probabilmente anche ai sensi delle leggi federali". Insomma si profila un'altra importante battaglia giudiziaria "di principio" attorno al diritto d'autore, alla sua difesa e agli eventuali limiti della sua difesa. In poche parole i giudici dovranno pronunciarsi su un tema che certamente e' importante e decisivo per il futuro. Dovranno dire se deve prevalere la difesa ad oltranza del diritto d'autore oppure il diritto della scienza a studiare e informare, indipendentemente e non su mandato esplicito o implicito dei grando poteri economici. Giuseppe Laurenza |
| Pamela
Anderson, eroina distratta della rete L'attrice di Baywatch ha vinto una causa contro una delle imprese piu' importanti del web Come le lacrimose eroine delle telenovelas, alle quali rubano ripetutamente il figlio, la indiscussa eroina dei cybernauti di sesso maschile, Pamela Anderson, ha un problema cronico e ricorrente: le rubano sempre i video delle proprie prestazioni sessuali e li diffondono in internet. Ma benedetta ragazza, perche' non custodisce un po' piu' accuratamente i suoi souvenirs amorosi? Li dimentica nell'autobus? Comunque sia, questa volta ha vinto, ed ha vinto contro una grande impresa del divertimento online, la Internet Entertainment Group,gia' tristemente nota per la sua insistente battaglia giudiziaria per ottenre il permesso di trasmettere dal vivo la pena di morte. Accusato di aver violato il diritto alla privacy, questo supermercato della morbosita' online dovra' pagare alla protagonista di Baywatch e al cantante Bret Michaels (vocalist del gruppo rock Poison e suo partner nel video di intime scene erotiche) piu' di un milione di dollari a titolo di indennizzo. E ha dovuto anche accettare di distruggere tutte le copie in suo possesso. Questo episodio ha un celebre antecedente: il video nel quale questa signora che risponde al nome di Pamela Lee Anderson si abbandonava ad intime attivita' sessuali con quello che e' stato anche suo marito, Tommy Lee (batterista del gruppo Motley Crue). Il video arrivo', chissa' come, in mani sconosciute, fu un grande successo di vendite e uno degli oggetti leggendari del web, dove fu ampiamente diffuso. Chissa' che anche questa volta qualche copia del nuovo video non comincera' comunque a girare per il web, per la gioia degli appassionati di questo genere. In tutti i modi Pamela, che alla passione per il rock (ma soprattutto per i "rockettari") unisce la mania di registrare tutto quello che fa in camera da letto, salvo poi a perderlo, questa volta ha le sue brave soddisfazioni: ha vinto una causa, ha ottenuto pubblicita' e una bella somma di denaro a molti zeri. E inoltre ha vinto contro un'impresa che proprio non puo' essere considerata un edificante esempio per la rete. Bel colpo, Pamela! Carmen Castillo |
Leggende urbane in rete Storie di caimani, di improbabili mucche, di AIDS e degli immancabili bambini malati Sono tante le storie che corrono di bocca in bocca e che sempre sono state riferite dall'amico di un amico. Mai si potra' davvero provare se siano vere o frutto di immaginazione o deformazioni di fatti reali. Quelle che abbiamo raccolto sono alcune delle migliori leggende urbane che circolano nei siti web. "Da molto tempo si dice che colonie di caimani prosperino allegramente nelle fognature di new York. Probabilmente c'era la moda di comprare e portare in quella citta' caimani bebe' della Florida. Ma quando questi crescevano e perdevano il loro aspetto innocente venivano gettati inesorabilmente nel gabinetto. Ma la gran quantita' di animali e rifiuti organici presenti in qualsiasi cloaca che si rispetti, sembra che abbiano consentito ai caimani di crescere fino a raggiungere grandi dimensioni (Dal sito spagnolo Portalmix). "Secondo fonti autorevoli e autorizzate dell'Universita' Statale del Michigan, si dice che la carne utilizzata da McDonald proverrebbe da corpi amorfi senza zampe e senza corna, che sono alimentati per mezzo di tubi collegati direttamente al loro stomaco e che di fatto non hanno ossa, ma solo un po' di cartilagini che mai arrivano a svulupparsi" (dal sito argentino Rompecadenas). "E' una bella notte. Sei una ragazza senza inibizioni e stai ballando con le tue amiche nel pub che tanto ti piace e ti stai divertendo. Perche' ti guarda tanto quel bel ragazzo bruno? Prima che te ne renda conto il ragazzo sta gia' a fianco a te. Si chiama Pietro e ti sta sussurrando quello che sempre hai voluto ascoltare. I tuoi genitori sono in viaggio e un ragazzo meraviglioso ti fa proposte. La notte passa proprio come ti aspettavi che passasse. Non hai profilattici, ma il ragazzo tanto dolce e timido non ti causa pudore. E come si dorme bene dopo aver fatto l'amore! Ma la mattina dopo...Dio mio! Dove sta Pietro? E soprattutto...che significa quella scritta fatta con il rossetto sullo specchio? Ti senti di morire quando leggi "benvenuta nel club dell'AIDS!". (Dal sito spagnolo Gentesincomplejos). Negli ultimi anni internet e' divenatata il paradiso per far circolare questi miti, ma possiamo anche dire che nella rete stessa sono nate molte altre leggende urbane, che potremmo definire "cyber-leggende". Poco tempo fa c'e' stata una grande catena di e-mails a favore di un bambino argetino che presumibilmente aveva bisogno di soldi per un'operazione urgente che avrebbe dovuto salvargli la vita. Si diceva che l'ospedale Garraham di Buenos Aires, dove stava ricoverato il bambino, aveva stretto una ccordo con alcuni siti, i quali avrebbero pagato un centesimo di dollaro per ogni email inviata. La catena di email ha avuto un rispettabile numero di adesioni. Chi non era disposto a collaborare per aiutare un bambino? Invece si e' saputo poi che questo bambino godeva di ottima salute e mai era stato ricoverato e le autorita' dell'ospedale negarono ovviamente qualsiasi accordo con siti internet. Come questa, ce ne sono tante di storie simili in internet e certamente prima o poi tutti finiremo per cascarci in qualcuna di loro. Luciano Sposari |