n° 59 sabato 8 dicembre 2001 numero arretrato
Su questo numero:

Un lettore MP3 in ogni dispositivo
Sono sempre di meno le dotcom che chiudono

Ma a Natale compreremo o no?
Leggere le e-mail altrui può costare caro in Argentina
La posta elettronica sposa la posta tradizionale.
I top del mese:
La cambiale di Bush
Sviluppo vuol dire libertà, di Giancarlo Livraghi
L'Astuto Mercante lancia la Xbox
Ti telefono la Parola di Dio
Internet c'è e bisogna tenerne conto.
Liberaci dal cavo, e così sia
In preparazione dello speciale di Natale, il prossimo numero di PuntoNet uscirà sabato 22 dicembre.

NEW! E' online la
terza parte del tutorial Come costruire una rete e condividere un accesso ad internet
Un lettore MP3 in ogni dispositivo
Nonostante l'avversione delle discografiche per questo formato, dilaga la tendenza dei produttori di inserire un lettore MP3 in qualsiasi dispositivo.

Le compagnie discografiche si danno da fare per offrire musica online a pagamento, nel tentativo di sostituire il mai dimenticato Napster nei cuori, negli hard disk e nei CD "masterizzati" dei milioni di utenti. I signori della musica non amano il formato MP3, perché troppo adatto allo scambio gratuito di musica e privo di forme di protezione. E ce la mettono tutta per uccidere l'odiato formato. Ma i produttori di elettronica di consumo non sembrano dello stesso avviso e infilano dovunque lettori MP3.
Ultimamente lo troviamo dappertutto. Nei lettori di CD, nei lettori DVD, nei palmari, nei cellulari e perfino nelle macchine fotografiche digitali. Sembra che qualsiasi dispositivo elettronico non sia appetibile se non ha incorporato il suo bravo lettore MP3. Con l'aiuto di una flash memory, una o due ore di musica non si nega a nessun dispositivo. Ci aspettiamo presto forni, lavatrici e frigoriferi con il loro lettore MP3 d'ordinanza. In fondo, se è lecito ascoltare musica mentre si fa una fotografia, perché non dovrebbe essere lecito ascoltarla mentre si fanno due bucatini all'amatriciana?
I produttori di elettronica di consumo se ne fregano ampiamente dei problemi delle discografiche. Un lettore MP3 costa poco e qualsiasi dispositivo che lo includa diventa immediatamente più appetibile. Inoltre basta pagare pochi soldi per la licenza del software di riproduzione e il gioco è fatto.
NPD Intelect, una compagnia di ricerche di mercato, ci fa sapere, ad esempio, che nel mese di settembre il 17% dei riproduttori di DVD venduti aveva un lettore MP3 incluso. E tutti convengono sul fatto che la tendenza è destinata a continuare nel futuro.
Potrebbe sembrare un po' scorretto il fatto che i produttori di elettronica supportino un formato fortemente demonizzato dalle discografiche. Ma i produttori, riempiendo le tasche, se ne lavano le mani e dicono: produrre un lettore MP3 non è di per sé un invito a rubare musica. Concetto inappuntabile, anche se un tantino cinico.
Ma c'è un'azienda, Sony, che ha i piedi in due scarpe: è una delle grandi discografiche ed è anche un grande produttore di elettronica di consumo. L'anno scorso aveva offerto un lettore che non funzionava se i file MP3 non erano prima convertiti in un proprio formato protetto. Risultato: nessuno lo ha comprato e l'azienda giapponese si è affrettata a vendere un normale riproduttore.
La musica in formato MP3 sembra essere una marea inarrestabile e probabilmente la tendenza continuerà, con buona pace delle industrie discografiche, del Windows Media Audio e di tutti gli altri marchingegni messi di traverso sulla sua strada.

Carmen Castillo
Sono sempre di meno le dotcom che chiudono
A novembre solo 21 aziende di Internet hanno cessato l'attività

Ci sono altri inequivocabili segni che il peggio sia passato o che sia molto prossimo alla fine. Nel mese di novembre hanno chiuso i battenti, o sono fallite, soltanto 21 imprese di Internet. Questo rappresenta soltanto il 4% delle 516 dotcom che per qualche motivo hanno cessato la loro attività nel 2001. Ad ottobre le chiusure erano state 36 e quindi il dato di novembre risulta inferiore del 41%.
Questi dati sono contenuti in una ricerca di mercato condotta da Webmergers.com, una compagnia che si dedica ad analizzare le fusioni, i fallimenti e la chiusura delle aziende che gravitano attorno ad Internet.
Anche se i dati vanno sempre presi con molta cautela, certamente è un altro segnale che ci stiamo ormai avviando verso la fine del terremoto provocato dal crollo della net economy.
Questo ovviamente non significa che ci sarà presto una ripresa o che possa innescarsi un'altra fase di crescita. Nessuna previsione lo dice e d'altronde non si vedono quali condizioni potrebbero scatenare una nuova crescita. Probabilmente il prossimo anno sarà un anno di assestamento e sostanzialmente piatto che servirà piuttosto a definire molti problemi ancora aperti.
Lo studio sostiene che quest'anno sono state fatte meno transazioni online, ma i compratori hanno speso di più. Se il dato fosse completamente credibile, questo potrebbe essere interpretato come un segno che gli utenti cominciano ad abituarsi agli acquisti in Internet e la utilizzano per acquisti sempre più importanti.
Ma a Natale compreremo o no?
Previsioni diverse e talvolta contraddittorie impediscono di avere un quadro abbastanza preciso di cosa succederà delle vendite natalizie.

Questo è il classico periodo delle previsioni sulle vendite online natalizie, ma mai come quest'anno sono diverse e a volte anche contraddittorie fra di loro. Ma insomma, compreremo o no a Natale? Alcune compagnie di studi e ricerche dicono di si, altre dicono di no e altre ancora dicono un salomonico ni.

E intanto i rivenditori online stanno con il fiato sospeso. Dopo un anno disastroso sono in molti ad aver sperato che Natale potesse fare il miracolo di riassestare un po' i bilanci negativi. Rivenditori di computer in prima fila, hanno già messo il fiocco rosso natalizio ai Pentium 4 con Windows XP e lo vanno offrendo a prezzi stracciati quasi ad ogni angolo di Internet. Ma lo compreranno? Le previsioni sono assolutamente discordi fra di loro e forse vale la pena di analizzare soltanto su cosa concordano, dimenticando tutto quello su cui non sono d'accordo. Gartner, Jupiter e Forrester Research concordano sul fatto che il volume totale delle vendite online natalizie dovrebbe attestarsi fra gli 11.000 e i 12.000 milioni dollari. Nielsen e Yankee Group si mantengono più cauti e parlano di poco meno di 10.000 milioni di dollari.

Fin qui le previsioni concordano abbastanza, ma quando si esaminano i tassi di crescita le differenze si fanno abissali. Tutti concordano sul fatto che nel prossimo Natale, per vari fattori, ci sarà una crescita del commercio online, ma questa crescita, rispetto all'anno precedente, viene valutata fra il 7% e il 40%. Yankee Group prevede una crescita degli acquisti online, ma questa crescita avverrà in un quadro di diminuzione delle vendite in generale. In sostanza sono le avverse condizioni macroeconomiche che giocheranno un ruolo negativo anche sull'e-commerce.

Fra queste condizioni sono da includere i licenziamenti, la minor propensione all'acquisto dei consumatori e la diminuzione delle entrate. Un presunto effetto 11 settembre, invece, non esiste e sarà irrilevante. Come dice un analista di Jupiter media Matrix, gli attentati di New York avranno soltanto l'effetto di convincere alcuni utenti a spendere i soldi sul Web invece che nei negozi tradizionali.

Eppure gli analisti ci avevano detto per anni che il commercio elettronico era praticamente immune dagli effetti macroeconomici. Ma adesso non è più così e gli stessi analisti di prima si arrampicano sugli specchi per spiegare questa clamorosa smentita.
Un analista di Jupiter Media Matrix dice che ai tassi di crescita elevatissimi degli anni precedenti, l'e-commerce non risentiva di effetti esterni. Adesso, a tassi di crescita più bassi, aumenta l'impatto delle condizioni macroeconomiche. Questo, ovviamente, è solo un'osservazione, anche se acuta. La cause permangono un mistero. Come pure rimane un mistero cosa davvero succederà alle tanto agognate vendite natalizie. Il verdetto definitivo probabilmente lo sapremo a gennaio o febbraio, quando ormai i rivenditori lo avranno già sperimentato sulla propria pelle e non servirà qualcuno che gli dica come è andata, perché a quella data lo sapranno da soli.

Giuseppe Laurenza
Leggere le e-mail altrui può costare caro in Argentina
Due proposte di legge in Argentina propongono 15 giorni di carcere per chi legge, senza autorizzazione, le e-mail altrui e 25.000 dollari di multa per lo spamming.

Alla base delle due proposte di legge presentate in Argentina, c'è la convinzione, mai completamente accettata, che una e-mail equivale ad una normale lettera e deve quindi godere degli stessi diritti alla privacy della posta normale. In base a questa importante affermazione di principio, la
Secretaria de Comunicaciones ha presentato due proposte di legge con lo scopo di dare alle e-mail lo status di privacy che le compete e di proteggere gli utenti dalla piaga dello spamming.
Senza l'ordine specifico di un giudice, nessuno può leggere le e-mail di un'altra persona. I trasgressori saranno puniti con la reclusione da 15 giorni a sei mesi e, se il contenuto della e-mail, oltre ad essere letto senza autorizzazione, viene anche pubblicato, si aggiunge una multa che può arrivare a 90.000 pesos (circa 200 milioni di lire).
Il provvedimento è stato ben accolto negli ambienti argentini, a parte la clausola che autorizza il datore di lavoro a leggere le e-mail degli impiegati, basata sul principio che la possibilità di usare le e-mail sia uno strumento dell'azienda e non un diritto del lavoratore.
Come ha segnalato Gonzalo García Lussardi, dell'AADSI, un'associazione di avvocati specializzati in tecnologia, questo principio è quello comunemente accettato negli USA e in Inghilterra. Lussardi e la sua associazione vorrebbero invece che fosse adottato il principio europeo, in base al quale una e-mail è in ogni caso un fatto privato e di conseguenza nemmeno il datore di lavoro ha il diritto di controllare la posta dei propri dipendenti. Chi usa la posta per danneggiare la propria azienda deve ovviamente essere punito, ma non ci può essere una sorveglianza preventiva e generalizzata.
A parte questo fatto, fa piacere vedere che almeno in qualche paese si tiene ancora nel dovuto conto il diritto alla privacy dei cittadini. Specialmente in tempi come questi, quando, col pretesto degli attentati e dei terroristi annidati ovunque, stanno passando leggi liberticide che di fatto stanno distruggendo qualsiasi diritto civile.
E in Argentina avranno vita dura anche gli spammers. Chi non si identifica chiaramente con nome e cognome, non avvisa chiaramente sulla natura pubblicitaria di una e-mail e non fornisce un indirizzo per rifiutare ulteriori invii, può essere punito con una multa di 25.000 pesos (circa 58 milioni di lire).
La posta elettronica sposa la posta tradizionale.
Il matrimonio si celebra in Brasile: 4000 punti Internet saranno sistemati in altrettanti uffici postali.

Tutti avevamo la sensazione, forse ingiustificata, che fra posta tradizionale e posta elettronica ci fosse una specie d'ineluttabile competizione e che l'una escludesse l'altra. Un abisso separa la classica azione di incollare il francobollo e quella, ormai altrettanto classica, di fare click sul fatidico Send.
Ma in Brasile hanno avuto un'idea diversa: di far collaborare i due metodi di posta e trarre vantaggio da entrambi, invece di perdere tempo a disquisire su quale sia migliore.
E fu così che nel paese della samba hanno deciso di istallare, nel corso del prossimo anno, 4000 punti d'accesso ad Internet, in altrettanti uffici postali. E inoltre saranno offerti 10 minuti d'accesso gratis per una veloce navigazione sul Web o per scaricare la posta elettronica, proprio nel tempio della posta tradizionale. I punti d'accesso saranno istituiti in tutte le città con più di 10.000 abitanti.
Certamente è una bell'idea, semplice ma efficace, nel paese latino americano con il più vasto uso di Internet. Su una popolazione di circa 170 milioni di abitanti, almeno 10 milioni utilizzano la Rete con una certa regolarità.


Luciano Sposari
PuntoNet compie un anno


PuntoNet compie un anno: il 7 ottobre del 2000 usciva il primo numero e da allora sono usciti, puntualmente ogni sabato, 59 numeri. Attualmente registriamo dalle 50.000 alle 60.000 pagine visitate ogni mese e questo testimonia il crescente e lusinghiero successo della nostra iniziativa.

Avevamo cominciato in un momento non certo buono per Internet: il rumore della new economy che stava crollando era forte e stava terminando l'illusione di una crescita senza fine dell'economia. Da un eccesso all'altro, alcuni già cominciavano a sentenziare la fine di Internet solo perché finivano le puntocom. Noi sapevamo che non era così: Internet non sarebbe affatto finita e proprio per dare corpo a questa fiducia abbiamo messo in piedi PuntoNet. I fatti ci hanno dato ragione: Internet è qui, noi siamo qui e i nostri lettori sono qui.

Ma sapevamo che l'esperienza negativa della new economy, la fine dei tempi pionieristici della Rete, i tanti nuovi utenti che arrivavano alla rete, l'invadenza del commercio elettronico, la politica della ICANN, erano altrettanti fattori che rendevano assolutamente necessario un modo nuovo e più profondo di guardare ad Internet. Per questo abbiamo dato al nostro periodico un taglio critico e abbiamo sempre cercato di essere un'occasione di riflessione per i nostri lettori. Non abbiamo soluzioni: proponiamo soltanto elementi di riflessione e discussione al di là delle immediate apparenze.

Quando si arriva ad un anno è opportuna una verifica del lavoro svolto. Abbiamo, infatti, guardato indietro a quello che avevamo scritto nei mesi scorsi e ci siamo chiesti se, alla luce dei fatti successivi, avevamo visto giusto e se eravamo riusciti ad individuare i punti critici dell'evoluzione di Internet. Riconsiderando il lavoro svolto, dobbiamo dire che siamo pienamente soddisfatti: siamo sempre riusciti a sollecitare l'attenzione sui problemi centrali e decisivi della Rete, quelli che ne determinano i cambiamenti più profondi e significativi.

La sorte ha voluto che questo anniversario capitasse in un momento ancora più critico per Internet, rispetto a quello di un anno fa quando siamo nati. Allora era la caduta della new economy a minacciare Internet. Oggi sono fatti ben più gravi che minacciano direttamente la sua natura più profonda: nel clima successivo agli attentati in America, si sta producendo un attacco all'anima stessa della Rete, alla sua anima libertaria, di libera espressione e di libero esercizio dei diritti civili.

In nome della sicurezza, si vuole costringere la Rete dentro la gabbia di un'asfissiante sorveglianza elettronica. Ovviamente capiamo che il trauma degli attentati è forte. Ma queste restrizioni possono soffocare Internet o, per lo meno, possono soffocare il suo più significativo aspetto di libera collettività. Questa perdita sarebbe un danno grave e di Internet non rimarrebbe che una grande, luccicante, vetrina, senz'anima, senza significato e anche molto noiosa.

Noi continueremo il nostro progetto, rifletteremo e cercheremo di far riflettere anche su questo nuovo pericolo, nella certezza che ci sono ancora ampi margini per salvaguardare l'umanità della Rete.

Giuseppe Laurenza