sabato 7 luglio 2001 numero arretrato
Su questo numero: Ma la Microsoft ha vinto o no? Editoriale di Giuseppe Laurenza. MSN Messenger fuori uso. Navigare non è più di moda: pigrizia o necessità? Il Grande Panda, stella di Internet. Raphael Gray: lo psichiatra invece del carcere.
Editoriale
Ma la Microsoft ha vinto o no?
di Giuseppe Laurenza

Sono in molti ad aver interpretato la recente sentenza della Corte d'Appello americana come una sostanziale vittoria per la Microsoft. Molti ma non tutti. Alcuni, infatti, danno un'interpretazione opposta, mettendo l'accento su due fatti. Il primo è che la Corte, pur rigettando l'ipotesi di smembramento dell'azienda, ha sostanzialmente ammesso le pratiche monopolistiche ed ha rimandato il caso ad un giudice di primo grado.
Da qui il secondo fatto. Il futuro giudice di primo grado dovrà pur sempre decidere quali misure adottare perché termini il comportamento monopolistico dell'azienda. Quindi arriverà comunque qualche sanzione.
A partire da queste considerazioni, molti ritengono quindi che non si può dire che la Microsoft abbia vinto, ma che il problema della ormai sicura "punizione" è solo rimandato.
Appunto: rimandato. E forse proprio questo la Microsoft cercava. Perché il tempo gioca nettamente a suo favore e adesso può preparare l'uscita di Windows XP e andare all'assalto, con tutti i suoi mezzi intatti, di tre settori strategici: la musica online, i servizi telefonici su computer e la messaggeria istantanea. Senza contare le mire sul Web con il progetto strategico .Net e gli Smart Tag.
E inoltre bisogna tener conto del comportamento fortemente contraddittorio del governo americano. Da un lato accusa la Microsoft di pratiche monopolistiche, ma dall'altro è il primo a favorire ampiamente, nei suoi stessi uffici, la diffusione quasi esclusiva dei prodotti Microsoft, e questo ha una forte influenza sulle scelte dei privati. Quasi tutti, cittadini e istituzioni private, devono avere rapporti con enti governativi e se questi ultimi usano il formato WinWord, o i database di Access, costringono tutti a fare lo stesso. Quindi a parole il governo americano fa la voce grossa e nei fatti favorisce quello contro cui dice di voler lottare.
E questo è una vittoria di fatto per la Microsoft, anche se fra le righe della sentenza si potrebbe anche dedurre che si riconosce la pratica monopolistica. Ma chi è colpevole, o quanto meno complice, di questo monopolio? La Microsoft è un'azienda e fa quello che ci si aspetta che faccia: guadagnare soldi. Sono le istituzioni governative americane (e non solo americane: il discorso è fatto a nuora perché suocera intenda) a favorire di fatto il monopolio.
Per questi motivi ci sembra di poter pensare che la Microsoft ha vinto. Più che nella sentenza della corte d'appello, la vittoria sta nel comportamento ambiguo del governo americano, che non ci sembra, specialmente con quest'amministrazione, intenzionato ad andare fino in fondo
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MSN Messenger fuori uso
Da alcuni giorni il popolare servizio di messaggeria risulta inutilizzabile. Nessuna seria spiegazione della Microsoft.

E' solo il religioso dovere di informare correttamente che ci spinge a segnalare l'ennesimo mal funzionamento dei prodotti e servizi Microsoft.
L'argomento sta diventando tanto frequente e scontato da suscitare la noia più profonda e gli sbadigli più mostruosi.
Promettiamo di dare i fatti astenendoci da qualsiasi commento, per non suscitare stimoli narcotici nei lettori.
MSN Messenger, il noto sistema di messaggeria istantanea è andato in tilt lasciando senza comunicazione, per almeno 4 giorni, ben 10 milioni di (ottimisti) utenti in tutto il mondo e causando, in molto casi, la perdita della lista di contatti.
Nel più puro stile Microsoft, qualche funzionario di secondo piano ha messo fuori la testa dal bunker ed ha detto la prima sciocchezza che gli passava per la testa. "An extremely rare set of circumstances" (un insieme di circostanze molto rare), si legge nel comunicato dell'azienda.
E che vuol dire? Certo che sono "rare"! Ci mancherebbe pure che fosse "normale" il fatto che si blocchi, senza nessuna seria spiegazione, un servizio utilizzato da 32 milioni di utenti.
Ma avevamo promesso nessun commento, quindi ci fermiamo qui facendo gli auguri agli utenti dell'ineffabile MSN Messenger, i quali, secondo quanto promette la Microsoft, dovrebbero presto riavere il servizio.
Navigare non è più di moda: pigrizia o necessità?
La metà degli utenti americani di Internet frequenta solo 4 grandi siti: un segno importante dei cambiamenti della rete

Nei giorni scorsi è apparsa una notizia estremamente importante per capire quali sono i cambiamenti che avvengono nella rete: il 50% del tempo speso online da tutti gli utenti americani viene passato su solo 4 grandissimi siti ed è presumibile che qualcosa di simile accada dappertutto.
E' strano come una notizia così importante sia passata abbastanza sotto silenzio: eppure, fatte salve le dovute prudenze per le statistiche su Internet, è davvero il segno di un profondo cambiamento che la rete sta vivendo.
Navigare era l'attività fondamentale in rete, era il simbolo e il paradigma stesso di Internet, un mare sconfinato di informazione in cui dare libero sfogo alla propria curiosità intellettuale, passando di sito in sito, sentendosi un po' pionieri e un po' novelli Ulisse.
Ebbene, sembra che questo non ci sia più o, perlomeno, c'è in misura tanto minore da cambiare profondamente la natura stessa della rete.
Si potrebbe vedere la cosa da diversi punti di vista: la pigrizia sta prendendo il posto della curiosità intellettuale, la voglia di certezze sta prendendo il posto della voglia di novità.
Alcuni dicono che questo "modello" è molto più simile a quello della televisione con pochi canali che assorbono quasi tutto l'interesse del pubblico. Insomma la rete va verso forme di concentrazione, che potrebbero essere vista anche come una sorta di "semplificazione" della sua complessità.
Comunque si veda la cosa, è evidente che Internet non è più esattamente quella che pensavamo che fosse solo qualche anno fa: certamente è in atto una mutazione profonda di cui, per ora, è possibile solo intravedere la direzione ma non ancora il punto di arrivo.
Molte sono le cause che possono ipotizzarsi.
L'arrivo in forma massiccia di utenti ha certamente abbassato il livello medio di capacità di uso della rete. Navigare in fondo non è così semplice come i più esperti possono ritenere.
I motori di ricerca sfornano inutili lunghissimi elenchi e trovare quello che uno cerca è sempre più difficile e frustrante e soprattutto è sempre più un fatto da "esperti": non si pensi che sia tanto scontato saper fare una ricerca booleana.
Quindi alla frustrazione di ricerche spesso senza risultato si preferiscono le confortanti certezze del sito abituale, dove, forse, non trovi tutto, ma almeno trovi qualcosa.
Ma non è solo questo. Certo non invogliano a navigare le tante trappole fatte di "cookies" e di continui attentati alla privacy.
E inoltre: qui devi scaricare il Flash 5, lì è "best viewed" con uno specifico browser, là devi mettere la risoluzione consigliata a 800x600, più avanti cominciano ad aprirsi fastidiose finestrelle. Alla fine decidi che è meglio starsene nello stesso sito, dove, almeno, sai quello che ti aspetta.
E poi la mania di caricare i siti con grafica pesantissima che li rende lentissimi.
E la moda dei "portali" verticali o orizzontali che favoriscono l'illusione che si trovi tutto in un sito e quindi favoriscono la pigrizia degli utenti.
E la forte spinta alla commercializzazione della rete, facendo passare l'idea che Internet sia solo un grande mercato.
Insomma tutta una serie di motivi che concorrono insieme a scoraggiare la navigazione e a far rimanere nelle acque sicure di pochi grandi porti.
Non era esattamente questo lo "spirito" della rete, ma i tempi cambiano e occorre prenderne atto.
A parte il fatto che resta pur sempre l'altro 50% che, speriamo, continui a tener vivo lo "spirito" della rete.


Carmen Castillo
Il Grande Panda, stella di Internet
In un sito messicano si possono osservare in diretta i simpatici e graziosi animali

Quelli che si sono stancati dei "reality shows", sul tipo del Big Brother, nei quali si può seguire in diretta televisiva la vita di un gruppo di persone, adesso hanno un'alternativa: seguire in diretta su Internet la vita del Panda Gigante nel
sito del Consiglio Nazionale della Fauna messicano.
Si può seguire, minuto per minuto, la vita di Xin Xin, Xiu Hua e Shua Shuan, tre tenere e simpatiche signore panda giganti che si trovano nel giardino zoologico di Chapultepec, nella capitale messicana.
Durante i primi 4 mesi di quest'anno, un esemplare maschio di panda è stato portato dal giardino zoologico di Ueno, a Tokyo, al giardino zoologico di Chapultepec con l'obiettivo di mettere incinte le belle panda messicane, allo scopo di preservare la specie dal pericolo di estinzione.
Ma la cosa non ha funzionato, perché è molto difficile che questi animali si riproducano in cattività ed inoltre, non essendoci una crescita del ventre, è difficile accorgersi dello stato di gravidanza. Per questo gli specialisti hanno istallato la telecamera a circuito chiuso nella speranza di riuscire ad accorgersi se le signore panda si trovano in uno stato di dolce attesa.
Ma nel frattempo gli utenti di Internet possono godersi la vista di questi graziosi e giocherelloni animali, che sembrano fatti di pelouche e invece sono veri.
Istallando un semplicissimo programma chiamato Axis Cam Control, si
possono osservare dal vivo in diretta 24 ore su 24. Proprio come nel Big Brother, però con protagonisti più simpatici e, chissà, più intelligenti e divertenti.

Luciano Sposari
Raphael Gray: lo psichiatra invece del carcere
Si era impossessato della carta di credito di Bill Gates e l'aveva usata per inviargli una cassa di Viagra

Si chiama Raphael Gray, gallese di 19 anni, e
alcuni mesi fa aveva ottenuto il suo momento di gloria riuscendo ad impossessarsi in Internet dei dati personali di ben 23.000 persone e, fra questi, del numero di carta di credito di Bill Gates.
Ma l'onesto e spiritoso ragazzo gallese non aveva preso per sè nemmeno un dollaro dei tantissimi del padrone della Microsoft. Si era limitato ad ordinare una bella cassa di Viagra che era stata regolarmente consegnata a Bill Gates.
Scoperto dall'FBI e dalla polizia canadese, il giovane ha dichiarato che non era sua intenzione impossessarsi di denaro altrui, ma voleva solo dimostrare che il sistema delle carte di credito non è sicuro (come se non lo sapessimo!).
Il comprensivo giudice Garteh Davis ha creduto al giovane e, qualche giorno fa ha deciso di non mandarlo in carcere.
La cosa strana della vicenda è che il giudice ha disposto che il giovane dovrà sottomettersi per tre anni a cure psichiatriche in quanto affetto da squilibrio mentale. Non si sa e nemmeno si intuisce come il giudice si sia reso conto che il giovane non ci sta con la testa. A meno che non abbia pensato dentro di sé (come certamente molti hanno pensato): "Chi si trova ad avere in mano la carta di credito dell'uomo più ricco del mondo e non tocca una lira, allora o è terribilmente onesto o è pazzo!". E lo ha mandato dritto al manicomio!