| sabato 7 aprile 2001 | numero arretrato |
| I politici scippano il web italiano
dalle mani degli utenti e lo regalano ai baroni
dell'informazione Voluta e approvata indistintamente da tutte le forze politiche, dal 5 aprile scorso e' entrata in vigore in Italia la nuova legge sull'editoria, che impone ai siti web le stesse norme restrittive che gia' valgono per l'editoria su carta. Dilaga la protesta in Internet: 7000 firme in poco piu' di 24 ore contro la legge, che, nell'opinione di molti, e' una vera e propria forma di censura. A poco piu' di un mese dalle elezioni, questo puo' rivelarsi un pericolosissimo boomerang per i politici. Internet italiana esiste ed e' ormai matura per le grandi battaglie di opinione. Mai era successo prima nell'internet italiana: una sollevazione tanto forte, unanime e generalizzata contro l'intera classe politica, accusata di aver fatto una legge che praticamente mette il bavaglio a internet. Probabilmente stiamo assistendo alla prima vera, grande prova di maturita' dell'internet italiana, che lotta per la sopravvivenza di un'ampia e garantita liberta' di espressione nel web. E la cosa piu' importante e' che tutti non esitano nemmeno un secondo a sconfessare i propri politici, avendo molto chiaro che la liberta' di espressione e' piu' importante del proprio partito di appartenenza. Questo forse i politici non se l'aspettavano e con grande leggerezza e incompetenza hanno preferito varare una legge che, nell'opinione di molti, e' una vera e propria forma di censura, e che favorisce in maniera vergognosa la medioevale corporazione dei giornalisti della carta stampata, a danno della liberta' del web. Speravano con questo di farsi amici, in vista delle elezioni, giornalisti e giornali. E certamente ci sono riusciti. Ma hanno inaspettatamente trovato un nemico che puo' dare molto filo da torcere: l'internet italiana, ormai forte e matura per grandi battaglie di opinione. E di questo ormai devono tenerne conto tutti. La legge in vigore. In pratica la legge stabilisce che anche i siti web, che producono informazione con periodicita', devono sottostare alle stesse disposizioni in vigore per i giornali su carta. Ma le norme in vigore per i giornali su carta si rifanno ad una legge del 1948 che impone restrizioni assai severe a chi voglia stampare un giornale o comunque fare qualsiasi forma di editoria. Chiunque voglia pubblicare qualcosa deve essere registrato in tribunale e avere un direttore responsabile iscritto all'albo dei giornalisti. In parole povere un normale cittadino, che non e' giornalista, non puo' esprimere ne' su carta, e dal 5 aprile nemmeno sul web, la propria opinione in maniera periodica: alla seconda espressione di opinione diventa "periodico" e quindi la sua espressione diventa "stampa clandestina" e si becca fino a due anni di carcere. In pratica, in Italia solo i giornalisti professionisiti hanno il diritto di esprimere piu' di due volte la loro opinione. E chi decide se uno e' giornalista o no? Ma naturalemente l'ordine dei giornalisti! E con le regole, gli esami e le imposizioni che loro dettano! O accetti le regole corporative o stai zitto. Estendere queste regole vessatorie ad internet, in pratica puo' mette fuori legge il 95% dei siti e consegna internet nelle mani della corporazione dei giornalisti, i quali non aspettavano altro, visto che la liberta' di espressione nel web cominciava a far vacillare il loro strapotere. Come ogni legge censoria, anche questa ha ovviamente aspetti ridicoli: chiunque pubblichi qualcosa deve prima mandare 4 copie in questura. E chi pubblica un sito web come fara'? Le questure riceveranno giornalmente milioni di email? Milioni di dischetti? E inoltre per legge bisogna indicare "lo stampatore", concetto inesistente e umoristico se applicato a internet. Come in tutte le leggi fatte da incompetenti, le norme non sono chiare e si deve ancora capire bene cosa dica di preciso e come sara' applicata. Ma, ad una interpretazione rigorosa, praticamente quasi tutti i siti web sono colpiti, in un modo o in un altro. Per questo la protesta sta dilagando furiosa sul web. I forum sono stracolmi di violente proteste, le petizioni raccolgono migliaia di firme, tutto i web italiano e' in subbuglio. Molti gia' pensano di trasferire i propri siti su server esteri e questo fa pensare ad una fuga generalizzata verso server stranieri, con conseguenti danni gravi per i provider italiani. E in tutto questo, ovviamente, nemmeno una parola sui grandi giornali. Giuseppe Laurenza Per maggior
informazione |
| La comunita' di lingua spagnola in
internet in un articolo di Giancarlo
Livraghi Sono 500 milioni le persone che parlano spagnolo e certamente hanno un ruolo importante in internet Non e' facile saper leggere e analizzare i numeri che riguardano internet. E soprattuto non e' facile saper vedere gli aspetti piu' significativi e che, piu' di altri, possono indicare gli sviluppi futuri della rete e i cambiamenti che in essa si verificano. E, prima di analizzare, e' anche difficile realizzare statistiche credibili, perche' e' assai difficile osservare una realta' tanto fortemente dinamica e in continua, forte, evoluzione. E inoltre, troppe volte le statistiche su internet e le sue analisi vengono effettuate in maniera assai approssimativa e confusa. A volte per semplice incapacita', ma a volte anche per gonfiarne ad arte alcuni aspetti. Sono poche le analisi credibili e ben fatte su Internet e per questo lo studio sui dati di Giancarlo Livraghi diventa assai piu' prezioso per chiunque voglia davvero capire meglio una realta' dalle caratteristiche assai sfuggenti. Basandosi su serie statistiche internazionali, Giancarlo Livraghi analizza gli ultimi dati disponibili su internet e cerca di metterne in luce gli aspetti di novita' e di possibile evoluzione della rete. In particolare risulta di grandissimo interesse un'analisi su due grandissime comunita' linguistiche: la spagnola e la cinese. Sono due aspetti che spesso, finora, sono rimasti abbastanza in ombra. Le persone che parlano spagnolo sono 500 milioni e quelle che parlano cinese sono un miliardo e trecento milioni. Gia' in queste semplici cifre si intravede l'importanza di due comunita' linguistiche che certamente in futuro giocheranno un ruolo di primo piano in internet. Per questo consigliamo una lettura attenta delle acute analisi di Giancarlo Livraghi se si vuole avere un quadro piu' chiaro di internet e delle sue reali dimensioni. |
| Il prestigioso MIT
scommette sul gratis Il Massachusetts Institute of Technology mettera' gratuitamente online tutti i suoi corsi E' davvero una scommessa forte e una coraggiosa sfida l'iniziativa lanciata nei primi giorni di aprile dal Massachusetts Institute of Technology, la prestigiosa universita' americana. Quasi tutti i suoi 2000 corsi saranno messi online sul web, con letture, esercizi, simulazioni ed esami compresi. I professori parteciperanno all'iniziativa volontariamente, ma l'universita' si impegna a mettere online tutti i suoi corsi in un progetto di durata decennale e del costo previsto di 100 milioni di dollari. Non e' certamente la prima iniziativa del genere: altre universita' in tutte le parti del mondo gia' tengono alcuni corsi pilota online, ma certamente questa iniziativa del MIT si puo' considerare la piu' importante almeno per tre motivi. I primi due sono l'ampiezza del progetto e il prestigio dell'universita': non sono pochi corsi pilota di una qualsiasi universita': sono tutti i corsi di tutte le facolta' di una delle piu' prestigiose scuole. Il terzo motivo e' forse il pìu' significativo: i corsi sono assolutamente gratuiti per tutti. E questa e' davvero una novita': in genere i corsi online delle universita' sono a pagamento e costano anche cari, oppure sono riservati ad uso interno. E invece il MIT scommette in internet e scommette sul gratis. E lo fa, in controtendenza, proprio nel momento in cui da piu' parti si hanno forti dubbi sul modello del gratuito in internet e molti sono alla ricerca di forme praticabili di pagamento. Perche' lo fa? Con un candore disarmante il professor Steve Lerman dice: "Vendere contenuti per profitto....e' sembrato meno attrattivo che cercare il modo per diffondere il sapere nella maniera piu' vasta possibile". Dietro le parole del professore si coglie il principio etico del sapere come bene da condividere e non da vendere. Non a caso il MIT e' una delle culle del software open source, cioe' del software libero, aperto a tutti e inteso come grande opera collettiva, non come un bene privato da cui trarre profitto. E' in questo solco "etico" che nasce la nuova iniziativa. Belle parole quelle del professor Abelson il quale ci ricorda che nel Medio Evo tutta una citta' partecipava spontaneamente e gratuitamente a costruire le grandi Cattedrali, opere colossali certamente al di sopra delle forze dei singoli, e nelle quali tutta una societa' si identificava. E il professore conclude che diffondere gratis sul web il sapere e' un po' come costruire una moderna grande cattedrale del sapere. Decisamente queste persone meritano la fama che hanno: in quale altra universita' si possono sentire parole (e fatti) di questo tipo? |
In calo le vendite mondiali
di chip. Ma si mantengono comunque al di sopra dei livelli dell'anno scorso Le notizie che arrivano dalla SIA (Semiconductor Industry Association) non sono certo incoraggianti: le vendite mondiali di semiconduttori sono calate in febbraio del 6,9 per cento rispetto al mese di gennaio. E questo dopo che le vendite di gennaio erano calate del 7% rispetto a dicembre. Certamente questo dato non puo' essere attribuito soltanto ad una fisiologica caduta delle vendite che segue sempre il periodo delle festivita' natalizie. Certamente e' qualcosa di piu', un sintomo chiaro di sofferenza del mercato dei microprocessori e dei computers. La parte relativamente buona della notizia e' che comunque le vendite di febbraio 2001 si mantengono superiori di un buon 5.8% a quelle del febbraio 2000. George Scalise, presidente della SIA, individua la causa del rallentamento delle vendite nei piu' generali problemi economici dovuti al rallentamento dell'economia statunitense. Anche se rispetto al febbraio dell'anno scorso rimane una crescita del 5,8%, vale la pena di ricordare che negli ultimi 40 anni il mercato dei semiconduttori ha avuto una crescita media del 17% all'anno. E inoltre nell'area geografica asiatica si registra addirittura un calo del 3% anche rispetto al febbraio dello scorso anno. Naturalmente e' presto per parlare di crisi, ma certamente siamo in presenza di rallentamento vistoso. Oltre alle difficolta' dell'economia americana forse stanno arrivando al pettine vecchi problemi mai risolti: la santa alleanza fra ditte produttrici di microprocessori sempre piu' veloci e ditte di software produttrici di sistemi operativi e programmi sempre piu' (inutilmente) avidi di risorse in modo da poter in qualche modo giustificare nuovi acquisti. Oggi, con il diffondersi massiccio di internet, sta diventando sempre piu' chiara l'inutilita' di un computer super-veloce se poi si naviga in rete con la stessa lentezza. Quello che gli utenti vogliono sempre piu' sono le connessioni veloci alla rete e tutti sanno che per questo non serve un nuovo computer per quanto superveloce e super accessoriato sia. |
| La ICANN "regala"
alla Verisign il monopolio dei .com per moltissimi anni. Fra proteste e accuse di scarsa trasparenza si consuma un altro colpo di mano dell'associazione che governa internet Brutta storia. O perlomeno emblematica di quella "mancanza di trasparenza" e arroganza di cui spesso e' accusata l'associazione che governa internet su mandato del governo americano. Si era sempre parlato di liberalizzare l'ambitissimo mercato della registrazione e gestione dei domini. E, fra tutti, il piu' ambito era quello dei domini .com. Pochi giorni prima della riunione di Melbourne all'improvviso la ICANN aveva fatto sapere di voler continuare ad assegnare alla societa' privata VeriSign (proprietaria di Network Solutions) per alcuni anni il monopolio della gestione dei domini .com, .org, .net. Le contestazioni a Melbourne erano state forti: accordo poco chiaro, annunciato all'ultimo momento quando non era possibile analizzarlo, accuse di mettere tutti di fronte al fatto compiuto, e anche qualche accusa piu' pesante di oscuri interessi in gioco. Tutto inutile. Il 2 aprile la decisione finale e' stata presa: Verisign continuera' ad avere il monopolio del dominio .com fino al novembre 2007. E come ciliegina sulla torta dell'accordo e' stata anche inclusa la possibilita di rinnovo per altri 4 anni. Ci manca solo la clausola " per sempre"! E come se non bastasse gestira' il .org fino al 2002 e il .net fino al 2005. La decisione e' stata presa con una votazione che ha visto 12 voti favorevoli, 3 contrari e 1 astenuto. Ovviamente fra i contrari ci sono Karl Auerbach e Andy Mueller-Maguhn, due dei direttori eletti direttamente dagli utenti di internet. Formalmente mancherebbe ancora l'avallo definitivo del governo americano. Ma chi puo' seriamente pensare che l'amministrazione dell'amico dei petrolieri Bush, avra' qualcosa da ridire su un fatto che palesemente favorisce le lobby industriali? Accetteranno tutto, con buona pace del tanto decantato "libero" mercato. |
Aiuta a combattere le piu'
gravi infermita' con il tuo computer. Adesso, per aiutare a trovare la cura per malattie gravi come il cancro, la leucemia o il morbo di Parkinson, non c'e' bisogno di essere uno scienziato. Basta avere un computer e non c'e' bisogno di nessuna conoscenza scientifica preventiva, ne' tempo a disposizione. Come si puo'partecipare a questo progetto? Basta entrare nel sito Internet philantropic peer-to-peer program. Una volta nel sito, si deve solo scaricare un programma di circa 2 Mb ed eseguire l'istallazione passo a passo. Il programma, che risiede in una parte inutilizzata della memoria del computer, si attiva ogni volta che l'utente si connette a internet. All'inizio utilizza il computer per elaborare piccoli blocchi di informazione. Quando il processo e' completato, circa un giorno dopo, il programma invia i risultati ottenuti a un server e in seguito riceve un nuovo pacchetto di dati da analizzare. vale la pena di ricordare che, sebbene questo sistema utilizzi il nostro computer, tuttavia non influisce sul suo funzionamento in quanto usa soltanto le sue risorse inutilizzate. Gli organizzatori di questa campagna hanno fiducia nel suo esito, visto che aumentera' la capacita' di ricerca fino a limiti che solo fino a poco tempo fa erano impensabili. "Con questo importante strumento la ricerca sul cancro cambiera' drammaticamente" ha detto, in un comunicato, John Seffrin, direttore esecutivo della Societa' Americana per il Cancro. "A partire da oggi, gli scienziati potranno realizzare indagini piu' veloci che mai". Il sistema utilizzato e' il "peer to peer", pari a pari; ed e' simile a quello di cui gia' avevamo parlato in articoli precedenti del 7 ottobre, del 21 ottobre e dell'11 novembre dell'anno scorso. Altri programmi di questo tipo gia' sono funzionanti da tempo con obiettivi come la cura dell'Aids o la ricerca di tracce di vita extraterrestre. Luciano Sposari |