| sabato 6 gennaio 2001____________________________numero arretrato |
| Su questo numero: Sbatti il mostro sul web. Yahoo vieta la vendita di cimeli nazi. Y2K in ritardo. Bill ancora nei guai. |
| Sbatti il mostro sul web Immagini online di telecamere piazzate nel carcere, elenchi di detenuti con foto e indirizzi: si diffonde nel web la gogna in versione digitale. Con successo di pubblico e preoccupazioni delle associazioni di diritti civili Aveva cominciato alcuni mesi fa lo sceriffo mezzo pazzo dell'Arizona: Joe Arpaio aveva piazzato nel carcere di Maricopa quattro telecamere che riprendevano 24 ore su 24 la vita dei detenuti. Non per controllarli meglio, ma per inviare le immagini sul web, in un sito accessibile a chiunque. E in un carcere come quello di Maricopa non sempre la vita si svolge normalmente: spesso le impietose webcab dello sceriffo offrivano ai visitatori del sito scene di violenza e di sesso degli involontari attori. Ma si sa: bisogna essere corretti e pensare ai bambini che girano per la rete! E quindi, prima di entrare nel sito, un avviso, tanto ipocrita quanto "politically correct", si preoccupa di avvisare il navigante che sta per vedere immagini che possono essere anche di violenza o di sesso. Meno spettacolari, ma certamente non meno irrispettose per la dignita' delle persone, sono le iniziative di ben 18 stati americani. Pubblicano nel web i dati di tutte le persone che sono detenute o che lo sono state in passato. Con nome,cognome, indirizzo, tipo di pena e perfino la foto. La Florida e' uno dei primi stati a mettere on line "i mostri": ha iniziato nel 1997 e nella sua home page la foto di un sorridente governatore Jeb Bush (fratello del neo-presidente) ci avvisa che il Dipartimento di Correzione "protegge il pubblico con un sistema di correzione sicuro, umano ed efficiente". E il sito conta ben 2,2 milioni di accessi al mese Ultimo in ordine di tempo, ma non ultimo per efficienza, lo stato del Kentucky ha messo online un gigantesco database di 22.500 pregiudicati, partendo addirittura dall'anno 1978. Con una incredibile dovizia di particolari privati. Una galleria impressionante di foto, nomi, indirizzi e telefoni. Ma perche' il pubblico della rete dovrebbe aver bisogno delle foto dei detenuti? Si puo' capire per i ricercati. Ma perche' di quelli che stanno scontando o hanno gia' scontato la pena? Anche senza essere molto esperti di diritti civili, tutto questo assomiglia troppo ad una gogna in versione digitale. E inevitabilmente ci vengano in mente fosche immagini di giustizia medioevale, con i condannati esposti ed umiliati in pubblico con il duplice scopo di distruggerne la dignita' e di ammonire gli altri. Pensavamo che fosse un fatto ormai definitivamente acquisito che anche il condannato ha una dignita' personale che comunque deve essere rispettata e questa esposizione online di detenuti e' ben lontana dal rispettare quel poco di dignita' umana e civile che resta a queste persone. |
Yahoo vieta la vendita di
cimeli nazi Dal 10 gennaio il popolare portale non ospitera' piu' la vendita di oggetti nazisti: e' una vittoria? si, no....forse. Alla fine Yahoo ha pensato che era meglio cedere e vietare sul suo sito la vendita di cimeli nazisti e del Ku Klux Klan. L'annuncio e' stato dato dall'avvocato della societa', il quale ha detto che dal 10 gennaio saranno vietate le vendite di oggetti che incitano all'odio. La storia era cominciata l'anno scorso, quando alcuni gruppi francesi avevano denunciato Yahoo perche' sul suo sito si vendevano oggetti nazisti. In Francia tale vendita e' vietata per legge e il sito francese di Yahoo si era affrettato a chiudere le vendite. Ma rimaneva il sito negli Usa che poteva essere tranquillamente raggiunto dai cittadini francesi. E per trovare un modo tecnicamente fattibile per impedire che i cittadini francesi potessero accedere al sito americano di Yahoo era stata nominata una commissione di tre esperti, fra cui addirittura Vinton Cerf, uno dei padri di Internet. Ma i tecnici non sono stati in gradi di suggerire un metodo sicuro per filtrare gli accessi dei visitatori francesi. Il 20 novembre il giudice francese, con una sentenza che ha fatto molto scalpore, ha rotto gli indugi e ha intimato a Yahoo di impedire ai cittadini francesi l'accesso alle vendite e gli ha dato tre mesi di tempo per farlo. Al termine, se non lo avesse fatto, avrebbe dovuto pagare una multa di ben 30 milioni di lire al giorno!. La sentenza aveva avuto una vastissima eco internazionale per i molti difficili problemi che poneva. Primo fra tutti quello della legittimita' di un giudice di un paese di sentenziare su una societa' di un altro paese. In pratica era l'ammissione implicita che il concetto di confine e' molto aleatorio in Internet. Da un lato Yahoo si difendeva dicendo che e' impossibile tener conto delle leggi particolari di tutti i paesi dai quali il suo sito e' raggiungibile. Dall'altro lato si affermava che se Yahoo trova il modo di fare soldi in Francia,allora deve rispettare le sue leggi. E inoltre e' tecnicamente possibile un filtro in internet? Fino adesso sembra di no. Ma anche se fosse possibile, e' giusta la pratica dei filtri che impediscano l'accesso a questo o a quel sito? Questo dei cimeli nazisiti potrebbe essere anche un motivo giusto, ma non potrebbe essere preso come un pericoloso precedente per imporre controlli e divieti in altre situazioni meno giuste? Come si fa a distinguere fra censura giusta e censura ingiusta? Chi decide se un sito e' legittimo o no? Come si puo' vedere sono problemi di non facile soluzione e per questo Yahoo ha pensato bene che era piu' conveniente tirarsi fuori da questa storia, anche perche' la sua immagine cominciava a deteriorarsi. Naturalmente non ha ammesso che la decisione e' conseguenza della sentenza francese. Anzi ha detto che continuera' la battaglia legale. Ma nel frattempo ha un gran desiderio che tutta questa storia venga dimenticata in fretta, il che va a beneficio della sua immagine e dei suoi guadagni. |
| Y2K in ritardo. Anche il 2001 ha il suo bug: piccolo e quasi innocente, ma qualche fastidio lo ha gia' procurato Ce lo aspettavamo l'anno scorso, e invece lui, il maligno bug del 2000, sembra si diverta ad arrivare quando nessuno ormai se lo aspettava piu'. I computer di bordo di alcuni treni veloci norvegesi non hanno riconosciuto il passaggio di data fra il 31 dicembre 2000 e il 1 gennaio 2001 e sono rimasti bloccati fino a quando la data non e' stata cambiata manualmente. Il signor Ronny Solberg della ditta tedesca Adtranz, che produce i nuovissimi treni, ha detto che lo scorso anno avevano studiato a fondo il problema del Y2K, ma avevano dimenticato di controllare il passaggio al 1 gennaio 2001. Qualche voce maligna sostiene che qualche sprovveduto programmatore ha semplicemente dimenticato che il 2000 e' un anno bisestile. Approfonditi studi sono in corso. La catena di magazzini americana 7-Eleven aveva speso ben 8 milioni di dollari per preparare l'arrivo dell'anno 2000 ma nemmeno un dollaro per preparare l'arrivo del 2001! E il maligno 2001 si e' vendicato, mettendo fuori uso i registratori di cassa che si ostinavano a leggere il 2001 come 1901! Sembra inoltre che alcuni giurati dello stato dell'Oregon siano stati convocati ad apparire in tribunale nell'anno 1901. Come si vede, piu' che di disastri, si puo' parlare di sporadici dispetti di questo 2001 che forse si e' sentito un po' troppo dimenticato rispetto al suo ben piu' noto predecessore 2000. Come si ricordera', l'anno scorso c'era stata una corsa ad accumulare cibo in scatola, batterie, acqua, carta igienica in attesa di chissa' quale disastro. Con il risultato che molti hanno ancora scorte accumulate un anno fa. Il signor Ron Williams di El Paso, ad esempio, ha ancora moltissime scorte di carta igienica, ma non si pente del fatto. Interrogato sul problema ha risposto tranquillo "E allora? Certamente continueremo ad andare al bagno!". Rassicurati dalle confortanti parole del signor Williams, pensiamo che per questo millennio abbiamo finito di parlare di bug: ci penseranno i nostri discendenti a parlare del prossimo nel 3001 |
Bill ancora nei guai La Microsoft accusata di discriminazione razziale verso i neri. Chiesti 5 miliardi di dollari di risarcimento Diciamo la verita': gliene abbiamo dette di
tutti i colori al povero zio Bill! Ci vende un sistema
operativo con piu' buchi di un gruviera svizzero (pero'
noi lo compriamo!), e' un monopolista (e che colpa ne ha
lui se Linux e' difficile?), riempie i suoi software con
simulatori di volo nascosti per farli sembrare piu' grandi
(ma lo zio pensa anche a farci divertire!). Negli angoli
piu' oscuri della rete circolano strane leggende sulla
sua natura diabolica e i piu' cattivi lo hanno accusato
di essere lui il vero Grande Fratello, che nasconde
maligni back-doors nel suo software per controllare
tutti. |