n° 54 sabato 3 novembre 2001 numero arretrato
Su questo numero:
Editoriale: La cambiale di Bush
Accordo fra Microsoft e DoJ

Il Pentagono chiede aiuto
L'operatore telefonico Virgin controlla gli utenti inglesi
La paura fa aumentare e-mail ed e-commerce
Carta igienica con la faccia di Bin Laden
I top del mese:
La congestione comunicativa, di G. Livraghi
Favola vera sul fantastico fenomeno delle reti wireless

Code Red: un caso emblematico
La posta elettronica compie 30 anni
Sicurezza o privacy?
L'America rinuncia ad un pezzo di libertà
NEW! E' online la terza parte del tutorial Come costruire una rete e condividere un accesso ad internet
Editoriale
La cambiale di Bush

La vittoria, Bill Gates l'ha costruita durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali, fuori delle aule giudiziarie, dove probabilmente non avrebbe mai vinto. Sapeva che finanziando ampiamente Bush, avrebbe poi potuto presentare il conto al nuovo presidente. E puntualmente il presidente ha pagato la cambiale e ha dato sostanzialmente il via libera definitivo all'arrogante monopolio di Microsoft. Il via libera è arrivato sotto forma di un "accordo" extra giudiziale fra il Dipartimento di Giustizia (DoJ, Department of Justice) e la Microsoft, di cui non si conoscono ancora i dettagli, ma che assomiglia a poco più di un ridicolo buffetto sulla guancia della Microsoft. Insomma, da parte del DoJ, una svendita indecorosa e clamorosa di tre anni e più di procedimento giudiziario, un calarsi le braghe che sorprende perfino chi, come noi, se l'aspettava.
Ma la "ragione elettorale" vuole così. E poi Bill non ha esitato a sfruttare abilmente la scia del trauma per gli attentati, presentando Win XP a New York, fra le macerie ancora fumanti e presentandosi come uno dei tanti "salvatori della patria", oltre che delle sue capaci tasche. E i costruttori di computer, non sapendo più a che santo votarsi per vendere qualcosa, lo hanno scelto come salvatore delle vendite. E i normali utenti continueranno ad usare un sistema operativo mal fatto, caro e per giunta che carpisce a man bassa informazioni personali.
Certo, ancora non si sa cosa faranno i procuratori generali dei 18 stati che partecipano all'azione giudiziaria insieme con il DoJ. Alcuni sostengono che si opporranno fermamente all'accordo. Ma da recenti dichiarazioni non ci sembra così. Qualcuno di loro ha addirittura affermato che l'accordo può essere considerato una vittoria e si prende anche la briga di spiegare perché. Vi risparmiamo le ridicole argomentazioni. In sostanza la teoria è quella del vecchio detto: "Ce ne ha date tante la Microsoft, ma quante gliene abbiamo dette!"

Giuseppe Laurenza
Accordo fra Microsoft e DoJ
Fra il Dipartimento di Giustizia e la Microsoft è stato raggiunto un accordo extragiudiziale che potrebbe porre fine all'azione del governo americano contro l'impresa di Bill Gates per violazione delle leggi anti-trust.

Non si conoscono ancora i dettagli dell'accordo fra il Dipartimento di Giustizia (Department of Justice, DoJ) e la Microsoft, che sembra abbia fatto qualche concessione marginale. I venditori di computer che istallano Windows saranno più liberi di mettere le icone che credono sul desktop e non saranno più vincolati ai diktat della Microsoft. Quest'ultima s'impegna a rendere pubblica una non meglio precisata "interfaccia" verso il proprio sistema operativo, che gli sviluppatori potrebbero usare per scrivere applicazioni che "si integrano meglio" in Windows. Non si tratta, ovviamente, di svelare il codice sorgente: si tratta di una strana soluzione di compromesso di cui non si capisce bene l'utilità effettiva. Sparita ogni traccia dell'accusa di monopolio, che pure era stata confermata dalla Corte d'Appello Federale. Sparito qualsiasi cenno ad Explorer. Insomma un accordo che ha tutta l'aria di essere una vittoria quasi completa per la Microsoft, che viene solo invitata a fornire un po' d'informazioni in più agli sviluppatori. Saranno anche nominati tre "saggi" che dovrebbero vigilare sul rispetto degli accordi, anche se non si capisce bene cosa dovrebbero vigilare se, con quest'accordo, la Microsoft è praticamente autorizzata a fare quello che vuole.
Le organizzazioni dei consumatori hanno protestato per quello che considerano un cedimento del governo americano. Ovviamente le azioni della Microsoft sono schizzate in alto, il che la dice lunga su chi sia il vincitore. I procuratori generali dei 18 stati americani che avevano accusato la Microsoft stanno valutando l'accordo. Molti si sono già espressi negativamente, mentre altri sono stati più possibilisti. E' difficile prevedere se accetteranno le proposte, chiudendo definitivamente il caso. Per ora si sa che hanno chiesto di esprimersi martedì 6 novembre, per avere il tempo di esaminare la proposta. L'accordo dovrà essere comunque ratificato dalla Corte di Giustizia di New York, ma è molto probabile che in settimana il caso potrebbe essere definitivamente chiuso.
Il Pentagono chiede aiuto
Non avrebbe le conoscenze sufficienti a fermare gli attacchi DoS

Con una certa perplessità
leggiamo che il Pentagono, niente meno che il Pentagono, con le sue immense risorse economiche ed umane, sta chiedendo aiuto ad esperti esterni per difendersi da eventuali attacchi DoS (Denial of Service).
Questa tecnica, che consiste in un'inondazione di richieste di accesso ad un sito web, ha provocato clamorose ripercussioni, qualche tempo fa, quando fu utilizzata da un quindicenne contro vari siti di e-commerce,
A partire da questo clamoroso incidente, è stata pubblicata un'infinità di spiegazioni (compreso nel nostro PuntoNet) sul modo nel quale si produce un attacco DoS e sul modo di proteggere un server web. La prima maniera di proteggerlo consiste semplicemente nell'usare un server più sicuro del notoriamente vulnerabile IIS della Microsoft. Come del resto ha raccomandato anche Gartner Group.
Nonostante questo, il Dipartimento della Difesa americano vuole farci intendere che i suoi tecnici possiedono meno conoscenze informatiche di un quindicenne, e che, inoltre, non leggono le notizie che hanno inondato le pubblicazioni specializzate, online e offline, che hanno abbondantemente trattato il tema.
Forse si sta cercando di alimentare il clima necessario per istallare un timore artificiale. Ci si appella di nuovo al mito del "diavolo nella Rete". Questo serve soltanto per giustificare il controllo di Internet, che è stato il mezzo più democratico di distribuzione delle conoscenze, il più potente ed anche quello che ha svegliato i maggiori appetiti economici e politici...e la paura di quelli che hanno paura della parola. Internet non uccide, bisognerebbe capirlo una buona volta.

Carmen Castillo
L'operatore telefonico Virgin controlla gli utenti inglesi
Esplode lo scandalo in Inghilterra dopo la pubblicazione di un articolo del Guardian

Lo avevamo
anticipato già alcuni mesi fa: in ogni cellulare potrebbe nascondersi un piccolo Grande Fratello che spia e registra tutti i nostri movimenti. Con gli attuali cellulari la precisione è di qualche centinaio di metri, che già è sufficiente a fornire informazioni precise sui nostri movimenti. Con la prossima terza generazione di telefonini la precisione sarà di pochi metri e il nostro cellulare diventerà qualcosa che comincia davvero a rassomigliare all'occhio del Grande Fratello. Avevamo anche segnalato che il problema era particolarmente grave in Inghilterra, dove le possibilità offerte dalla tecnologia andavano ad unirsi alle possibilità d'indagine, al di fuori del controllo giudiziario, offerte dal RIP Act, il complesso di norme che già da tempo hanno esteso il potere delle autorità investigative. Formando una miscela esplosiva per il diritto alla privacy degli utenti.
Non è un caso, quindi, che lo scandalo sia scoppiato proprio in Inghilterra con
un articolo del Guardian. Il quotidiano inglese accusa l'operatore telefonico Virgin di registrare e conservare i dati sugli accessi alla rete dei propri utenti. Da questi dati si potrebbero ricostruire con preoccupante precisione tutti i movimenti e le abitudini degli utenti. E se qualcuno pensa che i dirigenti Virgin siano arrossiti di vergogna si sbaglia di grosso. Virgin ha sostanzialmente detto: "Si, lo facciamo dal 1999 e non abbiamo nessuna intenzione di distruggere le registrazioni. E allora?". Un'arroganza e un disprezzo per i diritti civili che lasciano di stucco. Anche Vodafone, altro operatore inglese, conserva i dati, ma solo per un anno. Altri operatori non hanno voluto dire niente. La giustificazione ormai suona come una musica scontata: gli attentati, la necessità di sicurezza, la necessità di controllo indiscriminato, la sorveglianza innanzi tutto. E' incredibile come sembri sovvertito il più basilare principio del diritto, secondo il quale tutti sono innocenti, fino a prova contraria. Sembra stia passando il principio esattamente opposto: tutti sono possibili colpevoli, tutti devono essere sorvegliati e gli innocenti non si preoccupino se non hanno niente da nascondere: tipico ragionamento da Stato di Polizia.
La paura fa aumentare e-mail ed e-commerce

La paura che si vive in questi giorni per gli attacchi bioterroristi sta provocando una caduta verticale dell'uso della posta tradizionale, non solo negli USA, ma anche nel resto del mondo. In compenso, la posta elettronica ha avuto una grande crescita
A titolo di esempio, possiamo dire che solo negli Stati Uniti e solo attraverso AOL (America On Line) sono state inviate 280 milioni di e-mail in un solo giorno di settembre, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa ANSA.
Un altro effetto inatteso è un sonsiderevole aumento del commercio elettronico. In un solo mese, negli USA, le vendite online sono aumentate del 17%. La paura di affrontare il pericolo che si potrebbe correre andando in un luogo pubblico è più grande della paura per una frode con la carta di credito. Sono aumentate le vendite in Internet in quasi tutti i settori, tranne ovviamente nel settore turistico e dei viaggi.
Si spera che nelle prossime festività ci possa essere un aumento di più del 30% nelle vendite online, visto che, secondo Forrester, i consumatori che hanno paura di volare preferiranno inviare i regali ai loro familiari invece di portarli personalmente.
A causa del timore per gli attacchi bioterroristi, l'Associazione di Tennis Professionale ha sospeso la consegna di corrispondenza ai tennisti. Ugualmente, la NBA (Associazione di pallacanestro americana) e la NFL (Associazione del football americano) hanno chiesto alle squadre di essere molto prudenti con le lettere che arrivano agli idoli dello sport.
Molti giornali fanno rigorosi controlli di tutti i pacchi e di tutte le lettere spedite per posta e un giornale dell'Arizona ha direttamente chiesto ai propri lettori di comunicare con il giornale solo attraverso la posta elettronica.Qualcosa di simile a quello che il presidente Bush ha fatto quando ha sollecitato cittadini e politici ad usare soltanto le e-mail.

Luciano Sposari
Carta igienica con la faccia di Bin Laden

Sembra che agli Stati Uniti non basti bombardare l'Afghanistan, dove si pensa che sia nascosoto Bin Laden.Adesso si sta diffondendo la moda di utilizzare carta igiencia che porta impressa l'immagine del supposto terrorista sospettato per gli attentati di New York.
Due uomini di Detroit, che per paura restano nell'anonimato, hanno creato, oltre alla carta igienica, molti altri prodotti che alludono a Bin Laden e li commercializzano in un
sito web: tazze da caffè, magliette e poster con la scritta "Tempo scaduto! Hai perso!" impressa sotto la foto del terrorista incorniciata in un bersaglio. Ma certamente è stato il suddetto articolo di igiene personale quello che ha causato la maggior sensazione e, presumibilmente, anche i maggiori incassi.
Secondo la rivista
Forbes, quest'iniziativa ha avuto molto successo e i creatori del sito hanno guadagnato, nella prima settimana, fra i 30.000 e i 40.000 dollari Nel suo primo giorno di esistenza in Rete, il sito è stato incluso nella lista dei favoriti del motore di ricerca Google ed hanno avuto 50.000 visite, diventate poi 300.000 al giorno.
Va le la pena di sottolineare che utilizzare la faccia di Bin Laden per l'igiene personale non è esattamante economico, visto che un pacco di carta igienica, contenente due rotoli, costa ben 12 dollari (quasi 25.000 lire). Molti, infatti, non la usano per lo scopo originario, ma la mettono nel living per mostrarla agli amici in visita.
Ma non tutto è andato bene ai creatori di quest'attività commerciale, visto che hanno ricevuto messaggi che, ad esempio, dicevano:" Le sembra correto riempirsi di soldi a spese di mio fratello morto?". Per evitare problemi ulteriori, i creatori della carta igienica hanno deciso di donare il 20% degli incassi ai familiari delle vittime degli attentati.
Ora si è in attesa della risposta di Bin Laden, che potrebbe decidere, chissà, di tappare le cloache per rendere inefficiente l'improbabile carta igienica

Luciano Sposari
PuntoNet compie un anno


PuntoNet compie un anno: il 7 ottobre del 2000 usciva il primo numero e da allora sono usciti, puntualmente ogni sabato, 54 numeri. Attualmente registriamo dalle 50.000 alle 60.000 pagine visitate ogni mese e questo testimonia il crescente e lusinghiero successo della nostra iniziativa.

Avevamo cominciato in un momento non certo buono per Internet: il rumore della new economy che stava crollando era forte e stava terminando l'illusione di una crescita senza fine dell'economia. Da un eccesso all'altro, alcuni già cominciavano a sentenziare la fine di Internet solo perché finivano le puntocom. Noi sapevamo che non era così: Internet non sarebbe affatto finita e proprio per dare corpo a questa fiducia abbiamo messo in piedi PuntoNet. I fatti ci hanno dato ragione: Internet è qui, noi siamo qui e i nostri lettori sono qui.

Ma sapevamo che l'esperienza negativa della new economy, la fine dei tempi pionieristici della Rete, i tanti nuovi utenti che arrivavano alla rete, l'invadenza del commercio elettronico, la politica della ICANN, erano altrettanti fattori che rendevano assolutamente necessario un modo nuovo e più profondo di guardare ad Internet. Per questo abbiamo dato al nostro periodico un taglio critico e abbiamo sempre cercato di essere un'occasione di riflessione per i nostri lettori. Non abbiamo soluzioni: proponiamo soltanto elementi di riflessione e discussione al di là delle immediate apparenze.

Quando si arriva ad un anno è opportuna una verifica del lavoro svolto. Abbiamo, infatti, guardato indietro a quello che avevamo scritto nei mesi scorsi e ci siamo chiesti se, alla luce dei fatti successivi, avevamo visto giusto e se eravamo riusciti ad individuare i punti critici dell'evoluzione di Internet. Riconsiderando il lavoro svolto, dobbiamo dire che siamo pienamente soddisfatti: siamo sempre riusciti a sollecitare l'attenzione sui problemi centrali e decisivi della Rete, quelli che ne determinano i cambiamenti più profondi e significativi.

La sorte ha voluto che questo anniversario capitasse in un momento ancora più critico per Internet, rispetto a quello di un anno fa quando siamo nati. Allora era la caduta della new economy a minacciare Internet. Oggi sono fatti ben più gravi che minacciano direttamente la sua natura più profonda: nel clima successivo agli attentati in America, si sta producendo un attacco all'anima stessa della Rete, alla sua anima libertaria, di libera espressione e di libero esercizio dei diritti civili.

In nome della sicurezza, si vuole costringere la Rete dentro la gabbia di un'asfissiante sorveglianza elettronica. Ovviamente capiamo che il trauma degli attentati è forte. Ma queste restrizioni possono soffocare Internet o, per lo meno, possono soffocare il suo più significativo aspetto di libera collettività. Questa perdita sarebbe un danno grave e di Internet non rimarrebbe che una grande, luccicante, vetrina, senz'anima, senza significato e anche molto noiosa.

Noi continueremo il nostro progetto, rifletteremo e cercheremo di far riflettere anche su questo nuovo pericolo, nella certezza che ci sono ancora ampi margini per salvaguardare l'umanità della Rete.

Giuseppe Laurenza