| sabato 3 febbraio 2001!______ __ __ ____ __ __ ____ _ __numero arretrato |
| Su questo numero:
I dati personali sui bambini venduti al Pentagono? Amazon
sempre piu' giu'. Ma mi faccia il piacere! Il millennio
in sordina e la bolla mezza sgonfia, di Giancarlo
Livraghi. Arriva il volks-computer. Tutti in fila per la
Ferrari. Aggiornamenti al 7 febbraio: 4 febbraio: Colpo grosso degli hackers: rubati i dati dei vip di Davos 7 febbraio: Sant'Isidoro patrono di internet? 7 febbraio: eToys chiude. |
| Se confermato, si profila uno dei
piu' gravi scandali dell'anno. I dati personali sui bambini venduti al Pentagono? Qualche giorno fa si e' scoperto che la societa' N2H2, produttrice di uno dei tanti software di protezione per impedire ai bambini di accedere a siti sconvenienti, raccoglieva i loro dati personali per rivenderli. Ora si scopre a chi: nientemeno che al Pentagono. Per farne cosa? Negli Stati Uniti, per legge, in tutti i luoghi pubblici (scuole, biblioteche, enti pubblici) in cui e' possibile che minori accedano ad internet, e' obbligatorio avere un software che impedisca loro di accedere a siti sconvenienti. Da qui la grande diffusione di programmi di questo tipo. Ma accade che societa' senza scrupoli ne approfittino. E si e' scoperto, qualche giorno fa, che la N2H2, una delle piu' grandi del settore, raccoglieva attraverso il suo programma di protezione Bess, i dati personali dei bambini. I dati grezzi raccolti da Bess venivano aggregati nel database ClassClick per essere venduti. Conoscere i comportamenti online di grandi gruppi di utenti e' una delle cose piu' preziose per scopi di marketing. Si pensava di essere di fronte a uno dei tanti casi di violazione della privacy e di commercio senza scrupoli, di cui le cronache americane sono piene. Negli Stati Uniti, infatti, esiste un pericoloso vuoto legislativo per quanto riguarda il diritto alla privacy degli utenti. Invece ecco il clamoroso colpo di scena: i dati sui bambini sarebbero venduti al Pentagono, il Ministero della Difesa americano.Per farne che cosa? Nessuno per ora lo sa. E proprio per saperlo EPIC (Electronic Privacy Information Center), la potente organizzazione americana per la difesa della privacy e dei diritti civili, ha inviato una richiesta urgente di chiarimento al Pentagono, in base al FOIA (Freedom Of Information Act). Naturalmente la cautela e' d'obbligo in casi come questo e lo stesso Marc Rotenberg, direttore di Epic, dice: "Senza anticipare troppo le conclusioni, questo potrebbe rivelarsi come uno dei piu' grossi casi dell'anno di violazione dei diritti". Ma intanto una cosa e' chiara: quelli che dovrebbero difendere i bambini, li considerano quasi come topi da laboratorio per sperimentare le tecniche di marketing. Resta solo da vedere chi ne trae giovamento e perche'. |
| Amazon sempre piu' giu' Continua inarrestabile il declino di una delle imprese simbolo della bluff economy: 545 milioni di dollari di perdite nell'ultimo trimestre e 1300 licenziamenti in vista Eppure era, fino a poco tempo fa, quasi l'impresa simbolo dell'esplosione della new economy. Certo da tempo molti si chiedevano quale fosse il senso di un'impresa che continuava a perdere fiumi di dollari senza guadagnarne neppure uno. Abbagliati dai 30 milioni di accessi annuali, Jeff Bezos, fondatore e capo di Amazon, continuava a far leva sulla fede (quasi mistica) degli investitori: "i guadagni arriveranno". E ha sempre trovato gente disposta a credere. Ora la crisi economica americana sta rendendo i margini di credibilita' sempre piu' stretti. E anche in questo periodo di tramonto della prima fase "esplosiva" e "gonfiata" della new economy, Amazon continua ad essere un simbolo: il simbolo della decadenza di tanti progetti faraonici con i piedi argilla, dell'illusione del tutto e molto e subito. Nell'ultimo trimestre ha perso 545 milioni di dollari. Mentre nell'equivalente trimestre dell'anno precedente aveva perso "solo" 323 milioni di dollari. Nel corso dell'anno scorso le sue azioni hanno perso il 70% del valore, nonostante sia uno dei siti piu' visitati di Internet E naturalmente, quando l'acqua arriva alla gola, butta fuori, tanto per cominciare, 1300 impiegati nel tentativo di ridurre le spese drasticamente. Nella speranza, sempre piu' sottile, di poter contare su una ulteriore boccata di ossigeno. E come e' ormai costume consolidato nella bluff economy, si continuano a usare i verbi al futuro: faremo, diremo, ridurremo, guadagneremo, bene o male vivremo. In bocca al lupo, Jeff! In fondo vendere libri e' uno dei mestieri piu' nobili che esistano e ci dispiace sempre che una libreria chiuda, sia essa la piccolissima libreria all'angolo o la grandissima e stratosferica Amazon. Giuseppe Laurenza |
Ma mi faccia il piacere!
(*) Doug Miller, manager della Microsoft, sentenzia la morte, entro l'anno, delle imprese che si occupano di Linux. Perche', a suo dire, non e' adatto ad impieghi aziendali Certo che ci vuole proprio una bella faccia tosta! Nemmeno una settimana dopo aver collezionato una serie di disastri, di cui si vergognerebbe perfino un piccolo ISP di provincia. Pochi giorni dopo aver trasferito i suoi server DNS su server di un'altra impresa (che usa Linux!). Tenendo conto che lei stessa produce software per DNS (che ci vende a caro prezzo) ma del quale per prima non si fida. Tenendo conto che produce (e ci vende a caro prezzo) un sistema operativo che conta 64K bugs. Tenendo conto di tutto questo, la Microsoft manda un suo alto manager a dirci che Linux entro l'anno finira' perche' non vale niente e perche' ha problemi d sicurezza? Sembra incredibile eppure e' proprio cosi'! L'ineffabile Doug Miller, manager della Microsoft, ha detto che le imprese che si occupano di Linux chiuderanno entro l'anno. Perche', secondo lui, nel nuovo kernel non ci sarebbero le caratteristiche richieste da un uso aziendale. E continua dicendo che i problemi di sicurezza di Linux (si, un manager Microsoft ha proprio detto cosi'!) consiglierebbero di non usarlo per niente! E ovviamente l'ineffabile manager arriva alla conclusione che nel software gratuito non c'e' nessun valore. Verrebbe voglia di farsi semplicemente una risata e passare oltre, se non fosse per il fatto che il dibattito sul software "open source" sia una cosa serissima e che, tra l'altro, non puo' ridursi semplicemente ad un conflitto fra Linux e Windows. Sono due filosofie diverse di concepire la produzione intellettuale Per le imprese che lo producono, il software e' un "prodotto" come tanti altri. E quindi ha un prezzo e un valore. Un valore, si badi bene, che non e' obiettivo, ma che e' determinato esclusivamente dalla richiesta del mercato. In altre parole e' perfettamente inutile andare a dire alla Microsoft che Windows fa schifo: vi risponderanno sempre che la gente lo compra. Per loro non hanno valore le critiche degli esperti: hanno valore i risultati di mercato. Per questo nello sviluppo del loro software ha l'ultima parola la sezione marketing e non la sezione tecnica. La filosofia dell'open source guarda invece alla produzione intellettuale complessiva come patrimonio di tutti. Per questo non si nasconde il software. Anzi! Perche' nascondere se quello che io ho scritto puo' servire come base di partenza ad un altro per produrre un arricchimento di tutti? E anche mio? Come si vede, anche solo con qualche accenno, non e' un dibattito semplice: non sono due ipotesi assurde. Sono due ipotesi che hanno entrambe una loro legittimita'. E che hanno entrambe prodotto risultati importanti. Per questo il dibattito sull'open source non va affrontato con slogan e luoghi comuni, ma con serieta' e senza pregiudizi. (*) Nota per i non italiani: Tipica frase di Toto', famoso comico italiano, con la quale apostrofava spacconi, smargiassi, spanizzi e venditori di fumo, con i quali nemmeno valeva la pena di discutere. |
| Il millennio in sordina e
la bolla mezza sgonfia di Giancarlo Livraghi Comera fin troppo facile prevedere il nuovo millennio è cominciato con poco rumore e con poche novità. Per fortuna... nessuna previsione millenaristica, nessuna attesa di eventi e portenti. Perché i profeti di mirabilia o di sventura avevano esaurito le cartucce; e perché è un po troppo rischioso, per chi si diletta di profezie, avere una verifica a così breve scadenza. Vi ricordate il millenium bug? Si fece un improvviso, catastrofico rumore su un problema che era noto da quarantanni. Sembrava che alla mezzanotte del 31 dicembre 1999 si dovessero bloccare tutti i computer, andare in marasma tutte le organizzazioni pubbliche e private. A mezzogiorno si sapeva già che non era successa alcuna catastrofe agli antipodi e il mondo continuava. Non se ne parla più... ma il problema non è risolto; il bug potrebbe rispuntare fra trentanni. Alla fine del 2000 cè stato un tentativo di rinnovare lallarme. I giornali hanno pubblicato una notizia attribuita (nientemeno) allFBI secondo cui una pletora di virus programmati a tempo avrebbe scatenato linferno allinizio del nuovo anno. Poco dopo... di quel presunto problema si sono perse le tracce. Lanno si è chiuso con un rimbombo di campane a morto per la new economy. Si sono tirate le somme delle oscillazioni in borsa e si è scoperto che i miracolosi titoli tecnologici erano scesi molto. Ci sono azioni comprate a cento lire che ora ne valgono una - ed è improbabile che si riprendano. La lotteria in cui vincono tutti non cè mai stata. Non è risultata vincente neppure la scommessa ne compro dieci a caso e almeno uno ce la farà. Che bello sarebbe se la bolla fosse scoppiata davvero, se i giochi selvaggi si fossero definitivamente suicidati, se finalmente si ricominciasse da zero andando a finanziare quelle imprese che, magari meno velocemente, hanno reali capacità di sviluppo. Ma purtroppo non ci siamo - o non ancora. Continua a imperversare quella vecchissima pseudo-economia della speculazione che aveva sconvolto i mercati finanziari duecento anni fa e tante altre volte dopo. Corre voce che alcuni dei grandi portali in Italia stiano per chiudere. Per quanto ne so, non è vero. Ma un ripensamento è inevitabile: troppo si è fatto in fretta e furia (quindi male) aspettando un ritorno immediato che non cè. Voci meno rumorose, ma più precise, dicono cose che potrebbero aprire orizzonti meno bizzarri. Si comincia a diffondere la percezione che linnovazione tecnologica devessere governata, che la corsa allinnovazione inutile deve finire, che non esiste un tempo internet: in rete come in ogni altra cosa della vita un mese è un mese, un anno è un anno, e le cose fatte con il tempo che ci vuole sono molto meglio di una proliferazione di gattini ciechi. (Vedi a questo proposito Elogio della lentezza ed Elogio della semplicita' ). Intanto... due notizie ci sono, anche se sembrano essere sfuggite allattenzione generale nellorgia numerica che ci circonda. Alla fine del 2000 il numero di host internet nel mondo ha superato i 100 milioni. Questa potrebbe essere solo una curiosità statistica se non fosse la conferma di una crescita che non ha nulla di esponenziale ma continua con un ritmo veloce e (anche nei paesi più avanzati) è ancora molto lontana da un livello di saturazione. Cè un dato che ci interessa più da vicino. Il numero di host in Italia ha superato il milione. Non è solo un traguardo numerico, che come tale potrebbe non essere interessante. È un cambiamento di tendenza. Nellottobre 2000 avevo corso un rischio calcolato, proponendo analisi e statistiche di cui allora avevo (proprio per lItalia) una documentazione solo parziale. Nei mesi successivi sono arrivate le conferme. Cè davvero un cambiamento di tendenza; la rete in Italia ha avuto uno sviluppo quantitativo fra il 1999 e il 2000 decisamente più veloce che negli anni precedenti. Ora siamo, per la prima volta, in una situazione simile a quella della Francia o della Germania (anche se ancora lontani dalla Gran Bretagna, dallOlanda e dai paesi scandinavi). La domanda fondamentale è semplice: ora che la quantità comincia a esserci, come riempirla di qualità? La risposta non è facile; ma il proposito per il nuovo anno (e per gli anni a venire) dovrebbe essere soprattutto questo. (*) Per gentile concessione di Giancarlo Livraghi, autore, fra l'altro, del recente libro La coltivazione dell'internet |
| Arriva il volks-computer Un'interessante iniziativa del governo brasiliano Il governo brasiliano ha approvato il lancio di un "computer popolare", il cui prezzo oscillera' fra i 200 e i 250 dollari. Questo apparato avra' una potenza che assomiglia a quella di un pentium e sara' equipaggiato con il sistema operativo Linux, che notoriamente e' gratis. Potra' contare anche su un modem di 56K, una scheda di rete di tipo Ethernet e chips per salvare i dati al posto del disco rigido. Potra' contare inoltre su suono, mouse, tastiera e una porta di comunicazione per istallare una stampante. Il governo stimolera' la produzione su scala industriale di questo PC, che ha come principale obiettivo la universalizzazione dell'accesso a Internet. Il prototipo del computer e' stato sviluppato da ricercatori dell'Universita' Federale di Minas Gerais su richiesta del ministro delle Comunicazioni, Jose' Pimenta da Veiga. Luciano Sposari |
Tutti in fila per la
Ferrari Sul web la presentazione della nuova monoposto del 2001; ed e' subito ressa a scaricare la foto. Presentazione sul web per la nuova Ferrari 2001 che correra' il prossimo Mondiale.E subito si scatenano gli appassionati ansiosi di ammirare la nuova rossa. Más de 100 millones de usuarios invadieron los sitios para descargar fotos de la Ferrari 2001, che e' stata lanciata lo scorso lunedi' e che ha subito innescato un grande successo sui media. Questa nuova "rossa" portera' il numero 1, perche' la scuderia italiana ha ottenuto il titolo mondiale nella scorsa stagione, avendo alla guida il pilota tedesco Michael Schumacher. Links: Sito ufficiale della Ferrari Sitio creado para el lanzamiento del nuevo auto Para descargar foto Luciano Sposari |
| aggiornamenti |
| 4 febbraio | Colpo grosso degli hackers: rubati i dati dei vip di Davos: Forse per disattenzione dei responsabili della sicurezza informatica, o forse per particolare bravura degli hackers, o forse perche' tanta concentrazione di vip era un'occasione troppo gustosa per lasciarsela sfuggire. Certo e' che il colpo messo a segno a Davos, Svizzera, nel corso del recente Forum Economico, e' di quelli che fanno davvero molto rumore. Hackers anti-globalizzazione sono riusciti a sottrarre i dati personali di moltissimi dei partecipanti, fra cui Bill Clinton, Bill Gates, Yasser Arafat, Yoshiro Mori, primo ministro giapponese, Jean Marie Messier della Vivendi e tanti altri. E per aggiungere al danno anche la beffa, hanno inviato al quotidiano svizzero Sonntags Zeitung un dischetto contenente quanto avevano sottratto: nomi, indirizzi, numeri di cellulare, numeri di carte di credito dei vip, etc. Ora gli imbarazzatissimi organizzatori del Forum, accusati tra l'altro di aver tentato di nascondere l'accaduto, avvertiranno personalmente i 1400 partecipanti, per mettere riparo a quella che certamente e' assai vicina alla "rapina informatica" dell'anno. |
| 7 febbraio | Sant'Isidoro patrono di internet?
Secondo quanto riferisce l'agenzia Reuters, il Papa avrebbe
scelto Sant'Isidoro di Siviglia come patrono di internet
e dei programmatori. L'agenzia riporta una non meglio
precisata "fonte vicina al Vaticano". I suoi
meriti sarebbero quelli di aver scritto nel VII secolo
una grande opera che parlava un po' di tutto: arte,
medicina, letteratura, agricoltura, guerra, lavori
domestici. Insomma un precursore dei contenuti della
rete. Da molto tempo si e' alla ricerca di un patrono per internet e, di volta in volta, sono state fatte varie ipotesi, ma nessuna ufficiale fino ad ora. In passato si era parlato di San Pedro Regalado, Santa Tecla, San Paolo, San Gabriele Arcangelo. In buona posizione sarebbe anche Sant'Antonio da Padova con una motivazione curiosa: perche' lo invochiamo per rintracciare oggetti perduti. Si fara' riferimento al fastioso "Error 404 not found" che ogni tanto incontriamo in rete? Adesso, con Sant'Isidoro, sembra che sia la volta buona: finalmente sapremo a chi votarci prima di iniziare a navigare in rete. |
| 7 febbraio | eToys chiude. Si spegne tristemente un'altro bagliore della new economy. Ormai e' ufficiale: il 6 aprile chiude i battenti eToys, il famoso sito di vendita di giocattoli su internet. E ovviamente licenzia i 293 impiegati che erano rimasti. Ma forse non avranno nemmeno i soldi per arrivare al 31 marzo. All'inizio del mese aveva gia' chiuso in Europa e ora chiude definitivamente anche negli Usa. |