| n° 68 sabato 2 marzo 2002 | numero arretrato |
|
| E' online la terza parte del tutorial Come costruire una rete e condividere un accesso ad internet |
| Dopo la musica, il cinema? Le nuove tecnologie potrebbero favorire lo scambio in Internet di materiale cinematografico. Dopo Napster, Filmster. Il timore c'è da tempo, almeno da quando è esploso il caso Napster, che ha portato in primo piano il problema dello scambio gratuito della musica online. Fra gli operatori del settore cinematografico c'è il timore che, dopo la musica, saranno i film ad essere scambiati gratuitamente attraverso Internet, con gli stessi metodi con cui oggi circolano liberamente i file musicali di tutti i tipi. Lo scambio gratuito di materiale protetto da copyright ha già messo in crisi l'industria discografica. La prossima vittima potrebbe essere l'industria cinematografica. Specialmente se avrà la stessa testardaggine e miopia di quella della musica. Per ora il fenomeno dello scambio di film è molto limitato. I file sono enormi e le linee sono troppo lente per scaricarli in tempi ragionevoli. Inoltre, per molti appassionati del cinema, la visione sui modesti schermi dei computer è insoddisfacente. Un film, in fondo, è fatto per essere visto su uno schermo grande e già vederlo in televisione è una forzatura inaccettabile. Ma le cose potrebbero cambiare rapidamente, ed è questo che preoccupa l'industria cinematografica. La tecnologia avanza molto rapidamente e quello che si vedeva male ieri potrebbe vedersi sufficientemente bene domani. Ma il pericolo vero è la banda larga. Per ora le linee DSL non sono molto diffuse e raggiungono solo una percentuale modesta degli utenti di Internet. Ma anche qui le cose cambieranno velocemente e le linee DSL sono sufficientemente veloci per scaricare film in tempi ampiamente ragionevoli. Il pericolo quindi è dietro l'angolo. L'industria cinematografica s'interroga sul che fare. La lezione di Napster ha ampiamente dimostrato che una difesa miope del vecchio concetto del diritto d'autore, anche se confortata da una vittoria legale, non risolve il problema: morto un Napster, è facilissimo farne cento altri, addirittura più efficienti. Come sosteniamo da tempo, occorre ripensare la strategia, per ora perdente, della difesa cieca e brutale del copyright. Ci vuole una strategia nuova, che tenga conto della realtà attuale. Si deve smettere di pensare che il popolo della Rete sia un popolo di pirati sempre in cerca di materiale protetto da rubare. Se un prodotto è realmente valido, costa ragionevolmente ed è facilmente disponibile senza assurde, fastidiose e ridicole protezioni, anche i "pirati" della Rete potrebbero cominciare a pensare che tutto sommato vale la pena di mettere la mano in tasca. Con enormi vantaggi per tutti. Giuseppe Laurenza |
| I
sultani dei bit Forbes ha pubblicato l'annuale lista degli uomini più ricchi del mondo: Bill Gates ancora saldamente al primo posto, ma tengono bene anche gli altri uomini d'oro dell'informatica. Con puntigliosa pignoleria contabile, gli analisti di Forbes hanno calcolato che Bill Gates ha guadagnato, in media, 62 centesimi di dollaro al secondo, da quando è stata fondata la Microsoft. E secondo dopo secondo, anno dopo anno, ha messo insieme una fortuna tanto grande da far sembrare dei "poveracci" i mitici emiri del petrolio. Nessuna sorpresa, quindi, se anche quest'anno Bill Gates è al primo posto della lista di Forbes degli uomini più ricchi del mondo. D'altronde, a questa invidiabile posizione il fondatore di Microsoft è abituato da molti anni. La prima posizione gli è sfuggita solo nel 1997, arrivato secondo dopo Bolkiah Hassanal, sultano del Brunei. Tuttavia, il vento della crisi economica ha soffiato anche sui forzieri dell'uomo più ricco del mondo, portandosi via un abbondante 10% di ricchezza. L'anno precedente Forbes assegnava a Bill Gates 58.700 milioni di dollari, mentre quest'anno assegna "soltanto" 52.800 milioni di dollari. Anche se il calo è consistente, non crediamo proprio che zio Bill si debba preoccupare di fare economie. Paul Allen, co-fondatore di Microsoft, l'anno scorso era terzo in classifica con 30.400 milioni di dollari, ma quest'anno è passato al quarto posto con 25.200 milioni di dollari. Steve Ballmer, CEO di Microsoft, occupa quest'anno la quindicesima posizione nella lista con la "modesta" cifra di 14.800 milioni di dollari, mentre l'anno scorso era tredicesimo con 16.000 milioni di dollari. Ma si sa che il vulcanico Steve, in fondo, è solo un impiegato, sia pur di lusso. Anche per gli altri "uomini d'oro" dell'informatica sono tempi duri (molto relativamente!). Larry Ellison, fondatore di Oracle, passa dalla quarta posizione dell'anno scorso, con 26.000 milioni di dollari, alla quinta posizione di quest'anno con 23.500 milioni di dollari. Alcuni vengono addirittura "declassati" da "bimillionaire" a semplici e banali "millionaire". Questa "gogna finanziaria" tocca, per esempio, a Scott McNealy, CEO di Sun, che passa dai 1700 milioni di dollari dell'anno scorso ai 760 di quest'anno. Brutalmente e impietosamente declassato perfino Steve Case, CEO del gigante AOL Time Warner: 760 milioni di dollari quest'anno, mentre l'anno scorso, con 1.800, poteva ancora vantarsi di essere "bimillionaire". Escono a testa bassa dall'olimpo dorato dei "bimillionaire" anche David Filo e Jerry Yang, il Gatto e la Volpe di Yahoo. L'anno scorso 1000 milioni di dollari tondi per ciascuno dei due: quest'anno 735 e 730, rispettivamente. In contro tendenza soltanto Michael Dell che, come è noto, è l'unica persona al mondo che ancora riesca a vendere computer: con un bel balzo passa dalla 27esima posizione dell'anno scorso, con 10.500 milioni di dollari, alla 18esima di quest'anno con 11.100 milioni di dollari. In definitiva, come si può facilmente vedere, l'informatica è ancora la vera gallina dalle uova d'oro dell'economia mondiale e nonostante qualche battuta d'arresto, è presumibile che lo sarà ancora per molti anni. Carmen Castillo |
| Il ritorno di Captain
Crunch Torna sulla scena il leggendario phreaker di telefoni degli anni '70, indiscusso capostipite di tutti gli hacker. Ma dall'altra parte della barricata. Si chiama John Draper, ma è famosissimo come "Captain Crunch". In italiano si potrebbe tradurre come "Capitan Sgranocchia", ma a dispetto del nome ridicolo ha fatto tremare le compagnie telefoniche americane agli inizi degli anni '70 con un incredibile marchingegno. Aveva scoperto che un fischietto di plastica, regalato nella scatola di cereali da colazione di una popolarissima marca americana, emetteva un sibilo da 2600 Hz, che era in grado di sbloccare la rete telefonica di AT&T. Risultato: si potevano fare tutte le telefonate gratis che si voleva. Erano i tempi favolosi in cui iniziava la grande avventura dell'informatica, quando Bill Gates, Steve Jobs e Steve Wozniak erano ancora poco più che ragazzini, ancora in cerca di un ruolo. Ma lui, Captain Crunch, lo aveva già trovato. Basandosi sull'incredibile scoperta aveva costruito la mitica BlueBox, un marchingegno per fare telefonate gratis. Intorno alla figura del mitico capitano sono fiorite le più incredibili leggende. Sembra che addirittura abbia venduto la BlueBox a Wozniak e Jobs, o forse a Bill Gates. Gli affari li conduceva nella sua stanza alla Berkeley University, dove andavano a cercarlo i futuri fondatori dell'informatica di massa. Si favoleggia che una notte, in preda al pentimento, abbia addirittura telefonato al Vaticano perché voleva confessarsi con il Papa. Agli altri le cose sono andate bene e adesso sono tutti miliardari, come si vede nel nostro articolo in questo stesso numero. A Captain Crunch le cose, invece, sono andate male. Prima è stato in galera, poi ha girato il mondo facendo vari mestieri. Qualche anno fa la decisione di mettere su un'azienda di consulenza per la sicurezza, con la speranza di sfruttare, questa volta a fin di bene, la sua leggendaria fama. Adesso ha 58 anni e la nuova CrunchBox è un sistema, basato sul Pentium III, in grado di cogliere gli hacker con le mani nel sacco. E' stata presentata, la settimana scorsa, alla conferenza della RSA e il mitico capitano spera di venderla, facendo finalmente quei buoni affari che altri hanno già fatto da tempo. Auguri, Captain Crunch! In fondo gli altri che sono diventati pluri-miliardari non hanno molti meriti in più. Luciano Sposari |
Internet a gennaio: più
navigatori che compratori. Nel primo mese dell'anno cresce l'uso della rete, ma calano le vendite online Passate le feste natalizie, il Popolo della Rete torna alle antiche abitudini, che forse sono quelle più congeniali. Uno studio diffuso da NetRatings rileva che nel mese di gennaio è cresciuta di molto la navigazione in Rete, mentre sono calati sensibilmente gli acquisti online. Questo fatto era ampiamente prevedibile: le feste hanno svuotato i portafogli e gennaio è il mese dei risparmi. Con pochi soldi da spendere, non resta altro da fare che girovagare in Internet. E infatti in gennaio gli utenti sono stati più tempo online, hanno visto più pagine e sono entrati online più spesso di quanto abbiano fatto a dicembre. Il tempo medio passato online a gennaio è stato di 10 ore, il 10,26% in più rispetto a dicembre. Sono stati visitati in media 47 diversi domini nel primo mese dell'anno, con un incremento del 9% rispetto a dicembre. Gli utenti hanno abbandonato i siti di vendite online per tornare ad affollare i grandi portali e i motori di ricerca. Da un lato, Yahoo ha visto una crescita del 3,58% delle visite e Google del 13,42%. Dall'altro lato, Amazon ha avuto una caduta del 4,26%. A gennaio, in media, gli utenti hanno passato un'ora e diciotto minuti su Yahoo e solo 12 minuti su Amazon. Fa eccezione il solito Ebay: crescita dell'1,9% e permanenza media di un'ora e 35 minuti. Le aste online continuano ad attirare visitatori in cerca dell'affare vantaggioso. Un bel salto lo ha fatto il portale Wanadoo, con un incremento delle visite del 13,1%. Complessivamente, nel mese di gennaio il popolo della Rete dovrebbe essere arrivato a più di 260 milioni, 6 milioni in più rispetto a dicembre. Il maggior contributo a questo incremento, sembra che venga dall'Inghilterra, favorito da una caduta dei prezzi e da una maggior disponibilità di tariffe fisse. |