| n° 79 sabato 1 giugno 2002 | numero arretrato |
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| E' online la terza parte del tutorial Come costruire una rete e condividere un accesso ad internet |
| Il gioco online: un altro miraggio
della Rete? Molti ritengono che il gioco online sia l'unico vero grande affare del futuro. Ma non mancano i dubbi. Si supponeva che Internet dovesse avvicinarci per conoscerci e scambiare idee. Adesso ci viene offerta, sempre più spesso, l'opportunità di ammazzarci a vicenda in Rete in improbabili mondi virtuali, in cui l'utente si trasforma in un mostro sanguinario il cui unico scopo è quello di ammazzare un altro utente, ugualmente mostruoso e ugualmente sanguinario. La prospettiva offerta dalla grande diffusione dei videogiochi in Rete è certamente più sanguinaria e molto meno romantica. Ma al momento molti ritengono che i videogiochi siano l'unico affare possibile in Rete, che piaccia o non piaccia. Davvero in futuro passeremo il nostro tempo davanti a un computer cercando di ammazzare un altro utente che nemmeno conosciamo? O è un altro miraggio nel deserto di idee giuste per fare buoni affari in Internet? Come segnala Nielsen NetRatings, almeno un quarto di tutti gli utenti della Rete ha visitato, in aprile, un sito di video giochi online. Questo è abbastanza per giustificare gli entusiasmi, ma l'idea che il numero degli utenti-guerrieri possa crescere esponenzialmente è certamente un'altra grande illusione, un altro pericoloso miraggio che sembra rimandare ai tempi delle illusioni della net economy. Certamente l'industria del gioco è in crescita. E lo dimostra anche la guerra spietata fra Xbox e PlayStation, a colpi di sconti e di commercializzazione aggressiva per conquistare quote di mercato. Ma il futuro dei giochi non sembra la consolle: per molti, il futuro è il gioco online, sul Web o addirittura sui cellulari di terza o quarta generazione. Bisogna tuttavia stare molto attenti a farsi eccessive illusioni. Per amare esperienze precedenti, sappiamo che spesso il Web fa intravedere grandi prospettive che poi puntualmente non si realizzano. Dovremmo aver imparato qualcosa dalle illusioni del passato: il Web promette, ma quasi mai ha mantenuto le promesse. E perché dovrebbe essere diverso per il gioco online? Certo le aziende che stanno mettendo in piedi grandi infrastrutture per i video giochi sono molto più solide delle fragili dotcom del passato, ma anche i più ottimisti avvertono che non mancano le perplessità e i dubbi su un'effettiva esplosione del gioco online. Innanzi tutto la banda larga è il prerequisito essenziale, ma la sua diffusione non è così rapida come dovrebbe essere e questa lentezza potrebbe ripercuotersi sulla diffusione del gioco online. L'idea di pagare una sottoscrizione per giocare online, invece di acquistare un costoso CD, può anche sembrare un'idea vincente, ma bisogna essere cauti con il modello della "condivisione". Lo insegna la musica online. Con le sue decine di milioni di utenti sembrava l'affare del secolo. E invece, fino ad oggi, nessuno è stato in grado di fare soldi davvero con la musica online. Spesso il Web si comporta come uno specchio deformante e fa vedere grandi le cose che non lo sono. Ormai dovremmo saperlo. E invece persiste il vecchio vizio, la vecchia "sindrome della crescita esponenziale" che preferisce intravedere miracoli futuri per esorcizzare i problemi presenti. Ma i miracoli non ci sono, nemmeno in Internet. Giuseppe Laurenza |
| Chiusa un'azienda che
prometteva il "penis enlargment" CP Direct, azienda dell'Arizona, vendeva miracolose pillole per accrescere il volume di parti intime maschili e femminili. Sequestrati beni per un valore di 30 milioni di dollari. Ma allora c'era anche gente che ci credeva? Sembra impossibile, ma è proprio così. Almeno a giudicare dai beni che sono stati sequestrati all'azienda CP Direct, con sede a Scottsdale in Arizona, quando è stata chiusa dalle autorità americane. Un pingue conto in banca di 20 milioni di dollari, 3 milioni di dollari in cassa e poi automobili di gran lusso, fra cui Lamborghini, Ferrari, Rolls Royce e Bentley, oltre a gioielli e altri oggetti di lusso. Insomma sembra proprio che l'attività di CP Direct rendesse bene e che i gonzi disposti a credere alle sue promesse erano più di quanti si possa immaginare. CP Direct vendeva pillole miracolose che promettevano un rapido "penis enlargment" con pochi mesi di trattamento. Questo per gli uomini. Per non fare torto a nessuno, prometteva alle donne pillole altrettanto miracolose per accrescere i loro seni di un paio di taglie o più. Il costo iniziale delle pillole era di 59,99 dollari più le spese di spedizione. Per proseguire il "trattamento" occorreva spendere alti 39,99 dollari al mese. Dai libri contabili sequestrati è risultato che queste pillole miracolose costavano all'azienda solo 2,5 dollari a bottiglia. Certamente un bel guadagno, fino a quando le autorità non sono intervenute, chiudendo l'azienda, sito web compreso, e sequestrando beni per un valore complessivo di 30 milioni di dollari. Fine della festa per i tre titolari dell'azienda e fine dei sogni per uomini e donne che dovranno continuare a tenersi i loro "armamentari ridotti". Luciano Sposari |
Fuorilegge lo spam in
Europa Il Parlamento Europeo ha approvato la decisione di mettere al bando le e-mail commerciali non desiderate. Dubbi sull'efficacia del provvedimento. Il provvedimento varato dal Parlamento Europeo introduce definitivamente il principio dell'opt-in, cioè il diritto per l'utente di ricevere e-mail, SMS e altri messaggi commerciali soltanto se ha espressamente dichiarato di volerli ricevere. Tempi duri anche per i cookie, i piccoli frammenti d'informazione che molti siti registrano nei computer degli utenti a loro insaputa. Con le nuove disposizioni, i cookie non vengono aboliti, ma l'utente deve essere chiaramente informato se vengono utilizzati e per quale scopo. Anche se apprezzabili in linea di principio, queste norme creano molte perplessità al riguardo della loro effettiva efficacia. Innanzi tutto queste disposizioni non fermeranno lo spamming proveniente da paesi al di fuori dell'Europa: la gran parte delle e-mail commerciali indesiderate proviene, infatti, dagli USA. Inoltre, i professionisti dello spamming sanno bene come rendere non rintracciabile il mittente. La decisione, quindi, avrà un certo impatto soltanto sulle aziende dell'Unione Europea e probabilmente gli utenti non noteranno una decisiva diminuzione dello spamming nelle loro caselle di posta. Il provvedimento è comunque un primo passo importante verso una vera soluzione del problema. Camen Castillo |